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NARRAZIONE E QUESTIONE AMBIENTALE.

IL Limite / Raniero Regni / 251

Al posto della cornice apocalittica – che suscita paura, colpa e quindi paralisi – bisognerebbe usare delle narrazioni positive, che aiutino a immaginare un recupero della natura e degli ecosistemi, dando stimolo e speranza

C. Benedetti 

La letteratura di immaginazione, anche se ha il potere di porre fine all’innocenza, non è una lezione, ma una tentazione a riesaminare l’ovvio. La grande narrativa è, in spirito, sovversiva, non pedagogica 

                                                     J. Bruner

 

, Gli esseri umani sono animali con l’istinto di narrare, animali che inventano e raccontano storie.  Storie che salvano, storie che curano, storie che aiutano a vivere. Viviamo continuamente sotto l’imperativo tipicamente umano a produrre e consumare storie. Un libro, un film, una canzone, una poesia, attività narrative analoghe sono rese possibili da quella che un poeta inglese chiamava “la volontaria sospensione dell’incredulità”. La nostra immaginazione produce e si nutre di storie mentre la nostra mente lavora a pieno per completare la scena che viene narrata.

In molti ne hanno parlato ma tra questi un posto particolare spetta a J. Bruner, lo psicopedagogista statunitense che già qualche decennio fa aveva teorizzato una mente a più dimensioni. Infatti, il nostro bisogno di spiegare il mondo si realizza attraverso due strumenti fondamentali, due dimensioni della mente: il pensiero paradigmatico e il pensiero narrativo. Il primo è un pensiero logico, scientifico, suscettibile di verifica, che si occupa delle cause, del rapporto se-allora, coerente, non contraddittorio. Questo genere di pensiero produce buone teorie, analisi rigorose, argomentazioni corrette, scoperte empiriche. È adatto a problemi che possono essere spiegati o chiaramente formulati, e che spesso hanno una soluzione unica.

Il secondo tipo di pensiero è quello narrativo: è una forma di pensiero verisimile; non suscettibile di verifica; si occupa delle azioni e delle intenzioni dell’essere umano; produce buoni racconti, drammi avvincenti, quadri storici credibili; risolve problemi non facilmente formulabili; immutati problemi immortali, privi di soluzione unica; risponde al bisogno di sentirsi raccontare delle storie, per colmare i vuoti della vita. Dare un senso al mondo raccontando una storia, dare senso al non senso tragico del mondo, restano bisogni umani inestinguibili.

Gli studiosi della narrativa si sono accorti che esiste quasi una struttura minima che mette in moto ogni storia. Si parte da una situazione di equilibrio, si passa attraverso una situazione di squilibrio, per poi arrivare ad una nuova situazione di equilibrio. In ogni storia c’è un personaggio che si trova davanti una situazione difficile, un problema, che dà vita ad un tentativo di superamento. E così via, di storia in storia.

Ma esiste anche un potere negativo, ovvero il lato oscuro delle storie. Oggi si parla infatti di “narrazione”, usata come sinonimo di ideologia. Dopo la proclamata fine delle ideologie, dei “grand recit”, delle grandi visioni del mondo che avevano dominato la prima parte del ‘900, si è aperta la stagione del postmoderno. Oggi siamo arrivati al punto in cui, in un mondo dominato dalla post-verità, l’eccesso di narrazioni può essere persino catastrofico. Per cui abbiamo invece bisogno di buone storie da cui imparare a vivere come esseri umani migliori.

Hanno fatto perciò bene i giovani ricercatori del corso di dottorato di ricerca in Educazione, linguaggi, culture della Lumsa di Roma, a scegliere come tema, per un convegno dottorale nazionale che si è svolto martedì 19 maggio, Il potere educativo delle narrazioni: riflessività, identità, cittadinanza, ecologia.

Il nostro tempo vive infatti in maniera nuova, e per certi versi drammatica, la tensione tra le due dimensioni della mente, tra il pensiero paradigmatico e quello narrativo, tra numeri e parole, tra i due assi della cultura, quello scientifico e quello umanistico-letterario. Queste due culture dovrebbero ritrovare nella stessa finalità umanistica una rinnovata unità, che è minacciata invece dal divaricarsi di una cultura tecno-scientifica post-umanistica e post-umana e una cultura letteraria ridotta ad evasione e intrattenimento.

Ed oggi la narrazione ha per oggetto, finalmente, anche la questione ecologico-ambientale.  Film e romanzi stanno affrontando a modo loro il tema della distruzione dell’ambiente, del necessario riequilibrio tra esigenze umane ed esigenze degli altri esseri viventi non umani. Finalmente ci si accorge dell’ostacolo drammatico che si pone di fronte alla condizione umana di dover, in qualche maniera, limitare il proprio potere distruttivo, pena l’autodistruzione.  Molti “eroi”, protagonisti della narrativa contemporanea, che attinge anche da fatti veri, sembrano impegnati a salvare l’ambiente e il mondo dall’ignoranza e dall’avidità di imprenditori/prenditori senza scrupoli che, in nome del profitto immediato, mettono a repentaglio la salute di esseri umani e ambienti naturali. L’antagonista di questi protagonisti è infatti quasi sempre uno speculatore, più furbo che intelligente. E tante volte mi sono domandato come debbano sentirsi certi imprenditori, anche di casa nostra, ad incarnare sempre il ruolo del cattivo!

Ma, la di là di questa curiosità, il tema della letteratura e della narrativa a sfondo ecologico-ambientale pone però anche un altro problema, che ha una forte rilevanza pedagogica e che riguarda il cuore dell’educazione ambientale. Se è vero che le storie sono degli straordinari simulatori, degli indispensabili strumenti di esplorazione del rapporto tra il mondo “come è” e quello “come potrebbe essere”, se non sia possibile anche un’altra strada. Non solo quella della paura e della minaccia ambientale, ma quella della ammirazione e della conoscenza della straordinaria bellezza e forza del mondo naturale, di un pianeta che è ancora l’unico luogo dove possiamo vivere. La necessaria svolta ecologica non dovrebbe essere associata alla paura e all’apocalisse ambientale, ma alla gioia e alla meraviglia. Soprattutto per bambini e ragazzi le storie dovrebbero contribuire a ridare stranezza al familiare, innescando la dialettica tra il presente, il passato e il possibile.

Siamo ad un bivio, siamo ad un punto di svolta e vediamo tutti giorni come i tentativi di riportare il mondo al vecchio ordine non sia più possibile, a livello strutturale. E allora abbiamo bisogno di immaginare un nuovo modo di vivere e prosperare in equilibrio con la natura. E, se l’economia incoraggia la competizione, l’espansione, la dominazione, l’educazione ecologica dovrà incoraggiare alla cooperazione, alla conservazione e alla partnership. E abbiamo bisogno che anche la narrazione letteraria cooperi a questo scopo.

 

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