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LA SICUREZZA INTERESSA TUTTI MA DESTRA E SINISTRA SI DIVIDONO

Attualità / Marcello Martelli / 236

 

In un tempo segnato da tensioni e incertezze, l’intesa su ciò che rende più sicura la vita delle persone non è un compromesso al ribasso, ma un segno di maturità democratica

 

 La sicurezza è un tema che attraversa la vita quotidiana di ogni cittadino. Riguarda le città e le periferie, i trasporti pubblici e le scuole, il mondo digitale e quello del lavoro. È una preoccupazione concreta, spesso alimentata da fatti di cronaca, ma anche da percezioni diffuse di fragilità e incertezza.

 Proprio per questo, la sicurezza non dovrebbe essere terreno di scontro ideologico, bensì spazio di responsabilità condivisa. Destra e sinistra, pur partendo da sensibilità diverse, hanno il dovere di trovare un’intesa comune.

Negli ultimi anni il dibattito politico ha spesso trasformato la sicurezza in un’arma retorica. Da una parte, c’è chi la riduce a una questione di ordine pubblico e repressione; dall’altra, chi tende a leggerla esclusivamente come effetto di disuguaglianze sociali e marginalità. Entrambe le visioni colgono aspetti reali, ma diventano inefficaci quando si escludono a vicenda. La sicurezza, infatti, è un fenomeno complesso che richiede risposte articolate: prevenzione e controllo, inclusione e legalità, investimenti sociali e presenza dello Stato.

Per i cittadini, poco importa quale etichetta politica accompagni una misura efficace. Ciò che conta è poter vivere in quartieri sicuri, sapere che le istituzioni sono presenti, fidarsi delle forze dell’ordine e, allo stesso tempo, non sentirsi abbandonati sul piano sociale ed educativo.

La sicurezza non è solo assenza di reati: è anche illuminazione nelle strade, trasporti affidabili, scuole che funzionano, servizi sociali capaci di intercettare il disagio prima che degeneri.

Una destra responsabile dovrebbe riconoscere che il solo irrigidimento delle pene non basta se non è accompagnato da politiche di prevenzione e reinserimento.

Una sinistra matura dovrebbe ammettere che legalità e controllo del territorio sono prerequisiti fondamentali della coesione sociale, non concetti in contraddizione con i diritti.

L’intesa possibile nasce proprio qui: nella consapevolezza che sicurezza e diritti non sono poli opposti, ma elementi che si rafforzano a vicenda. Esistono già ambiti concreti su cui costruire un terreno comune. Il rafforzamento degli organici e dei mezzi delle forze dell’ordine può convivere con investimenti seri in istruzione, politiche giovanili e rigenerazione urbana. La lotta alla criminalità organizzata richiede unità istituzionale, così come la gestione dei flussi migratori, che va affrontata con fermezza ma anche con realismo e umanità.

Anche la sicurezza digitale, sempre più centrale, impone una collaborazione trasversale, lontana da slogan e semplificazioni. Dividersi sulla sicurezza significa alimentare sfiducia e paura, lasciando ai cittadini l’impressione di una politica più interessata al consenso che alle soluzioni. Al contrario, un patto minimo tra destra e sinistra su questo tema avrebbe un valore non solo pratico, ma anche simbolico: dimostrerebbe che, davanti ai bisogni fondamentali, l’interesse generale può prevalere sulle convenienze di parte. La sicurezza è un bene comune. Difenderla richiede coraggio politico, capacità di ascolto e volontà di cooperare.

In un tempo segnato da tensioni e incertezze, l’intesa su ciò che rende più sicura la vita delle persone non è un compromesso al ribasso, ma un segno di maturità democratica.

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