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10 MILIARDI PER SALVARE L’AGRICOLTURA NAZIONALE:ABRUZZO LABORATORIO

Cucina&Cantina /Centralmente/238

       di Marcello Martelli
L’ABRUZZO A FORTISSIMA VOCAZIONE RURALE PUO’ ESSERE LABORATORIO DI NUOVO SVILUPPO,SOPRATTUTTO PER I GIOVANI E LE AREE INTERNE

 

 L’agricoltura italiana è tornata al centro del dibattito nazionale. Non solo per il suo valore economico, ma per il suo ruolo strategico nella sicurezza alimentare, nella tutela del paesaggio e nella tenuta sociale dei territori interni.

L’allarme lanciato da Coldiretti fotografa un settore stretto tra costi energetici elevati, cambiamenti climatici, concorrenza internazionale e marginalità delle aree rurali. In questo scenario, un piano da 10 miliardi di euro non rappresenta soltanto una cifra: è un segnale politico. È la scelta di considerare l’agricoltura non come comparto residuale, ma come infrastruttura primaria del Paese.

Le imprese agricole affrontano emergenze strutturali: siccità prolungate, eventi estremi, aumento dei costi di produzione, difficoltà di accesso al credito. La transizione ecologica, pur necessaria, richiede investimenti che molte aziende non sono oggi in grado di sostenere autonomamente.

Per questo il piano annunciato assume un valore strategico: sostenere la modernizzazione delle imprese, incentivare l’innovazione tecnologica, favorire la sostenibilità ambientale e garantire la competitività sui mercati. Ma la vera sfida è territoriale. Ed è qui che regioni come l’Abruzzo entrano in gioco.

L’Abruzzo è una regione a forte vocazione agricola, caratterizzata da un equilibrio unico tra aree costiere, collinari e montane. Qui l’agricoltura non è soltanto economia: è presidio del territorio, contrasto allo spopolamento, tutela ambientale.

Gli incentivi previsti dal piano potrebbero tradursi in:

  • Sostegno alle aziende delle aree interne, spesso penalizzate da infrastrutture carenti e minore accesso ai mercati.

  • Investimenti in irrigazione intelligente e gestione idrica, fondamentali per affrontare la siccità.

  • Incentivi per l’agricoltura biologica e di qualità, segmento in cui l’Abruzzo può rafforzare la propria identità.

  • Sostegno ai giovani agricoltori, per favorire il ricambio generazionale e contrastare l’abbandono delle campagne.

  • Digitalizzazione e agricoltura di precisione, strumenti chiave per aumentare produttività e sostenibilità.

Un piano mirato può trasformarsi in leva di sviluppo, soprattutto se integrato con fondi europei e politiche regionali coerenti. Il rischio, tuttavia, è fermarsi alla gestione contingente. Dieci miliardi possono rappresentare un primo passo, ma serve una strategia di lungo periodo: infrastrutture moderne, filiere corte, tutela del “made in Italy”, semplificazione burocratica.

Per l’Abruzzo l’occasione è duplice: rafforzare la competitività delle sue produzioni e consolidare il ruolo dell’agricoltura come argine allo spopolamento delle aree interne. Investire qui significa investire in equilibrio ambientale, in sicurezza alimentare, in coesione sociale.

 L’agricoltura non chiede assistenza: chiede strumenti per competere. Se il piano saprà tradursi in incentivi concreti, mirati e accessibili, potrà diventare un modello di intervento replicabile. E l’Abruzzo, con la sua identità rurale e la sua resilienza, può essere il laboratorio di una nuova stagione di sviluppo agricolo nazionale.

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