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Oncologia Geriatrica: fake news o realtà?

Dica 33 /Emma Travaglini/238

Inauguriamo con  questo articolo la rubrica “Dica 33”, della dottoressa Emma Travaglini, oncologa- geriatra che esercita a Milano. I nostri lettori avranno occasione di attingere dagli scritti della nostra nuova collaboratrice preziose e puntuali informazioni relative  ad un settore della ricerca medica, tra i più delicati e, fortunatamente, in continua evoluzione. I contributi della brillante professionista arricchiranno la nostra Rivista della Domenica, Benvenuta da tutta la Redazione

Il Direttore di Centralmente.com 

 

 Negli ultimi decenni la medicina si è rivelata essere un campo in continua evoluzione grazie alla messa a punto di tecniche innovative e di ricerche rivoluzionarie capaci di rendere i percorsi terapeutici dei pazienti sempre più personalizzati e performanti. L’era digitale e l’avvento dell’intelligenza artificiale rappresentano un grande passo in avanti che permetterà ai futuri dirigenti medici e ricercatori di perfezionare e sintetizzare gli algoritmi diagnostici, di maneggiare grandissime quantità di dati per incentivare la realizzazione di studi su larga scala, di ottimizzare le procedure chirurgiche per renderle sempre più precise e mirate alle caratteristiche del malato ed ai suoi obiettivi di cura.

Se da un lato il ventaglio di opzioni di trattamento sembrerebbe essere aumentato proprio in relazione all’avvento di queste nuove tecnologie e di strabilianti scoperte in campo medico-scientifico, dall’altro lato l’accesso ai livelli essenziali di assistenza sanitaria potrebbe non essere sempre garantito, soprattutto per alcune categorie di pazienti come quelli geriatrici.

Da sempre infatti la popolazione anziana viene considerata lo zoccolo duro della nostra società per i suoi aspetti di disabilità e fragilità intrinseche, a dispetto dell’innegabile patrimonio storico e culturale, fatto di tradizioni antiche e valori autentici, che conserva.

Questo disallineamento tra potenziale opportunità e reale garanzia della miglior terapia possibile per ciascun paziente è ancor più allarmante in ambito oncologico, dove le attuali stime di sopravvivenza sono esponenzialmente incrementate rispetto ai quinquenni precedenti (come riportano tutte le più importanti società scientifiche) per molte categorie tumorali, nonostante un’altrettanta crescita della percentuale di incidenza di nuovi tumori ogni anno. In sintesi ci si ammala sempre di più di tumore ma si sopravvive anche di più, al punto che il prototipo di paziente oncologico si stima abbia un’età media di circa 70-75 anni.

Per questo tutte le più importanti organizzazioni europee e mondiali operanti nel settore oncologico, (come ESMO- European Society for Medical Oncology ed ASCO – American Society of Clinical Oncoloy) negli ultimi dieci anni hanno mostrato un graduale interesse al tema, iniziando a collaborare con la nascente Società Internazionale di Oncologia Geriatrica (SIOG), fondata in Francia agli albori dell’ultimo millennio, ma regolarmente ed ufficialmente istituzionalizzata solo nel 2012, che oggi vanta la collaborazione di numerosi specialisti medici (tra oncologi, geriatri, chirurghi e radiologi interventisti, anestesisti) e non solo (con infermieri e numerose altre categorie professionali in ambito sanitario) provenienti da 80 paesi di tutto il mondo.

Questa cooperazione fruttuosa tra società scientifiche ha obiettivi ambiziosi quali quelli di educare e sensibilizzare il mondo dell’oncologia alle tematiche geriatriche mediante lo scambio di conoscenze specifiche e la creazione di gruppi di lavoro multidisciplinari, di potenziare l’attuale pratica clinica tramite la creazione di adeguati percorsi diagnostico-terapeutici per i pazienti anziani fragili, di implementare la ricerca scientifica con pubblicazioni che possano estendere le attuali linee guida in ambito oncologico anche alla popolazione geriatrica.

Nasce così il Programma di Oncologia Geriatrica (definita in ambito specifico “Oncogeriatrics” o “Geriatric Oncology” a seconda del setting d’azione), un progetto interdisciplinare ben strutturato che permette a tutti i pazienti, specialmente quelli anziani, la stessa possibilità di cura e l’adattamento delle terapie oncologiche, sulla base delle personali caratteristiche e su eventuali evidenze di fattori di vulnerabilità, mediante specifici interventi correttivi e follow up dedicati.

Sul piano internazionale le prime risposte a questa necessità sono state date dagli U.S.A. dove l’accreditamento ed il prestigio dei centri oncologici di riferimento nazionale e mondiale dipende dalla contestuale presenza nel team operativo di un medico geriatra con competenze e formazione oncologica; inoltre l’Associazione Americana di Oncologia Clinica (ASCO). Numerose fondazioni universitarie distribuite sul territorio americano hanno dato vita ad una collaborazione mediante lo stanziamento di fondi (sulla base di una selezione stabilita sul merito) per supportare la formazione di borsisti e l’insegnamento dei docenti in programmi di training in Oncologia Geriatrica, ma anche per sviluppare nuove conoscenze biologiche sul cancro in età avanzata.

Il programma di Oncologia Geriatrica di più lunga tradizione e che ha fatto da apripista negli Stati Uniti d’America e non solo, è quello del Moffit Cancer Center di Tampa (U.S.A.), sviluppato da Ludovico Balducci negli anni 2000, dove i pazienti anziani con tumore vengono visitati in un ambulatorio dedicato e sottoposti ad una Valutazione Geriatrica Multidimensionale prima della formulazione del piano di cura messo a punto da un team multidisciplinare composto da figure mediche e non (farmacista, dietista, assistente sociale, nutrizionista, fisioterapista).

L’attività di questo gruppo, grazie alla sua intensa opera di divulgazione, ha contribuito all’avanzamento delle conoscenze nell’ambito oncogeriatrico degli ultimi anni all’interno delle società scientifiche internazionali.

Tuttavia anche in Europa è in corso uno sforzo importante per incrementare il livello delle evidenze scientifiche nel campo dell’oncologia geriatrica ed esistono realtà virtuose come quella francese in cui sono state inizialmente finanziate con 1.273.000 Euro dall’Istituto Nazionale del Cancro (INCA) 18 Unità di ricerca di Oncogeriatria distribuite su tutto il territorio nazionale; infine Giappone ed Australia sono altresì impegnati nel settore della formazione, anche se una collaborazione strutturata tra oncologi e geriatri esiste solo a Melbourne.

In Italia invece a che punto siamo?

Con caratteristiche operative diverse (a seconda cioè che queste attività coordinate siano strutturate nelle Unità Operative Complesse di Oncologia o di Geriatria) queste unità multidisciplinari sono attualmente presenti in una quindicina di centri ospedalieri italiani, il cui fiore all’occhiello è rappresentato dal Policlinico Universitario Agostino Gemelli – IRCCS Università Cattolica del Sacro Cuore che svolge attività di coordinamento oncogeriatrico sia in un setting ambulatoriale che di degenza per acuti, accogliendo pazienti geriatrici con patologia tumorale che incorrono in complicanze ai trattamenti antineoplastici.

A partire da questa realtà virtuosa si stanno sviluppando in altri ospedali del nostro Paese nascenti Programmi di Oncologia Geriatrica che però molto spesso incontrano ostacoli di natura gestionale (sia per lo scetticismo del mondo oncologico nei confronti dei potenziali vantaggi offerti da una gestione interdisciplinare e sia perché mentre le Unità di Oncologia Medica sono uniformemente presenti sul territorio nazionale, purtroppo ciò non è vero per quelle di Geriatria) e amministrativa-burocratica perché gli enti dirigenziali e aziendali di competenza non mostrano interesse e non forniscono i fondi necessari (stanziati con il PNRR) per lo sviluppo di queste attività così come stabilito dal Piano Oncologico Nazionale 2023-2027 con un accordo tra Stato e Regioni.

Come ampliamente spiegato nelle innumerevoli e recenti pubblicazioni scientifiche internazionali, un Programma di Oncologia Geriatrica potrebbe impattare favorevolmente su diversi indicatori di performance ospedalieri attraverso la riduzione dei livelli di under/overtreatment nel paziente anziano che sottende terapie oncologiche, la riduzione degli accessi in Pronto Soccorso e dei ricoveri ospedalieri evitabili (inappropriati), la riduzione della durata media di degenza ospedaliera, del tasso di istituzionalizzazione e disabilità post-acuzie oltre che dei costi di gestione ospedaliera del paziente oncologico fragile.

Fiduciosi, rimaniamo in vigile attesa per prossimi nuovi sviluppi anche in altre realtà italiane, affinché la lungimiranza ed il coraggio di rischiare prevalgano sull’inerzia e sugli interessi economici.

Le foto dono estratte da ESMO GI2026

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