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Si tratta di trasformare una “cattiva” abitudine in un’attività didattica utile e comunque divertente, nel rispetto delle considerazioni di R. Caillois che ha individuato nella mimecry una delle categorie fondamentali del gioco (“facciamo finta che”!), facendo assumere ai bambini il ruolo del regista, del montatore e, soprattutto, dell’attore, per poi metterlo nelle condizioni di valutare la sua “prestazione”.
L’impegno successivo è quello di montare le immagini in maniera casuale per rendere imprevedibile l’esito di una gara ed eventualmente, con l’intervento, questa volta molto costruttivo, dell’intelligenza artificiale, trasformare la propria immagine, e quella degli altri protagonisti, in personaggi da fumetto. I bambini quindi si “autofumettano”, come da neologismo inventato da me, Giocano a fare gli attori, gli scenografi e i registi, ma anche, a casa, a fare gli spettatori di se stessi. L

