Home La Rivista Sacro Fuoco e Tregua olimpica? Pure il Papa “nun c’appizza”

Sacro Fuoco e Tregua olimpica? Pure il Papa “nun c’appizza”

 Editoriale /PIERLUIGI PALMIERI/236

Il tentativo di dichiarare la “tregua olimpica”, per quanto votato da tutti i paesi del mondo, resta “una semplice dichiarazione d’intenti”. …., “c’è però un momento in cui la pace si raggiunge. La fiaccola olimpica, infatti, costituisce oggi un particolare simbolo globale: nell’attimo in cui il fuoco rubato al sole di Olimpia si trasferisce nel braciere dello stadio e, attraverso le immagini trasmesse via satellite, anche nelle case del mondo, dov’è l’alba, dove il giorno, dove la sera, e dove la notte, non c’è fuso orario che tenga, c’è un secondo di pace, perché s’accende la fiaccola che scalda il cuore e illumina la terra intera. Ma è solo un attimo” (P. Mei, Il Messaggero, 27/06/2004).

 

Dalle mie parti, quando ogni tentativo di risolvere un problema viene vanificato dalla testardaggine di qualcuno che non sente ragione si dice “Nun c’appizzi”. Il dialetto,  come al solito, rende l’idea  più di ogni lingua internazionale. Da Piazza San Pietro, all’Angelus di domenica scorsa, il Papa americano ha, per l’ennesima volta, lanciato un appello alla Pace, questa volta impregnato di  spirito olimpico proponendo ai “potenti della terra”  di interrompere ogni conflitto nell’anno in cui si replicano gli antichi “Giochi”. Un evento suggerito al re Ifito di Elide, un sovrano che evidentemente aveva il sale in testa, e teneva in conto la tranquillità dei propri sudditi e di conseguenza anche a quella dei sudditi dei suoi avversari, e , come da prassi in voga ai suoi tempi (ottavo secolo a.C) chiese  all’Oracolo di Delfi di indicargli un modo sicuro per porre fine alle continue guerre ed anche alle gravi epidemie che devastavano la Grecia. La risposa: “DEDICARE GIOCHI SACRI AGLI DEI”. Per arrestare guerre e  calamità si stabilì di organizzarli ogni quattro anni ad Olimpia e di sancire  per l’occasione una “Sacra Tregua”, con la sospensione di ogni ostilità. I termini furono scritti nel “sacro disco di Ifito”, che aveva cinque cerchi concentrici. Per tutto il periodo delle Olimpiadi fu proibito a tutti di portare armi, erano sospesi tutti i processi e le pene di morte. Sull’altare di Delfi i cinque cerchi furono disegnati così come appaiono dal 1920 nel simbolo delle olimpiadi moderne per rappresentare i cinque continenti del mondo. Un evento originariamente “pagano”, la Sacra Tregua, che con grande apertura mentale Leone XIV, a distanza di 2800 anni dalla prima Olimpiade ha richiamato all’Angelus, un rituale di tutt’altro stampo, Appello caduto nel voto visto che i ”grandi”, hanno risposto solo con annuncio di un possibili accordi su tavoli in cui echeggiano esplosioni di bombe russe e i brividi di freddo e di fame  che distruggono le vite dei bambini ucraini e palestinesi in questo inverno implacabile.

Il segno della Tregua Sacra era la fiaccola, che fermava le póleis ed interrompeva, effettivamente, le guerre pochi mesi prima dell’inizio dei Giochi. Questa veniva portata attraverso tutta la Grecia da giovani che gareggiavano tra loro nella “corsa nello stadio” per decidere chi avrebbe avuto l’onore di “prendere il fuoco” sull’altare del sacrificio e, anche, di “dare il suo nome” all’Olimpiade. Gli eredi di quei giovani in questo 2026 si chiamano Sofia Goggia, Alberto Tomba, Debora Compagnoni, tedofori eccezionali che a Milano e a Cortina hanno ricevuto la fiaccola  da altri grandi campioni, dopo un lungo viaggio attraverso l’intero Stivale, passando per le mani di migliaia di rappresentanti del mondo dello sport di tutte le età. Questo rituale dal forte valore simbolico,  ha avuto il suo epilogo venerdì 6 febbraio nella cerimonia d’inaugurazione della XXV Olimpiade invernale. Uno  spettacolo che ha esaltato il Made in Italy nella sua interezza, dell’arte, della musica, della moda e ovviamente dello sport con un’inaugurazione  “diffusa”  che si è svolta in contemporanea a Milano e  nelle sedi delle gare sulle alpi orientali, vista in tutto il mondo da due miliardi di spettatori grazie alla tecnologia  satellitare- Ma purtroppo nei  giganteschi Cinque Cerchi sospesi nel cielo dello Stadio di San Siro non erano inscritti i “termini della “Sacra Tregua”.. A Milano e a Cortina  ora arde il fuoco del braciere olimpico tecnologico  (v. foto in apertura), ma il fuoco delle bombe imperversa ancora sul suolo ucraino ad incendiare paradossalmente le centrali e le  case frigorifero dove intere famiglie rischiano il congelamento per la mancanza di energia elettrica. Mentre scrivo (con un occhio alla TV per seguire gli azzurri e le azzurre che con le loro medaglie, compensano parzialmente, la delusione per la mancata tregua) ascolto la notizia della morte di un Vigile del fuoco ucraino che stava provando a domare le fiamme che stavano distruggendo un intero quartiere. Fiamme come quelle di Crans Montana, che per non farsi mancare niente ci regala anche l’incendio della tenda/memoriale allestita per raccogliere messaggi, peluche e candele in onore dei ragazzi vittime dell’incendio a Le Costellation. Fiamme come quelle che hanno distrutto il Blindato della Polizia per mano degli infiltrati della Manifestazione di protesta per lo sgombero dei locali del Centro sociale  Askatasuna. Proprio nel nome del Centro (libertà in basco) gli sconsiderati aggressori hanno pensato bene di accerchiare il mezzo della Polizia e lanciare pietre di grosse dimensione verso i finanzieri che cercavano di tirarlo fuori dal veicolo. Sono gli stessi che hanno aggredito  con bastoni e martelli Alessandro Calista, il poliziotto abruzzese del reparto mobile di Padova. La parte sana dello sport prova a dare esempi di solidarietà, di amicizia e di empatia. La parte sana del mondo civile apprezza Federica Brignone portabandiera italiana che sfila sulle spalle dal gigante Amos  Mosaner, Campione di Curling, mentre Sofia Goggia riceve dalle mani di Gustavo Thoni la fiaccola che accenderà il tripode. Quale contrasto con l’immagine della ragazza con il casto che stando sulle spalle di un suo collega avvicinerà al soffitto infiammabile della Discoteca di Crans il candelotto pirotecnico infilato nella bottiglia di Champagne! Una fucilazione alle spalle di 41 giovani carichi di speranza. Scenari di guerra, che nell’anno olimpico si replicano anche nelle strade urbane e perfino nei luoghi di divertimento.

Ergo: “Tregua zero” che non ha nulla di sacro, visto che con i Netanyahu, i Putin e, perché no?, con i Trump, “nun c’appizza” neanche il Papa!.

A  proposito di “tregua olimpica”, qualche anno fa, nel mio “Discorso sul corpo.Lo sport tra mito e didattica”, .avevo riportato un’arguta sottolineatura del giornalista e scrittore Piero Mei pubblicata nell’immediata vigilia di Atene 2004.  

Con l’amara costatazione della sua attualità l’ho scelta come esergo per questo editoriale.

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