HomeEdizioniAscoltare il silenzio: degli astensionisti e della natura.

Ascoltare il silenzio: degli astensionisti e della natura.

 Il Limite /160

di Raniero Regni    

 

Non conosco nessun ragazzo della mia età che vada a votare… Io non ho mai votato in vita mia. Non dico sia giusto. Non me ne vanto, non me ne vergogno

 

Intervista al cantante Ultimo, Corriere della sera, 19 maggio 2024

  Alle elezioni europee di domenica scorsa si è recato al voto in Italia il 49,7 degli aventi diritto, ovvero meno di un italiano su due. È un record per il nostro paese. Non era mai successo prima che si scendesse sotto il 50%. Alle precedenti elezioni del 2019 si era recato alle urne il 56,1 %. Il sud è andato a votare meno del centro e del nord. La regione con la maggior affluenza è stata la mia regione, l’Umbria con il 61 %, quella con il minore afflusso è stata la Sardegna con il 37. Tutti trend in discesa la quale diventa vertiginosa se si considera il segmento giovanile dell’elettorato.  I giovani tra i 18 e i 29 anni votano prevalentemente a sinistra, in modo particolare la sinistra ecologista, 40, 5 %, ma la percentuale di coloro che non ha votato è più alta della media nazionale.

Gli analisti si sono sbizzarriti nelle interpretazioni ma comunque il fenomeno è preoccupante. La maggioranza degli italiani ha votato per il partito di quelli che non votano. È vero, preso singolarmente il peso del singolo voto appare irrilevante, un gesto rituale. Ma se tutti facessero questo ragionamento si vedrebbe che il rito non è affatto effimero e avremmo né più né meno che il crollo del regime democratico. Ovvero il crollo di quel privilegio di cui godono due miliardi su otto degli attuali abitanti del pianeta.

Per quanto mi riguarda io avrei abbassato anche in Italia, come succede in altri paesi europei (Germania, Austria, Belgio e Malta), il voto permettendolo anche ai sedicenni. Loro è il futuro su cui le elezioni europee graveranno, rispetto ad una società piuttosto invecchiata che non vedrà le conseguenze delle scelte di oggi. In ogni caso è necessario interrogare a lungo questo silenzio dei giovani elettori e degli astensionisti in genere.

Come è necessario ascoltare il silenzio della natura la quale, muta, sta reagendo alla nostra azione sempre più accanita sul pianeta. Sopraffatta dalle scadenze elettorali è passata quasi inosservata la Giornata Mondiale della Terra dedicata dalle Nazioni Unite al nostro pianeta il 5 giugno. Il riscaldamento globale, l’abbassamento del livello dei laghi, lo scioglimento dei ghiacciai ad ogni latitudine, la perdita della biodiversità, sono fatti. E i fatti hanno la testa dura e non sono l’invenzione di quelli che vengono denigrati come “eco-fanatici”.

Ogni giorno dovrebbe essere il giorno delle elezioni per i giovani, che devono prendere in mano il loro futuro e impegnarsi in politica, perché altrimenti nessuno lo farà per loro. Così, ogni giorno dovrebbe essere il giorno della Terra. Ma come ha scritto papa Francesco nella Laudate Deum, esortando a non fidarsi di qualche stagione “normale” simile al passato, non ha senso minimizzare: “l’accelerazione estrema del clima è tale che basta una sola generazione, non secoli o millenni, per accorgersene”. “Entro il 2050 – continua il Papa – la siccità potrebbe colpire oltre tre quarti della popolazione mondiale”.

Nessuno si salva da solo, in un ambiente finito e limitato. Siamo letteralmente tutti sulla stessa barca direbbe il filosofo della scienza M. Ceruti. Siamo un’unica comunità di destino che accomuna umani e non umani. Forse il silenzio cerca di parlare il linguaggio della fraternità cosmica, della bellezza e della speranza, contro la pretesa del dominio, dello sfruttamento, della paura e del consumo.

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