Sport & Educazione /227*
di Emanuele “Lele” Tonelli
La scoperta del talento, sia del proprio che degli altri, rappresenta una delle sfide più affascinanti e complesse dell’educazione contemporanea. Non basta riconoscere una capacità speciale, occorre metterla nelle condizioni di emergere, vederla crescere e darle valore. In questo percorso la vela diviene metafora, strumento e laboratorio formativo. Come istruttore di vela e skipper, ho avuto modo di progettare e condurre percorsi in cui la navigazione non è solo sport, ma occasione educativa, inclusiva e trasformativa.
In queste “acque”, reali e simboliche, il talento prende forma, la vocazione si intuisce, e il genio può muovere le vele verso nuovi orizzonti.
Nel contesto della vela, ogni equipaggio, ogni manovra, ogni cambio di rotta diventa un’opportunità per interrogarsi sul proprio potenziale e su quello degli altri. Lo sforzo di governare una barca richiede competenze tecniche,ma anche intuito, adattamento, creatività e collaborazione autentica. In tale ambiente, il talento non è solo quell’abilità immediatamente visibile, ma l’attitudine a rispondere alle variabili: vento, onde ed equipaggio, in modo originale.
Questa attitudine, intesa come potenziale cognitivo elevato è una plusdotazione e il talento che è la capacità di realizzare questo potenziale in forma significativa, richiedono ambienti che sappiano accoglierli. In barca, ho visto ragazzi con disabilità: motorie, sensoriali o cognitive, trovare nella navigazione uno spazio in cui la propria differenza non fosse impedimento ma risorsa, un contesto in cui il talento può emergere e consolidarsi.
Planare sull’acqua, scegliere la rotta migliore, cooperare con gli altri membri dell’equipaggio, sono un terreno privilegiato per la scoperta. Il talento viene riconosciuto non tanto dal risultato finale, ma dalla qualità della partecipazione, dalla volontà di mettersi in gioco, dalla resilienza che traspare di fronte a condizioni impreviste.
In questo scenario la figura dell’educatore e quella dell’istruttore si sovrappongono per trasformarsi in quella di un facilitatore che propone sfide appropriate, modula la complessità, fornisce feedback e incita al cambiamento. Il suo ruolo è vitale nel valorizzare il talento, nel vedere in un allievo quel potenziale che esso stesso non ha ancora pienamente riconosciuto e offrirgli strumenti per esplorarlo e svilupparlo. La vela diventa esperienza di scoperta intersoggettiva, l’istruttore individua un movimento, una capacità di leggere il vento, una curiosità verso la tattica, l’inizio di un cammino di valorizzazione del talento.
L’equipaggio diventa micro‐comunità educativa in cui la coesione, la fiducia e l’autonomia si intrecciano e favoriscono lo sviluppo delle potenzialità individuali.
La scoperta del talento richiede flessibilità nella didattica, apertura all’errore, tempi dilatati per sperimentare, relazioni basate sull’ascolto, e non solo sull’output. la vela si presta a una pedagogia del talento che non si limita a coltivare abilità tecniche, ma promuove una formazione integrale della persona: talento, vocazione, genio, termini che, seppure distinti, si concatenano in un processo in cui l’identità, l’impegno e l’autenticità diventano centrali. In barca, ogni errore è un apprendimento, ogni virata sbagliata apre alla riflessione, ogni risata nel momento in cui le onde scuotono le vele diventa un’occasione per imparare a gestire l’incertezza.
La vocazione, intesa come il desiderio di realizzare pienamente se stessi, trova nella navigazione una metafora concreta e potente. Navigare significa scegliere una direzione, adattarsi ai cambiamenti, collaborare con gli altri e con le forze della natura. Proprio come nella vita, anche in barca si è chiamati a prendere decisioni, ad affrontare imprevisti, a lavorare in squadra. Restare fedeli a se stessi, quindi, non vuol dire restare fermi, ma sapersi muovere con consapevolezza nel cambiamento. Quando un allievo capisce che la vela non è solo un’attività sportiva ed agonistica ma modalità di espressione, inizia a percepire il legame tra ciò che è e ciò che fa. Allora il talento diventa vocazione, e la vocazione può trasformarsi in genio, non nel senso esclusivo di fama, ma in quello di contributo originale, di senso e d’impatto.
- Emanuele Tonelli, TALENTO E VOCAZIONE: LA NAVIGAZIONE A VELA COME ESPERIENZA,MASTER DI PRIMO LIVELLO “ GIFTED. DIDATTICA E PSICOPEDAGOGIA, PER ALUNNI AD ALTO POTENZIALE COGNITIVO E PLUSDOTAZIONE
Le opere di cui alle foto inserite in questo articolo sono di Ennio Bindelli, artista e velista. di Marotta. che attualmente risiede a Milano ma è anche appassionato velista e trascorre le stagioni più calde nella sua terra di origine che accarezza il mare.




