Home La Rivista L’ORO NON È PIÙ UN RIFUGIO: È TORNATO A ESSERE POTERE

L’ORO NON È PIÙ UN RIFUGIO: È TORNATO A ESSERE POTERE

Valore & Valori / Mario Travaglini / 249

 In questo momento, sia l’oro che l’argento attraversano una fase delicata del ciclo, caratterizzata da elevata volatilità e dalla sovrapposizione di modelli previsionali differenti. In contesti come questi, la scelta più razionale non è inseguire i movimenti di breve periodo, ma osservare con attenzione il quadro più ampio che sta ridefinendo il ruolo dei metalli preziosi nell’economia globale.

L’oro, in particolare, arriva da uno dei rialzi più impressionanti della sua storia moderna. Dopo anni di crescita esplosiva e dopo aver toccato livelli che fino a poco tempo fa sembravano impensabili, il mercato sta ora vivendo una fase di consolidamento accompagnata da correzioni anche violente. È normale chiedersi se il ciclo rialzista sia terminato. Ma le dinamiche strutturali che sostengono il metallo giallo appaiono oggi molto diverse rispetto al passato.

Il vero cambiamento, infatti, è un altro: l’oro non è più soltanto un asset finanziario o un semplice rifugio anti-inflazione. Sta tornando progressivamente a essere uno strumento geopolitico e monetario.

Fino a pochi anni fa l’oro interessava soprattutto agli investitori privati e ad alcuni paesi emergenti, in particolare asiatici. Le banche centrali occidentali mantenevano riserve relativamente stabili e il sistema bancario guardava al metallo con scarso interesse. Con Basilea 3, però, il quadro è cambiato profondamente. L’oro fisico allocato ha ottenuto un trattamento regolamentare molto più favorevole, aprendo la strada a una domanda istituzionale molto più ampia rispetto al passato.

Ma soprattutto è cambiato il contesto geopolitico. Le banche centrali non stanno accumulando oro soltanto per diversificare le riserve. Lo stanno facendo perché il mondo sta entrando in una fase di frammentazione monetaria nella quale la dipendenza esclusiva dal dollaro viene percepita sempre più come un rischio strategico. De-dollarizzazione, tensioni geopolitiche, sanzioni finanziarie e crescente multipolarismo stanno riportando il metallo giallo al centro degli equilibri internazionali.

In altre parole: l’oro sta passando da asset ciclico a asset politico.

Questa trasformazione aiuta a comprendere perché eventuali fasi correttive non debbano necessariamente essere interpretate come la fine del ciclo rialzista. Al contrario, ulteriori ribassi potrebbero trasformarsi in rare finestre di accumulo sul fisico per chi mantiene una prospettiva di medio-lungo periodo.

Le proiezioni più prudenti continuano a collocare l’oro su livelli molto elevati rispetto agli standard storici. Ma ciò che colpisce davvero è il rapido cambiamento delle aspettative di mercato: target che fino a pochi anni fa venivano considerati estremi iniziano oggi a entrare stabilmente nel dibattito strategico di lungo periodo.

L’argento, pur con una volatilità maggiore dovuta alla sua doppia natura industriale e monetaria, sembra destinato a seguire la traiettoria dell’oro. In un mondo caratterizzato da crescente instabilità geopolitica, transizione energetica e domanda industriale strutturale, anche il “fratello minore” dei metalli preziosi potrebbe beneficiare del nuovo ruolo assunto dall’oro nel sistema finanziario globale. Lo stesso discorso potrebbe essere replicabile per Platino e Palladio.

La volatilità resterà elevata e le correzioni continueranno a fare parte del percorso. Ma il cambiamento strutturale in atto nel sistema monetario internazionale sembra destinato a sostenere ancora il ruolo strategico dei metalli preziosi. In questo contesto, mantenere lucidità, evitare l’emotività e ragionare con un orizzonte di medio-lungo periodo continua a essere, a mio avviso, l’approccio più razionale. Fra qualche settimana faremo di nuovo il punto cercando di individuare nuovi possibili target price.

 

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