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La «Destra Necessaria» secondo Travaglini: liberal-conservatrice, inclusiva, progressista e dialogante. Cronaca della Conferenza

  Attualità /Adriano Emi / 255 

Il 17 giugno, nella Sala Irti-Montessori di Avezzano, alla presenza del sindaco Giovanni Di Pangrazio, tra interventi e dibattiti, si è svolta una tavola rotonda dedicata al volume La Destra incompiuta e la Destra necessaria, poderoso saggio di 455 pagine nel quale l’economista Mario Travaglini rielabora e aggiorna sia un precedente studio inserito nella collettanea Il cilindro nel coniglio, sia centinaia di articoli pubblicati nel corso degli anni sulla rivista Central-MENTE.com,

Tutti gli intervenuti si sono complimentati per l’ampiezza e la profondità della ricerca, frutto anche del dialogo intellettuale sviluppato all’interno della redazione di Central-MENTE. Come chiarisce il direttore della rivista, prof. Pierluigi Palmieri, sia nella presentazione dell’evento sia nell’Introduzione al volume, lo studio di Travaglini vuole partire da una ricostruzione storica della Destra: una Destra nata sana, tollerante, progressista, riformista, etica tanto da mostrare affinità con il pensiero di Fabrizio Ravaglioli e di Don Luigi Sturzo (p. 21). Una Destra che, per essere etica, dovrebbe essere necessariamente fondata da una élite spirituale leale. Da qui prende avvio l’analisi delle ragioni che, dal MSI fino all’attuale stagione politica guidata da Giorgia Meloni, avrebbero condotto tutte le esperienze della Destra italiana postunitaria a rimanere, secondo l’autore, «destre incompiute».

Travaglini e il Direttore Palmieri accolgono il Sindaco Gianni Di Pangrazio

Mario Travaglini, economista, esperto di finanza e collaboratore di Central-MENTE, afferma che la causa dell’incompiutezza della Destra è stata sempre la stessa: l’assenza di élite capaci, incorruttibili, accademicamente e moralmente qualificate nonché l’assenza di una ideologia coerente e non trasformista. A suo giudizio, il mero Neoliberismo incontrollato rischia di sacrificare valori, radici, e schiaccia i deboli privandoli del welfare; il mero Conservatorismo, volto a proteggere Dio, Patria, Famiglia e disuguaglianza naturale, anche a costo di intervenire col welfare, non reggerebbe invece il confronto inevitabile con i flussi economici e migratori e sarebbe instabile perché le masse, lasciate in povertà, fanno cadere i governi. Ancora più sterile, per Travaglini, sarebbe il Reazionarismo nostalgico (MSI, AN, CasaPound ecc.) che cerca invano fantasmi del passato. Umberto Bossi sarebbe in realtà da collocare a Sinistra. Il Berlusconismo sarebbe stato, citando Alain-Gérard Slama, un «centro permanente» di opportunismi opposti. Per concludere, il Melonismo, a detta dell’autore, cercherebbe di replicare la politica berlusconiana retta sulla performance, dirigendosi infatti pure verso il Neoliberismo che rischia di peggiorare le diseguaglianze economiche, soprattutto al Sud.

L’intervento dell’autore Mario Travaglini

 L’unica Destra possibile e necessaria – afferma lo studioso – sarebbe dunque quella del Conservatorismo liberale. Essa dovrebbe fondarsi su un welfare mirato e controllato, capace di sostenere pensioni, sanità, occupazione femminile e piccole imprese, accompagnato da un liberismo moderato volto soprattutto alla riqualificazione del patrimonio culturale italiano, al rilancio del turismo, alla creazione e vendita all’estero di cultura, teatro, cinema, prodotti italiani oltre che all’attrazione di investimenti esteri. Accanto a ciò, Travaglini propone un rafforzamento della sicurezza e delle pene verso fenomeni come femminicidio e infanticidio, una politica ambientale favorevole anche all’energia nucleare  di ultima generazione e una maggior tutela della biodiversità e della lotta agli sprechi.

 Sarebbe necessario rendere effettiva la tolleranza verso gli immigrati a patto del rispetto delle leggi italiane senza degenerare nell’Italia meloniana «terzomondista senza ritorno» (p.207). Ma l’autore, riflettendo meglio, precisa che, garantendo «sicurezza», si deve creare «empatia» verso l’«integrazione», perché l’«inclusività» è un fattore di «crescita»: perciò, le manovre fiscali e sociali devono ridurre le «disuguaglianze» che sono fonti di instabilità sociale (212). «Ogni religione, ogni orientamento sessuale e di genere» meritano «rispetto» «uguaglianza», «non discriminazione» perché sono essenziali per una società giusta e avanzata. Quella che propone Travaglini è dunque una Destra della «democrazia inclusiva dialogante» e perciò «più stabile» (213). Posizione che, precisa l’autore, non è da  confondere con quel tipo di progressismo che si baserebbe su distruttive richieste fatte, secondo Travaglini, per «invidia», come le adozioni da parte delle coppie omosessuali (217). Restano invece centrali le «pari opportunità» e la lotta a ogni «discriminazione di razza, genere, orientamento sessuale e religione» (240-1), perciò la Destra deve dire «sì all’apertura verso chi arriva», con «tolleranza e rispetto» (287), valorizzando però la cultura giudaico-cristiana (241).

 Alla base della teoria di Travaglini vi è la proposta di un’Accademia che formi e controlli la classe politica e l’epurazione della corruzione. Questo servirebbe per non cadere nei pessimismi di Giuseppe Prezzolini, Indro Montanelli e, soprattutto, di Marcello Veneziani per il quale l’idea stessa della Destra sarebbe caduta e morta dentro sé stessa.

Terzo della tavola rotonda, Alessandro Rico, editorialista per “La Verità”, citando Edmund Burke, afferma che uno Stato che non ha i mezzi per cambiare non può neanche conservarsi. Inoltre, citando una pagina del controverso romanzo Il campo dei santi (Jean Raspail, 1973), prefigura l’immagine dell’invasione da parte degli immigrati che «ci cacheranno sopra». Perciò, Rico ritiene che si debba non solo conservare ma «rianimare», come diceva Joseph de Maistre, cioè «fare non la rivoluzione ma il contrario della rivoluzione»: estirpare il disordine e rifondare l’ordine naturale; questo sarebbe «Realismo politico», che comprende la necessità della forza.

Il tavolo con l’autore , Alessantro Rico durante l’intervento del professore Raniero Regni

Ultimo della tavola, Raniero Regni, docente di Pedagogia Sociale  presso la LUMSA di Roma, sostiene che il Conservatorismo difende la tradizione, i costumi, i valori contro l’omologazione cosmopolita che vorrebbe cancellarli. Secondo il professore, esso è l’unica corrente politica ad aver compreso che «non è possibile tagliare ciò che precede il contratto sociale»: «i valori fondanti che precedono il razionalismo». Tra questi, soprattutto l’ecologia, all’opposto degli obiettivi del Neoliberismo, quali la tecnocrazia e il «Postumano», che sarebbero puro «nichilismo». Persino la Sinistra, afferma lo studioso, avrebbe finito per appropriarsi del Conservatorismo.

Dal pubblico, Antonio Del Boccio, Capitano della Polizia Provinciale dell’Aquila e oggi Consigliere comunale di Avezzano, ha condiviso il senso del titolo del volume, sostenendo che una Destra necessaria può esistere solo insieme a una Sinistra altrettanto necessaria, poiché la politica vive attraverso il «confronto», il «dibattito», le «contrapposizioni». Apprezza soprattutto il Conservatorismo descritto da Regni: perché l’Italia ha il suo immenso patrimonio culturale da tutelare e valorizzare.

L’intervento di Antonio Del Boccio Consigliere Comunale di Avezzano

Mario Panunzi, esperto di progetti di sviluppo, sottolinea la necessità di avere grandi ideologie politiche e una leadership capace di restituire «speranza» al Paese per tornare «forti come in passato», puntando sulla valorizzazione di risorse strategiche come «geotermia» e «litio».  Travaglini condivide questa impostazione: si deve partire dall’ideologia che vive e fa vivere di principi, soprattutto quello della meritocrazia, senza lasciar schiacciare i nostri valori dalle paure del momento e dal progressismo incontrollato.

Pasquale Simone, medico chirurgo ai vertici della nostra cultura, ci ricorda che è stata un’idea dell’italiano Gaetano Filangeri il «diritto alla felicità» presente nella Dichiarazione d’Indipendenza degli USA (1776), ma è rimasto un diritto non attuato, violato. E trova sbagliato che la Presidente Meloni non abbia messo a capo del partito un intellettuale che la portasse ai trionfi, come quelli romani nei quali, come scrive Tertulliano nell’Apologeticum, il servo, sorreggendo la corona d’alloro, sussurrava all’orecchio del console vittorioso di ricordarsi di essere solo un uomo mortale.

Infine, lo scrivente afferma che fu Georges Bataille nella celebre conferenza del 1939 a vedere nel nazismo quella “destra necessaria” mitizzata, messa a placare la fame universale di «senso del sacro» e l’eterna «pulsione di morte» che Adolf Hitler canalizzò verso di sé e la razza. Visto che il Generale Vannacci sembra volerlo emulare, chiede a Travaglini se non ritenga che la trovata della «Remigrazione» non sia altro che, citando Pier Paolo Pasolini, una nuova «strategia della tensione» intenzionata a far esplodere nuove stragi di matrice rossa che permettano alla Destra di «rifarsi una verginità antifascista».

L’intervento dalla platea del nostro Adriano Emi giurista e letterato

Travaglini replica che «Vannacci è un personaggio che sta solo cercando di salire su un ascensore politico».

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