Il Dubbio / 99
SPERARE ANCORA?
di Enea DI Ianni
Il Dubbio / 99
di Enea DI Ianni
Poco dopo il “3° Circolo Didattico” divenne Direzione Didattica Statale “Giuseppe Lombardo Radice” e anche le diverse scuole ebbero una intitolazione cessando genericamente di chiamarsi col nome della via che le ospitava. Gli spazi incolti, intorno alla Direzione, si trasformarono in campetti per il calcio, per la pallacanestro, per il tennis, e per l’atletica; il tutto arricchito, nel perimetro interno, da alberi da frutta. Intorno e dentro quella scuola sono fiorite esperienze didattiche e momenti di vitalità che hanno avuto, protagonista principale, l’infanzia tutta, senza distinzione alcuna, e, come co-protagonisti, insegnanti, genitori, nonni e nonne, gente comune e istituzioni. In quella scuola hanno preso consistenza progetti di inserimento e integrazione mettendo, fianco a fianco, famiglie italiane e famiglie albanesi, rumene, polacche, colombiane, ucraine, messicane, russe, tedesche e uruguaiane. Proprio quella scuola, che oggi non “esisterebbe, è stato luogo e sede di coordinamento per esercitazioni sulla sicurezza intercomunale e, nel 2009, durante gli effetti del sisma, ha ospitato il Consiglio comunale di Sulmona nella seduta in cui si deliberò, tra l’altro, il “Piano sulla sicurezza sismica”. Voglio dire che quell’edificio scolastico c’era, c’era già dagli anni 70. Con la riforma “Moratti” la “Lombardo Radice” e la scuola dell’Infanzia “Don Bosco” hanno sperimentato i singoli aspetti delle innovazioni proposte confrontandosi, periodicamente, con altre 79 Direzioni e con lo stesso Ministero dell’Istruzione. C’erano le strutture: la palestra per le attività ginnico-sportive, la Biblioteca dei ragazzi, ùl’ampio atrio vivacizzato, sempre, da momenti d’arte, di teatro, di accoglienza e di commiato, gli ambienti specifici per le esercitazioni delle “Banda musicale Radice” e dell’omonimo coro folcloristico e il laboratorio di informatica. Quellpo di pittura e scultura venivano coordinati dagli artisti Di Placido e Malvestuto e gli ambienti-mensa, colorati con garbo., oltre agli uffici di Segreteria e Direzione e un’ampia e accogliente sala per i momenti di collegialità culturale e didattica e di rappresentanza. E siccome il grigio esterno delle pareti in cemento non consentiva di poter essere “vivacizzato” con i colori dell’età infantile, gli stessi ragazzi della “Radice” provvidero, assistiti da insegnanti e collaboratori e coordinati dal prof. Umberto Malvestuto, a realizzare due pannelli istoriati con i personaggi della loro fantasia, due pannelli che furono – e sono! – collocati sopra l’ingresso principale a testimoniare e ricordare che il luogo, “quel luogo”, non potesse che appartenere all’infanzia, ai ragazzi, alla loro fantasia. Il 31 agosto del 2012, al momento di lasciare il servizio attivo di Dirigente scolastico, ero lì con tutto il personale. Ero in quell’atrio che ci aveva visti e accolti tantissime altre volte risuonando del fresco e gioioso clamore che sanno fare da sempre solo i bimbi e i ragazzi. L’ho vista, quella scuola, con i bambini fino al 2017, poi si è svuotata per poter essere messa sismicamente a norma. Non nascondo la tristezza provata ogni volta che mi è accaduto di passarci a lato e prendere atto che il vuoto e la desolazione si erano sostituiti alla vivacità fresca e prorompente di frotte di alunni dai grembiulini color cielo, al vociare pacato di genitori e nonni in attesa dell’uscita, al via vai frettoloso di insegnanti e collaboratori scolastici. Da un giorno all’altro il niente… da tanto di tutto a niente! Per tutti questi anni abbiamo lasciato aperta la porta alla speranza. Insegnanti, bimbi, genitori, operatori scolastici, cittadini come me hanno continuato a credere che sarebbero tornati a risentire il suono della campanella che apriva al riversarsi della fiumana di bimbi, dal grembiule color cielo, sull’esterno dell’edificio e, prima di perdersi negli abbraccio dei familiari, tornare a riascoltarli inneggiare alla loro età con i versi dell’inno che erano soliti intonare ad ogni evento: “Se il colore dei grembiuli sa di cielo, c’è nel cuore tanto verde di speranza e il calor dei nostri affetti scioglie il gelo. Siamo noi la gioventù che già s’avanza! ” Sperare ancora?