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QUANDO A SCUOLA C’ERA L’ALBO D’ONORE NON OCCUPAZIONI E CAOS

Scuola e Formazione / 158

di Marcello Martelli

 Studenti poco portati a studiare, stanno tornando al ’68, quando si usava il caos per motivi che neppure sapevano spiegare. Anche se le scuole e le università devono essere sempre al servizio di chi ha voglia di valorizzare intelligenza e merito. Oppure è meglio lasciare le aule scolastiche appannaggio di personaggi violenti e con poca voglia di credere in sé stessi? Bravi e no, tra i compiti fondamentali della Scuola (S maiuscola) c’è quello di favorire lo sviluppo dei talenti e delle vocazioni di ogni singolo studente. Lo ribadisce la Costituzione, che non passa mai di moda e, infatti, detta che “i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”.

Con la Legge 11 gennaio 2007 si introdusse, per la prima volta in modo formale, l’impegno pubblico per promuovere le eccellenze degli studenti, con l’adozione di misure specifiche e l’assegnazione annuale di 5.000.000 di euro. “Non ci sono precedenti nel nostro Paese – si sottolineò nei documenti ministeriali-per una così chiara e sistematica attenzione alla valorizzazione… Lo scopo è quello di ampliare la fascia dei giovani motivati, eccellenti e preparati, non di accrescere la selezione o le disomogeneità esistenti. Così si facilita il miglioramento dell’atmosfera nelle classi, si evidenziano modelli positivi di riferimento, si motivano gli studenti a puntare verso l’alto e si contrastano atteggiamenti remissivi o fatalistici nei confronti dell’insuccesso scolastico…”. Nella Scuola che ho frequentato, purtroppo tanto tempo fa!, non si parlava di merito (era implicito e scontrato!). Ma allora, in ogni scuola, c’era il cosiddetto Albo d’onore. Dove venivano registrati e pubblicamente messi in mostra i nominativi degli studenti più bravi e preparati. Non davano soldi né premi, ma i migliori avevano il privilegio della ribalta scolastica, visto che quella mediatica era ancora tutta da inventare. Umberto, il mio compagno di banco e di tempo libero, era il numero uno della classe. Orfano di entrambi i genitori, era venuto in città ospite della famiglia di suo fratello, dove aveva trovato “quasi tutto” per vivere e studiare. Era bravissimo e abbastanza contento, anche se gli mancavano molte cose, a cominciare dai testi scolastici su cui studiare. Era sostanzialmente povero e spesso gli prestavo i miei libri, ma dimostrava sempre una preparazione migliore di noi privilegiati. Devo dire che, da quell’indimenticato compagno di scuola, ho ricevuto la lezione più bella e importante della mia vita. Il merito e l’Albo d’onore non piovono dall’alto. Non sono un regalo compiacente, ma qualcosa che si conquista duramente, giorno per giorno. Da posizioni di assoluto svantaggio. Con la capacità di trasferire talento e valori dalla Scuola nella vita, guadagnando prestigio e rispetto sociali. Cosa che il mio amico Umberto seppe fare egregiamente nella carriera militare, conquistando il grado di generale dell’Esercito. Scomparso da qualche anno, sono certo che l’esempio del mio vecchio compagno di banco sia il migliore incentivo per spingere e rendere possibile una Scuola che dovrebbe (anzi, deve) tornare ai valori del merito e del talento.

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