Editoriale / 157
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L’Inno con il suo “stringiamoci a Coorte, siam pronti alla morte” richiama lo spirito patriottico del nostro “A me le guardie” e ad ogni esecuzione, come mia abitudine, lo ascolto in piedi e con la mano sul cuore. Questa mia sensibilità, che a qualcuno può apparire esagerata (ma se ne faccia una ragione) mentre in chiusura la Banda dei Carabinieri esegue l’Inno e i Corazzieri della scorta d’Onore presentano le armi, mi porta di nuovo a pensare alla Pace. Siamo una nazione che, come quasi tutte le altre del mondo, ha sofferto le conseguenze delle guerre, di quelle perse ma anche di quelle vinte, e come ogni anno, il 2 giugno facciamo discorsi sul ruolo puramente difensivo del nostro apparato militare, che ha perso l’esclusiva della sfilata ai Fori imperiali, alla quale da qualche ospita Sindaci, associazioni di volontariato, atleti olimpici e paralimpici. Ma dentro il concetto di difesa, purtroppo è insito quello di attacco (o di aggressione) con l’inevitabile emersione della figura dell’avversario. La mamma dei signori della guerra, come quella dei cretini, è sempre incinta e noi fautori della “difesa” siamo costretti a contribuire più o meno direttamente a quella dei popoli martoriati dalla forza distruttiva delle armi. L’argomento più attuale è quello se sia giusto o meno far usare le armi fornite dagli occidentali per colpire le postazioni russe che bombardano l’Ucraina da oltre i suoi confini. Oggi ho sentito da un nostro generale che la Pace si costruisce accettando il fardello di contribuire all’autodifesa dei popoli fatti oggetto di aggressione. Nel caso in questione è giusto dire che non sarebbe una “difesa”?. Ancora, dopo l’inconcepibile massacro di isdraeliani ad ottobre, è concepibile il massacro dei palestinesi a Gaza? Non ci resta che auspicare un rigurgito di umanità e provare a far arrivare ai signori “delle pale” del mulino di cui sopra i messaggi di due personaggi appartenenti a due mondi diversi ma dall’identica limpidezza di pensiero. “Quando i bambini giocano alla guerra e uno di loro casualmente si ferisce, smettono immediatamente di giocare” ha esclamato Roberto Benigni davanti a Papa francesco, intervenendo a Roma alla Giornata Mondiale del Bambino, “Quando un bambino viene ucciso da una bomba, perché non si fermano, devono smettere immediatamente di fare la guerra appena bambino muore”, Nello stralcio della lettera di Don Milani ai Giudici inserito nella “cornice” di copertina preparata dal nostro Roberto Puzzu per questo numero della rivista si legge “… la guerra difensiva non esiste più. Allora non esiste più una “guerra giusta” ne per la Chiesa ne per la Costituzione..”.
Ergo: riusciremo a sentire “A me le guardie” solo nelle pacifiche sfilate, come quella conclusasi in bellezza nonostante la pioggia alle 12,00 di questo 2 giugno 2024?


