LA CITTA’-TERRITORIO SEMPRE CANCELLATA NEI PROGETTI CHE SI REALIZZANO (PER GLI ALTRI)
LA CITTA’-TERRITORIO SEMPRE CANCELLATA NEI PROGETTI CHE SI REALIZZANO (PER GLI ALTRI)
Il vino della settimana: RUBESCO – Riserva Vigna Monticchio
La versione oggi esaminata è la Riserva Vigna Monticchio, ossia una piccola parte della produzione che, per ubicazione del terreno, attenzione nella scelta dei grappoli e particolare tecnica di affinamento, ne fanno il prodotto di Punta della cantina Lungarotti. Dopo oltre cinquant'anni di duro lavoro la famiglia Lungarotti è diventata una vera e propria istituzione nel campo della enologia umbra, aiutata anche dal
lavoro di promozione derivante dalla gestione del famoso ristorante Le tre Vaselle messo al servizio della cantina con piatti studiati per esaltare le caratteristiche dei vini prodotti.
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Provenienza: Torgiano – UMBRIA Annata : 2015 Gradazione alcolica: 14,5 % vol. Varietà delle uve: Sangiovese 100% |
Vinificazione: Il rosso Rubesco Vigna Monticchio è uno dei vini di punta della cantina Lungarotti; stupefacente per capacità d'invecchiamento, le uve atte a produrre questo nettare vengono selezionate con un'accurata doppia cernita e portate in cantina per la diraspatura e pigiatura. La fermentazione del mosto avviene in contenitori d'acciaio con macerazione sulle bucce per circa 15-20 giorni e affinamento di circa un anno in barrique seguito da una sosta di vari anni in bottiglia in modo che il vino esca sul mercato solo quando pronto.
Caratteristiche organolettiche: Il Torgiano Riserva Vigna Monticchio riempie il calice con il suo colore rubino di grande intensità. Rivela tutta la sua complessità già dal primo approccio olfattivo, con sentori di prugna, mora, viole appassite, pepe nero oltre ad una rinfrescante vena balsamica. Poi ancora le dolcezze quali cioccolato e wafer. Il sorso tratteggia un vino pieno e suadente, estremamente gustoso, che scorre sul palato come velluto in virtù di una morbidezza accentuata ma perfettamente bilanciata dal giusto apporto di freschezza e sapidità. Grandissimo vino, capace di invecchiare per decenni addirittura migliorandosi. Icona.
Temperatura di servizio: 19-21 °C previa ossigenazione per almeno 2 ore;
Abbinamenti : Carne di manzo in umido tipo brasato, costata alla fiorentina, cinghiale alla cacciatora e, per chi vuole osare, con succulento “Tagano di Aragona” .
Effetto inflazione su mercati e risparmi
Nel corso delle ultime settimane ho più volte scritto di come l'inflazione si appresti a modificare il quadro economico finanziario globale e quindi anche italiano. Ma quale sarà l'impatto sui mercati e quali le conseguenze sui risparmi dei cittadini italiani ?
E,soprattutto, le preoccupazioni degli investitori sono fondate dopo la fiammata registrata negli Stati Uniti qualche settimana fa? Dal punto di vista squisitamente tecnico occorrerà capire se si tratta di un fatto estemporaneo oppure di una vera e propria accelerazione del processo inflattivo che, fino a qualche settimana addietro, veniva visto come in lenta evoluzione. A mio parere la preoccupazione è fondata perché una sua galoppante ripresa obbligherà le banche centrali (FED, BCE, BoE, etc,) a correggere la politica monetaria prima del previsto con inevitabili ripercussioni sui mercati azionari di tutto il mondo. Personalmente credo che il repentino rialzo dell'inflazione sia assolutamente transitorio e presto dovremmo rivedere la sua curva flettere al ribasso per riprendere il ritmo ascendente, dolce e sornione, fino a conclamarsi in modo definitivo nel 2022, quando la FED, a dire di molti, avrebbe già programmato un rialzo dei tassi.. Le ragioni macroeconomiche sono diverse. Provo ad accennarne qualcuna. La prima è legata non ad un aumento dei prezzi generalizzato, come avviene in tutti i processi inflattivi, ma solo ed unicamente a specifici settori toccati dal fenomeno pandemico come le tariffe aeree, le auto a noleggio, la ristorazione e l'industria del turismo in genere. Una seconda ragione è legata al fatto che le persone hanno ricominciato a consumare spendendo i risparmi che hanno accumulato durante l'ultimo anno e mezzo il che segnala, da un lato, la grande potenza inutilizzata del risparmio privato italiano e, dall'altro, la temporaneità dell'incremento dei consumi. C'è infine un ultimo indicatore che contribuisce a confermare la tesi sopra avanzata, ossia la sostanziale stagnazione del mercato del lavoro che ancora oggi sta facendo i conti con il Covid 19 rimanendo largamente al di sotto dei livelli ante pandemia.
Ora mettiamo da parte la macroeconomia e cerchiamo di guardare al problema dal punto di vista di un investitore medio che deve trovare una decente allocazione dei propri risparmi.
In passato conservare la propria “ricchezza” sul conto corrente bancario era una abitudine consolidata perché consentiva di proteggere il capitale dall'inflazione in quanto i tassi di remunerazione erano superiori a quelli della svalutazione della moneta e quindi sufficienti a controbilanciare le perdite subite con la riduzione del potere di acquisto. Nella situazione inversa – alta inflazione e bassi tassi di interesse- mantenere il capitale in liquidità è un modo per perdere valore reale e mortificare i propri risparmi. Un esempio pratico può essere d'aiuto per capire il meccanismo : dato un capitale di 40.000 euro, una inflazione reale al 2% e un orizzonte temporale di 10 anni, il valore reale del capitale liquido alla scadenza sarà pari 26.900 euro . Di converso, se il risparmiatore fosse disposto a correre un rischio mimino e accettasse di investire in strumenti capaci di dare un rendimento del 3% otterrebbe non solo la sterilizzazione dell'effetto inflazione ma anche l'1% di profitto pari ad euro 6550. Spingendo l'esempio più in là, nel caso di un investitore che, per età, prospettiva di vita, situazione famigliare e volatilità dei mercati mobiliari ed immobiliari, fosse disposto a sopportare rischi maggiori pur sempre in un quadro di investimenti bilanciati, avrebbe , numeri alla mano, moltissime probabilità di battere l'inflazione e veder il proprio capitale rivalutato nel corso degli anni.
Spesso ci si convince, sotto l'influenza dei media o di qualche sedicente esperto che gravita nei dintorni della famiglia, che l'inflazione “non è un problema perché negli ultimi anni è stata sotto controllo”; ma questo modo di pensare è completamente sbagliato perché ci si focalizza sul passato per prendere decisioni sul futuro.
Zero, un numero molto semplice da ricordare
Est modus in rebus, si diceva una volta anche nel linguaggio ordinario, quando le élites studiavano il latino e si parlavano tra loro. Oggi non si usa molto e forse è diventata incomprensibile ai più. Anche ieri però era usata come sinonimo per dire che c’è un modo di fare le cose, ma non nel senso della misura, ma del modo di accomodarsi con il mondo, quasi che ci fosse sempre una soluzione ad ogni problema. In realtà i versi famosi delle Satire di Orazio suonano così, “vi è una misura nelle cose, vi sono precisi confini oltre i quali e prima dei quali non può consistere il giusto”. Versi meritatamente famosi perché racchiudono tutta l’etica latina, una forma di saggezza che consiste nel non superare i limiti, ma che spesso gli stessi romani hanno dimenticato. I Greci, più saggi di loro, dicevano che non bisogna abbandonarsi alla Hybris, alla tracotanza, una specie di accecamento dovuto all’eccesso di successo, una forza che si impadronisce dell’essere umano quando la verità è oscurata a causa del dominio della presunzione sull’intelligenza. Anche la successiva cultura cristiana, pur avendo al centro un Dio infinito, proporne però sempre un’etica della misura, della temperanza, della moderazione, del trattenere i desideri che, per loro natura, volano sempre verso il cattivo infinito dei beni materiali.
L’età moderna ha scardinato i limiti attraverso il progresso: oggi è meglio di ieri, ma peggio di domani. La salvezza nell’al di là è stata sostituita con la salute nell’al di qua, nel futuro. La crisi pandemica e la crisi ambientale hanno però dato un colpo decisivo a questa concezione che ha dominato negli ultimi due secoli. Il tramonto delle ideologie e le recenti crisi economiche hanno disincantato l’idea di progresso. Il progresso non è la stessa cosa dello sviluppo, ed entrambi sono limitati e contraddittori. La fede nel progresso è stata sostituita dalla fiducia nello sviluppo tecnologico, ma anche quest’ultima è ora piena di dubbi. Che alternative abbiamo? Come suggeriva il filosofo R. Bodei, che ha ragionato intorno al limite, non dobbiamo velleitariamente abolire ogni limite e ogni confine, ma non dobbiamo neanche santificare gli ostacoli. Dobbiamo ritrovare la misura. Altrimenti la medicina che dovremo bere sarà troppo amara.
Tutte le tesi sviluppiste che puntano sempre sulla crescita, anche quelle che predicano una crescita entro i confini, non sembrano convincere fino in fondo. Ho citato altre volte due studiosi di sostenibilità globale come J. Rockstrom e M. Klum. La loro bella sintesi suona così, “l’abbondanza entro i confini planetari richiede una profonda trasformazione della mentalità. Non crescita senza limiti, e nemmeno limiti alla crescita, ma crescita entro i limiti”. La sintesi sembra elegante e convincente. Eppure nel loro documentatissimo studio sostengono, come la stessa Unione Europea, che dovremmo ridurre l’inquinamento derivato dalla combustione di combustibili fossili del 50 % entro il 2030, ma nel 2050 l’economia globale dovrebbe essere completamente decarbonizzata. Che cosa vuol dire? Che non dovremmo più bruciare niente per produrre energia. Ecco che la loro stessa formula di una crescita entro i limiti appare problematica.
Sembra più giusto quello che scrivono più avanti nello stesso testo, indicando quella che è a loro stesso parere la direzione che il mondo deve intraprendere. “Proponiamo qui un numero, facile da ricordare ma scientificamente ineccepibile, un numero che possiamo insegnare ai nostri bambini, che con ogni probabilità saranno ancora vivi nel 2100. Questo numero è zero”. Un’economia completamente decarbonizzata, dove lo zero viene ripetuto più volte. Zero emissioni, zero perdita di biodiversità, zero espansione dei terreni agricoli e di quelli urbani. Dobbiamo infatti fermare la perdita di specie viventi, dobbiamo trovare il modo di nutrire e di far abitare gli umani della Terra senza espandere ancora le terre coltivabili e il consumo urbano di suolo.
Zero. È un numero facile da ricordare e che lascia poco spazio al dubbio, ma che dovrebbe proprio per questo scatenare l’immaginazione e la creatività umane per riuscire a realizzare una nuova rivoluzione verde. Un movimento che, partendo dalle coscienze e dalla loro educazione, ci aiuti a comprendere che dobbiamo essere noi i custodi delle bellezze che sono rimaste sulla Terra, perché quelle bellezze sono anche buone, indicano la vita e la via. Ma questa utopia sul piano globale deve essere intrapresa a partire dal piano locale, riguarda tutti, il che significa che riguarda ognuno.
La coscienza di…ZENECA (Vaxzevria) e il “Bugiardino”
Il vino della settimana: verdicchio
Le versioni del verdicchio non si contano più ma il top della produzione va ricercato nella denominazione “Verdicchio dei Castelli di Jesi”. Qui il Villa Bucci Riserva è l'indiscusso alfiere della qualità e della tradizione. Ampelio Bucci, purtroppo o per fortuna (fate voi), non è famoso per le sue docenze universitarie ma per la rivoluzione che ha portato nella coltivazione e nell'affinamento del Verdicchio, fino a qualche decennio fa relegato a semplice comprimario di fritture di pesce. Questo è un vino che ha larghe spalle da rosso e come i rossi deve essere trattato, con particolare riferimento alla temperatura di servizio; regge quindi facilmente lunghi invecchiamenti conservando nel contempo i suoi profumi austeri che con il passare degli anni evolvono in maniera sorprendente . Come tutti i grandi vini viene prodotto solo nelle annate migliori : le ultime sono state il 2007-2009-2010-2012-2013-2015.
Provenienza: Ostra Vetere - Marche
Annata : 2009
Gradazione alcolica: 13,5 vol.%
Varietà delle uve: Verdicchio 100%
Tipologia: Le vigne sono ubicate nel comune di Ostra Vetere per un totale di 25 ettari prevalentemente sabbiosi dai quali vengono tratte 90 mila bottiglie all'anno (ovviamente non tutte Riserva).
Vinificazione: la vendemmia è manuale e viene fatta nel corso del mese di settembre in modo da consentire un'attenta selezione dei grappoli; la cantina è fornita di botti in acciaio per la fermentazione delle uve e di altre botti che hanno sui 100 anni di età; queste botti fatte di rovere di Slavonia servono per la lenta maturazione dei vini producendo una perfetta micro ossigenazione che consente un'evoluzione e una stabilizzazione naturale.
Caratteristiche organolettiche: si presenta con un colore paglierino con riflessi verdolini che con il tempo tende a virare verso il giallo profondo; il profumo è complesso, imponente, elegante; emergono tuttavia la nocciola, il miele, la vaniglia. Il corpo è pieno, armonico, equilibrato, persistente. Il finale è lungo e piacevole.
Temperatura di servizio: la bottiglia non deve essere ghiacciata ma appena fresca, tra i 15 e 16 gradi, specie nelle annate più lontane, possibilmente aperta almeno mezz'ora prima. Infatti il vino, affinato a lungo in botte e bottiglia, modifica la struttura dei profumi che da primari (uva e fiori) diventano secondari e terziari (spezie, erbe aromatiche, officinali, minerali, ecc.) . Come avviene per i grandi vini rossi il VILLA BUCCI ha bisogno di respirare e se bevuto freddo si chiude.
Longevità : se ben conservato a temperatura costante di 12/ C. può
restare in cantina per almeno 2/4 anni.
Abbinamenti : Le particolari caratteristiche lo candidano a compagno ideale di ravioli di pesce, astice alla thermidor, bleu d'auvergne, ma, per chi vuole osare, il meglio lo esprime con un bel rombo alla dieppoise.
