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LA BCE CONTINUA AD ESSERE SEMPRE FUORI TEMPO

 

Valore & Valori / Mario Travaglini / 256

Chi segue questa rubrica ricorderà che nel passato sono stato molto critico nei confronti della BCE e di Christine Lagarde in particolare. Gli errori che hanno commesso sulla gestione dell’inflazione non sono stati semplici svarioni: sono stati veri e propri danni per le famiglie e le imprese italiane.
Il cuore della questione è chiaro. Abbiamo avuto un’inflazione da costi, prima per le conseguenze del Covid sulle catene di approvvigionamento e poi per lo shock energetico scatenato dalla guerra. Era evidente che un solo elemento (il prezzo del greggio e del gas) stava trascinando tutto il resto. Eppure la BCE ha passato mesi a insistere che era “transitoria”. Quando si sono svegliati, hanno alzato i tassi come forsennati, aggiungendo un costo finanziario pesantissimo su un’economia già colpita dallo shock di offerta.
Risultato: perdita secca di potere d’acquisto, soprattutto per chi vive di stipendio o pensione.
Tuttavia, per capire meglio la differenza tra inflazione da costi e inflazione da eccesso di consumi occorre tener presente che la seconda si verifica quando c’è troppa moneta in circolo disposta ad inseguire troppi beni. In quel caso alzare i tassi serve davvero, perché raffredda la domanda, fa diminuire gli acquisti e aiuta a riportare i prezzi sotto controllo. È la situazione classica che i manuali di economia insegnano.
Invece quando l’inflazione è da costi (come nel nostro caso), il problema nasce dall’aumento improvviso dei costi di produzione dove l’energia è quello trainante che, a cascata, determina il rialzo degli altri (materie prime, trasporti, etc). In un frangente siffatto, già critico di suo, aumentando i tassi, la BCE non ha fatto altro che introdurre un potente acceleratore. Come dire : per spegnere l’incendio usiamo benzina. Un capolavoro. Quindi alzare i tassi non risolve la causa principale, anzi aggiunge un ulteriore costo ( attraverso i mutui e i prestiti più cari) alle famiglie e alle imprese, rischiando di rallentare l’economia senza far scendere davvero i prezzi alla fonte. È come curare una febbre alta con una coperta pesante invece di togliere la causa che ha fatto salire la temperatura.
E non è finita. Guarda caso, in quest’ultima occasione, la decisione del rialzo della BCE ha preceduto di pochissimo (addirittura di un solo giorno) la firma di memorandum o accordi internazionali che hanno poi portato a una riduzione dei prezzi del greggio. Coincidenze? Può essere. Ma di certo non aiutano a credere nella neutralità assoluta delle loro scelte.
Alla fine il discorso è semplice: la governance dell’Eurozona è zoppa, è vero, e la BCE non ha tutti gli strumenti. Però questo non giustifica errori così gravi di valutazione e di tempistica. L’indipendenza è sacrosanta, ma non può trasformarsi in un’autorizzazione a sbagliare senza pagarne le conseguenze. Serve una BCE più competente, più umile, meno ideologica e più focalizzata sul suo mandato reale. Serve gente scelta per merito e competenza tecnica, non per equilibri politici o altre logiche.
Perché alla fine chi paga il conto sono sempre gli stessi: i cittadini normali.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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