La Rivista

Dieci fotografie di Anna D’Eramo

I linguaggi dell’espressività contemporanea sono i più diversi e variegati. Ci occuperemo oggi di uno dei più importanti ed usati fra di loro, la Fotografia. La...

Inflazione, quando?

Nelle stanze più nascoste ed ovattate dei palazzi della finanza da qualche tempo è stata avviata nel più assoluto riserbo   uno studio approfondito sulla dimensione che dovrà assumere il prossimo processo inflattivo. Dal modo in cui ho posto il problema si intuisce che non sarà una inflazione fuori controllo ma sarà pilotata dalla geopolitica mondiale i cui interpreti principali, come al solito, saranno gli USA e la Cina. Questo, tra i tanti segnali, mi fa pensare che l'inflazione sarà il tema economico-finanziario più importante una volta messa sotto controllo l'attuale crisi sanitaria.

Alitalia: ultimo atto?

L'intento è quello di incoraggiare i lettori più attenti del nostro giornale a cogliere le dissonanze che emergono dallo “spartito”  composto dai politici rispetto ad un modello economico-finanziario  ideale e  alternativo del nostro Paese.           Inauguriamo questa rubrica affrontando un tema divenuto negli ultimi giorni davvero scottante. Cercheremo di farlo utilizzando termini semplici ben sapendo che gli argomenti economici e finanziari sono spesso schivati perché  o troppo tecnici o  troppo accademici. Inutile andare a ritroso nel tempo e ripercorrere le tappe di un disastro che  solo adesso diviene esplosivo ma che ha radici lontane, quando Alitalia veniva utilizzata dalla politica quale ufficio di collocamento per tenere in piedi la sua fabbrica di voti o quando venivano assegnati compensi stratosferici ad amministratori incompetenti sebbene la società vivesse in una fase di prolungata crisi industriale e finanziaria con i conti in progressivo peggioramento tanto da accumulare dal 2000 in poi oltre 12 miliardi di perdite. Sappiamo tutti che queste perdite sono state sistematicamente ricoperte dalla Stato forzando sia le indicazioni della Comunità Economica Europea sia le regole del mercato libero secondo cui le aziende che non reggono la concorrenza debbono essere poste in liquidazione o  fallire, così come avvenuto per Sabena, Swissair, Virgin ed altre compagnie.  La domanda a cui oggi dobbiamo dare risposta è se i criteri sopra enunciati sono ancora fondati  ovvero esistono elementi validi per chiedere ulteriori deroghe che portino ad un concreto e credibile piano industriale in grado di rilanciare il trasporto aereo italiano.

Sebbene la vocazione liberista mi spinga a considerare il mercato come unico regolatore della vita delle imprese debbo invocare, in simile frangente,   l'intervento dello Stato per mettere fine ad una competizione viziata da fattori di potenza e da una evidente concorrenza sleale esercitata da Air France e Lufthansa. Queste due compagnie pur ricevendo sostanziosi aiuti di stato, come del resto tutte le altre compagnie di bandiera, con impudenza hanno chiesto alla Commissione Europea di eliminare  la concorrente Alitalia  con lo scopo non solo di dividersi le spoglie ma di rimanere come players principali nella competizione turistica post covid che si annunzia già da ora ricca di utili sia diretti che indotti . Ma l'importanza di avere una nostra compagnia di bandiera va ben oltre l'aspetto puramente economico essendo in corso una competizione geopolitica sull'orientamento dei flussi turistici dalla quale non possiamo rimanere fuori pena la emarginazione dell'intero settore legato alle vacanze.  Alitalia quindi deve essere giocoforza rilanciata connettendola in modo sinergico con tutti gli altri mezzi di trasporto (ferrovie, linee su gomma, taxi), con le agenzie di viaggio e con la rete enogastronomica di eccellenza  al fine di trasformare il flusso turistico in flusso di capitale, tenendo sempre a mente che l'intero settore, tra movimenti interni, esterni ed indotto, vale quasi il 20% del PIL.

Tutto questo è auspicabile non solo per conservare la nostra italianità ma anche per evitare di buttare al vento i 12 miliardi di Euro già spesi nel tempo .

La rubrica tornerà sul tema Alitalia, ma ovviamente non trascurerà di mettere il “becco” sulle altre voci del restante 80% del Prodotto Interno Lordo e sull'attualità economica e finanziaria con particolare riguardo ai temi inerenti il risparmio e gli investimenti.

Quando non pubblicammo foto “imbarazzanti” di Anita Ekberg

La memoria dei “paparazzi” di ieri è un po’ sbiadita, ma nei miei anni giovanili erano romantici personaggi della notte, celebrati nella “Dolce vita” con simpatia persino da Federico Fellini. Facevano parte del paesaggio, inesistente senza “paparazzi”, mitici eroi dell’obiettivo, sempre a caccia di celebrità, che facevano “notizia” o “scoop”. Ricordo una incantevole Anita Ekberg ospite della nostra città, bellissima e impossibile, mentre una notte tentava di scalare il muro di cinta dell’albergo Jolly, dove ora ha sede la Banca di Teramo/Castiglione M.Raimondo. Un’impresa rischiosa per la celebre diva, considerato il suo tasso alcolico. Ero lì con Beppe Monti, il più bravo “paparazzo” di quei tempi, quando da tutti i lati fotografò l’attrice ubriaca. Ma le foto non furono mai pubblicate, per autocensura, come si faceva allora. Né tentammo di vendere quelle immagini così imbarazzanti dell’attrice, in quegli anni all’apice della carriera. Quando la televisione non c’era le foto erano, più di oggi, indispensabili per quotidiani e rotocalchi, che facevano a gara per procurarsi immagini decisive per le vendite e le tirature, come per il successo e la bravura del cronista e del fotografo. Anche se il “mestieraccio”, a parte qualche scazzottata o testa rotta, aveva un suo stile. Numerose le vicende vissute con Beppe Monti, fotoreporter pronto a scattare e a fare il suo lavoro fino in fondo, senza considerare rischi e pericoli. Da ragazzo la poliomielite gli aveva procurato una seria invalidità ad un braccio, ma Beppe non conosceva limiti né ostacoli ed ogni volta dava il meglio di sé. Mi torna in mente un fatto sconvolgente degli anni ‘80, rivelatosi poi un “giallo” insoluto. Vittima il padre del noto ciclista Vito Taccone, barbaramente assassinato nelle campagne di Avezzano non si sa da chi e perché. Un mistero ancora fitto e persino dimenticato, a distanza di tanti anni. Da inviati di “Crimen”, allora gettonato rotocalco largamente diffuso, arrivammo in ritardo sul luogo del misfatto, quando il cadavere era stato già rimosso e trasferito in obitorio. Impossibile, perciò, la foto d’ambiente. Essenziale e tassativa, invece, per il nostro servizio. Ma l’intraprendente fotoreporter Beppe Monti, per fortuna, trovò subito il rimedio. Con perfetto cinismo professionale, convinse una ragazza che era nel gruppo dei curiosi a calarsi nella parte della vittima, ricostruendo la scena. Distesa per terra e ben coperta da un lenzuolo bianco avuto in prestito, consentì a Beppe una serie d’immagini sul teatro del delitto, che fecero contenta la direttrice del settimanale che retribuiva profumatamente i nostri servizi. Specie quando erano ben corredati di immagini. Ancora più sorprendente l’impesa legata al duplice delitto del gennaio 1959, quando a Ponzano di Civitella del Tronto si verificò un duplice efferato delitto in casa di due possidenti e l'anziana domestica si salvò per miracolo. A lungo le indagini brancolarono nel buio e, per seguire gli sviluppi del “giallo”, arrivarono in città gl’inviati di tutti i maggiori giornali italiani. Inquirenti e giornalisti erano concentrati a Campli, dove i lavori d’indagine si svolgevano presso la caserma dei carabinieri. Una sera improvvisamente, sulla piazza insolitamente deserta, qualcuno mi informò che i responsabili erano stati arrestati e dovevo correre urgentemente in città, dove il questore stava tenendo un’affollata conferenza stampa sugli ultimi clamorosi sviluppi. Furono per me attimi di grande sconcerto e, dimenticando Beppe, in macchina mi precipitai dov’erano radunati tutti i colleghi. Ma il vero colpo a sorpresa si verificò poco dopo. Il mio fotografo, “dimenticato” a Campli, mi aveva raggiunto aggrappato a una camionetta dei carabinieri e in questura mi si avvicinò mentre era ancora in corso la conferenza stampa. Senza far capire nulla ai presenti, in un orecchio mi svelò che, unico fotografo presente, aveva ripreso con la sua Rolleiflex tutti gli arrestati mentre venivano portati in carcere. In quegli anni non c’erano i mezzi tecnici di oggi e senza perdere tempo autorizzai Beppe a prendere un taxi per portare il fotoservizio nella redazione di Roma de “Il Tempo”. Lo scoop del giorno dopo fu clamoroso: solo il nostro quotidiano era riuscito a pubblicare, in esclusiva, tutte le immagini degli arrestati in due pagine speciali, con ogni particolare sulla strage di Ponzano. Un record di vendite nelle edicole e un successone per noi due. Specie quando venne in redazione per congratularsi Mario Cervi, importante inviato del “Corriere della Sera” e, in seguito, con Indro Montanelli, coautore di famosi libri di storia italiana.

“Ai confini dell’impero” di Roberto Puzzu – numero 0

Ai confini dell'impero. La denominazione di questa rubrica sull'arte nasce dalla personale convinzione che i confini dell'impero sono appunto e da sempre una posizione privilegiata per scrutare con attenzione e distacco tutto ciò che avviene al CENTRO. Postazione strategica dalla quale indagare ed eventualmente coltivare tutte quelle produzioni culturali che, spesso, solo la periferia produce nella sua indispensabile implementazione di tutto quello che, il CENTRO del mondo, mostra. La globalizzazione ha prodotto, difatti un unico CENTRO composto a sua volta da tanti altri che si intersecano o si contrappongono sovrapponendosi, a seconda degli interessi. Proprio in quest'ottica diventa fondamentale comprendere il rapporto fra periferie e centro, dentro un percorso che navighi e indaghi la babele dei linguaggi del fare arte, comprendendone le istanze, le mestiche, le tecnologie e la pertinenza semantica anche in relazione alla loro fruizione da parte di un'utenza , qualificata e non.

Economia e/o ecologia? Non ci sono pasti gratis

Il limite. Iniziamo oggi la rubrica che porta questo nome, perché dei limiti e della loro riscoperta parleremo sotto diverse forme. Nella Grecia antica esisteva una divinità che presiedeva al limite, era Nemesi, non la dea della vendetta, come si crede, ma della misura, “fatale agli smisurati”. Questo ci ha insegnato la saggezza greca ed anche il messaggio cristiano. Qualcuno ha scritto di recente, “Dio esiste e non sei tu, per cui rilassati”. Il limite e la misura, assieme all’umiltà, sono alcuni dei nomi della saggezza di cui noi oggi abbiamo assolutamente bisogno.

Le Virtù Teramane: l’eccellenza della Cucina tradizionale. Per rilanciare le risorse del territorio

Torna il mitico piatto delle Virtù per ricordarci che, nonostante tutto, con le eccellenze del territorio è possibile risalire.