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L’AMBIENTE E L’EDUCAZIONE COME AIUTO ALLA VITA

Il limite /Raniero Regni /241 

 

La scuola è stata luogo di profonda desolazione per il Bambino   (M. Montessori)  

La tecnologia non è cattiva. Se sapete che cosa volete nella vita, la tecnologia può aiutarvi a ottenerlo. Ma se non sapete che cosa volete nella vita, sarà fin troppo facile per la tecnologia dare forma alle vostre intenzioni al posto vostro e prendere il controllo della vostra vita     (  N. Harari )

Nei giorni scorsi a Firenze, negli spazi della Fortezza da basso, si è svolta Didacta, l’annuale mostra dedicata alla innovazione educativa nella scuola. Non ho avuto modo di visitarla tutta ma, nel settore che ho visto, la proposta che veniva offerta ai visitatori, soprattutto insegnanti e studiosi di didattica e di educazione, era tutta di tipo tecnologico. Computer, schermi, tastiere, visori per la simulazione, robot, app educative e così via. L’impressione è stata che oramai ci si affidi alla tecnologia informatica, sotto l’impulso trainante e sconvolgente dell’Intelligenza artificiale, per cambiare la scuola.

Sotto la pressione enorme del marketing della più potente concentrazione economico-industriale del mondo, quella dell’industria digitale, sarà difficile per insegnanti e dirigenti sottrarsi all’idea che più schermi e più dispositivi elettronici ci sono in una scuola migliore sarà l’apprendimento degli studenti.  Questa industria ha già messo in circolazione la “balla spaziale”, il mito, dei nativi digitali, per cui tutti i bambini nati dopo gli anni ’80 del secolo scorso, nati e cresciuti in un ambiente pieno di strumenti elettronici, siano l’avanguardia di una nuova specie. E, questa stessa industria, ha poi diffuso l’idea, altra “balla spaziale”, che una delle caratteristiche sviluppate da questa nuova specie sia la capacità di fare più cose contemporaneamente, ovvero il multitasking. Ignorando che noi siamo in realtà nativi animali e che il nostro sistema nervoso centrale è rimasto invariato da duecentomila anni e che fare più cose contemporaneamente è dannoso per l’apprendimento e che il vedere non è il sapere. Per cui, più tempo bambini e ragazzi, passano davanti agli schermi e peggiore è la qualità del loro apprendimento, della loro creatività. E questo senza nulla togliere alla imprescindibile utilità della rivoluzione informatica in corso e senza nulla togliere ai miglioramenti che potrebbe apportare, se opportunamente controllata e guidata.

In un questo contesto c’era un padiglione che si distingueva, in quell’ambiente  sotterraneo e tutto artificiale, per la presenza di arredi in legno e di piante ornamentali, non di plastica, ma vere: il padiglione della Gam, ovvero la Gonzaga Arredi Montessori. Anche da questi pochi dati esteriori appare evidente che il pensiero e l’opera di Montessori rappresentano ancora oggi una guida sicura per distinguere ciò che è buono e ciò che non lo nelle scelte di materiali e ambienti, di strategie e di soluzioni didattiche, dentro e fuori la casa, dentro e fuori la scuola, dentro e fuori la città. 

È molto probabile che i bambini e le bambine di oggi, domani avranno a che fare con l’infosfera del mondo digitale. Ma è altrettanto evidente che per prepararli a questo futuro bisogna soddisfare nel presente i bisogni educativi, che sono legati invece all’apprendere attraverso le mani e il movimento, ovvero a quello che le neuroscienze ci dicono a proposito del dialogo tra la corteccia cerebrale che fa e quella che pensa. Montessori aveva capito, prima e meglio di tutti, la portata psichica del movimento e dell’educazione sensoriale. Aveva capito che afferrare con la mano è afferrare con la mente-cervello. E questo è ancora più vero nella società informatica. Ma, andiamo con or8dine.

Per gli adulti di oggi l’equazione che domina la vita è, semplificando molto, essere = tempo. Ognuno di noi sente di essere fatto di tempo, per questo non lo vuole sprecare e per questo si è puntato non solo sulla velocità ma sull’aumento costante della velocità, ovvero8 sull’accelerazione. E, gli strumenti elettronici, che viaggiano alla velocità della luce, rendono possibile assecondare questa tendenza. Ma, per i bambini, soprattutto per quelli nella prima fase del loro sviluppo, vige un’altra equazione, essere = spazio. Il bambino non sa che cos’è il tempo, per questo vive nell’eternità. L’adulto ha il tempo, il bambino ha il mondo. Montessori ci dice che egli è guidato da una particolare periodo sentivo, un istinto guida che è l’amore all’ambiente. Egli sente il linguaggio silenzioso e affascinante dello spazio, che parla anche quando non vogliamo ascoltarlo. Il bambino sente la voce delle cose, la loro eloquenza muta. Gli oggetti chiedono di essere toccati, in essi è implicito l’uso, diventando mediatori fondamentali tra l’esterno e l’interno.  I bambini sono specializzati in celebrazioni del dettaglio, si direbbe che li interessa l’invisibile. Vedono con occhi diversi da quelli dell’adulto, vedono l’invisibile. I bambini, osservatori finissimi, sono perennemente intenti a entrare dentro le cose. Ecco perché avrebbero bisogno di oggetti interessanti e diversi fatti non solo di plastica, ma di altre materie, non di touch screen. Il bambino ama l’ambiente ed è l’amore che ci fa notare cose non viste dagli altri. E, come l’amore, anche l’amore all’ambiente è attratto dalla bellezza. Quindi ambienti e materiali belli, semplici ed eleganti.

Montessori parla anche di periodo sensitivo dei sensi, ovvero di quegli organi che sono organi di presa delle impressioni del mondo da parte del bambino.  “Dapprima egli assorbe il mondo – scrive ne La mente del bambino – e poi lo analizza”. E le neuroscienze di oggi confermano questa scoperta. Infatti parlare solo di sensi è riduttivo, c’è molto di più. La conoscenza di ordine superiore è un prodotto della conoscenza motoria e il sistema motorio non serva solo a muoversi.

Ecco che allora progettare l’ambiente vuol dire passare dalla pedagogia degli stimoli a quella delle risposte.  E quella montessoriana è propriamente una pedagogia dell’ambiente, una pedagogia degli aiuti indiretti che si trovano in un ambiente progettato e studiato per aiutare il bambino.  Ecco che il pensiero montessoriano può ispirare anche l’architettura e il design.

Il bambino incarna infatti l’ambiente, che diventa il vestito della sua anima, coinvolgendo profondamente anima, mente, occhio, mano. Fare è sapere e l’apprendimento è in funzione del movimento nell’ambiente. Ogni umano pensare e conoscere nasce dall’azione, quando il fare da esterno si fa interno, quando l’afferrare con la mano diventa un afferrare con il cervello: ap-prendere è prendere! Ecco perché quella montessoriana la possiamo definire una “poetica dello spazio”. Infatti l’ambiente va inteso sia in termini fisici che in termini psicologici, ma in ogni caso, ambiente vissuto, non retorico, come invece sono retoriche le espressioni che riguardano l’”ambiente educativo” nei documenti ministeriali e nelle progettazioni didattiche. Quello che resta delle parole che girano a vuoto sono aule, banchi e una didattica centrata sull’insegnante. A cui oggi vorremmo aggiungere le tecnologie.

Mentre, per la prima infanzia, la libertà è attività. Senza libertà non c’è esperienza educativa, ma solo indottrinamento, manipolazione, disciplina esteriore, ma senza ambiente preparato non c’è libertà. L’educazione come aiuto alla vita, un aiuto alle finalità dello sviluppo: verso l’indipendenza, verso il senso e il significato della vita. Questo ci ha insegnato Montessori. Una bussola pedagogica indispensabile per orientarsi anche nell’era digitale.

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