Home La Rivista CRISI PROFONDA E VITE SPEZZATE NEL NOSTRO MILIEU EDUCATIVO

CRISI PROFONDA E VITE SPEZZATE NEL NOSTRO MILIEU EDUCATIVO

Scuola & Società /234

 di Mariolina Ciarnella

 

La morte di un ragazzo accoltellato in Liguria e il grave ferimento di un altro giovane a Sora, in provincia di Frosinone, non possono essere archiviati come semplici fatti di cronaca nera. Sono eventi che scuotono le coscienze e che ci obbligano, come adulti e come comunità, a interrogarci sul fallimento di un intero sistema di relazioni educative.

Ogni volta che un giovane perde la vita o viene travolto dalla violenza, non è solo un singolo individuo a cadere. Fallisce una comunità educante nel suo insieme. Fallisce quando il confronto  non viene più riconosciuto come parte fisiologica della crescita, ma si trasforma in conflitto; quando la rabbia prende il posto della parola; quando l’altro smette di essere una persona e diventa un ostacolo, un nemico, qualcuno da sopraffare e da eliminare.

Viviamo in una società che invoca continuamente il rispetto, ma che fatica enormemente a educare. Il rispetto non è un sentimento spontaneo, non nasce per caso: è una competenza educativa, che si apprende, si coltiva e si trasmette nel tempo.
Howard Gardner, nel suo lavoro sulle menti per il futuro, ci ricorda che la mente rispettosa è una condizione indispensabile per abitare la complessità del mondo contemporaneo, segnato da fragilità relazionali, tensioni sociali e crisi profonde dei legami umani. Senza rispetto non c’è convivenza, non c’è democrazia, non c’è futuro.

Eppure, continuiamo a cercare risposte semplici a problemi strutturali. Pensiamo che basti introdurre nuove discipline, nuovi progetti, nuovi interventi episodici. Ma la verità è che la Scuola da sola non può reggere questo peso. Non può contrastare, in solitudine, una cultura che spesso normalizza l’aggressività, il dominio, la svalutazione dell’altro, la spettacolarizzazione della violenza. È necessario, oggi più che mai, ricostruire un nuovo patto educativo tra Scuola, Famiglia e tutte le Agenzie Educative. Un patto fondato sulla corresponsabilità, sulla fiducia reciproca, su una chiara assunzione di ruoli. Un patto che restituisca agli adulti la responsabilità educativa che troppo spesso viene elusa o delegata.

La riflessione pedagogica ci aiuta a leggere ciò che stiamo vivendo. Negli ultimi decenni abbiamo assistito a una profonda trasformazione dei contesti educativi: la crisi dell’autorità simbolica dell’adulto, l’indebolimento della differenza generazionale, la crescente solitudine educativa degli insegnanti e, sempre più spesso, degli stessi genitori.
Riccardo Massa parlava già anni fa di crisi del milieu educativo, del tramonto di quei contesti collettivi e comunitari capaci di trasmettere valori, limiti, senso di appartenenza. In assenza di questa trama educativa, prevale l’orizzontalità dei rapporti, il gruppo dei pari diventa l’unico riferimento, mentre si spezza la dialettica intergenerazionale che rende possibile la crescita, il confronto, persino il conflitto generativo.È in questo vuoto che la violenza trova spazio. È in questa solitudine che molti giovani crescono senza strumenti simbolici per nominare il disagio, per contenere la rabbia, per riconoscere l’altro come limite e come risorsa.

Di fronte a queste tragedie, come educatrice e come cittadina, sento il dovere di affermare con chiarezza che educare alle relazioni, al rispetto, alla gestione del conflitto e alla responsabilità non è un compito accessorio, ma una priorità civile e democratica.
Non possiamo limitarci al cordoglio, ai minuti di silenzio, alle parole rituali. Il dolore va accompagnato da una presa di coscienza collettiva.

È tempo di ricostruire comunità educanti, di riaprire spazi di dialogo autentico tra adulti e giovani, di restituire all’educazione il suo ruolo trasformativo. È tempo di tornare a essere adulti capaci di presenza, di parola, di limite. Se Massa sollecita gli educatori alla conoscenza e alla trasmissione dei valori a cui si ispira la letteratura moderna, Raniero Regni ci ha proposto di recente due testi che propugnano la presa di coscienza del concetto di limite in ogni settore della vita sociale: in Il Limite punta la lente sulla centralità della tutela della natura e in Pedagogia del Limite affronta anche le crisi sociali ed epistemologiche e considera l’dea di limite come necessaria per ristabilire equilibrio e saggezza nella società. Diffondendo queste idee nell’ambiente educativo, in famiglia e a scuola, potremo evitare che il silenzio, la solitudine e la violenza continuino a prendere il posto delle parole, della cura e della speranza.

 

 

 

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