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IL GALLONE CEDRONE

Valore & Valori / Mario Travaglini / 262

 La scorsa settimana, nel chiudere l’articolo, potrei aver dato l’impressione di aver usato un tono troppo ironico e poco rispettoso verso una istituzione prestigiosa come la presidenza degli Stati Uniti d’America. Resta ovviamente l’impressione, ma nella sostanza confermo tutto perché il Presidente, pur non essendo nuovo a quel tipo di affermazioni, oltre a stimolare oggettive analisi geopolitiche, sembra aver perso il contatto anche con il suo elettorato più fedele. Quello che risiede nelle regioni relativamente povere come l’Oklahoma e il Kansas, roccaforti  finora considerate inattaccabili. E sono proprio questi elettori svantaggiati, famiglie senza accesso ai trasporti pubblici e spesso con due auto per andare al lavoro (verosimilmente acquistate a rate) a vedere il proprio potere d’acquisto decimato dall’aumento dei prezzi generato, occorre ricordarlo, da quello del carburante. Questo è l’esatto opposto dello scenario promesso da Trump prima del suo insediamento: 2,50 dollari al gallone per il diesel e 2 dollari per la benzina senza piombo. Promessa reiterata appena una settimana fa quando con il solito velleitarismo ha ancora una volta esternato: “Il prezzo di un gallone di benzina tornerà a 2 dollari non appena gli Stati Uniti vinceranno la guerra contro l’Iran. Gli 8 dollari di oggi saranno solo un ricordo”.
Quanti dei suoi elettori credono che la vittoria si trovi alla fine di una canna di fucile… o, meglio, di una salva di missili sull’isola di Kharg?

 Come voteranno i più irriducibili di questi “fan” ? Ma, soprattutto,  come agiranno tutte quelle aziende di autotrasporto che avevano finanziato candidati repubblicani e che, pur non votando, stanno vedendo i loro margini di profitto erodersi, non essendo in grado di trasferire il 100% dell’aumento del prezzo del diesel ai colossi della grande distribuzione?    In un quadro generale cosi compromesso, proprio adesso, quando il potere d’acquisto delle famiglie americane è eroso dall’inflazione ed incapace di assorbire spese aggiuntive, i giganti dell’IA sperano di vendere la loro “merce”  per poche decine di dollari al mese! Le difficoltà borsistiche delle imprese legate all’IA derivano appunto da questo.

 Ma a soffrire maggiormente per l’impennata dei prezzi del gasolio sono gli agricoltori americani che coltivano cereali: è un doppio colpo, poiché oltre al costo del carburante per i macchinari agricoli, devono anche sopportare il peso dell’aumento vertiginoso dei costi dei fertilizzanti a causa della carenza causata dal blocco delle esportazioni di composti azotati (urea) dal Qatar e, in misura minore, dall’Ucraina (che ha un impatto maggiore sui paesi dell’UE).

Difficoltà che si possono constatare anche in Europa dove gli  agricoltori francesi e italiani, che hanno sofferto a causa della ondata di  siccità iniziata alla fine di giugno e protrattasi sino a qualche giorno fa, hanno   visto crollare la produzione di mais e di ortaggi. Il prezzo dei mangimi per animali è già schizzato alle stelle a causa della mancanza di foraggio.

I mercati azionari, fino ad oggi trainati dai titoli del settore dell’intelligenza artificiale, non si curano del prezzo della benzina, del costo dei prodotti che riempiono il carrello della spesa o delle difficoltà affrontate da trasportatori e agricoltori: i profitti sono stati talmente alti da far dimenticare ogni cosa, anche quelle legate alla sopravvivenza alimentare.

Molti colossi dell’IA sono passati da una situazione in cui non sapevano cosa fare con la loro liquidità e la distribuivano agli azionisti (tramite massicci riacquisti di azioni proprie) a un contesto di debito colossale (750 miliardi di dollari di prestiti solo per il 2026), o addirittura di sovra indebitamento. E l’aumento dei tassi, che la BCE ha già alzato l’altro ieri e la Fed  sembra si appresti a fare altrettanto la prossima settimana, lasciano indifferenti gli investitori istituzionali perché i profitti virtuali crescono più velocemente – in quel mondo incantato degli scenari ipotetici – del costo reale del debito. L’unica vera regola è che il debito non è mai un problema, finché non lo diventa! Per le famiglie, con un gallone di gasolio a 8 dollari e un’inflazione percepita superiore al 5%, la soglia di allarme è stata superata da tempo: sono già costrette ad attingere ai propri risparmi per arrivare a fine mese. E con rendimenti superiori al 4,85% per i titoli del Tesoro statunitensi a 10 anni, al 5,30% per quelli a 30 anni e al 3,43% per i Bund tedeschi, il momento in cui il debito apparirà improvvisamente un problema per gli investitori istituzionali – gli unici che contano a Wall Street o nella City di Londra – non è mai stato così vicino. E Trump, come già detto la scorsa settimana, che sta facendo di tutto per intensificare la guerra con l’Iran, entrerà in guerra anche con la Fed, che sta alzando i tassi? Sarebbe la penultima  goccia che potrebbe far traboccare il vaso! L’ultima, verosimilmente, sarà quella dei 5000 dollari che ha promesso a tutti gli americani come “Dividendo America” !!!       Ne parleremo la prossima settimana.

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