Home La Rivista Attualità e Amarcord SMART CITIES. L’ITALIA ARRANCA E SPERA NELL’A.I.

SMART CITIES. L’ITALIA ARRANCA E SPERA NELL’A.I.

Attualità/Paolo Rico/ 218

 Si affida alle promesse tecnologiche dell’A.I. il nostro Paese, per risalire la china nella classifica delle città-intelligenti, che sprofonda l’Italia al 50° posto nel mondo. Si punta a mobilità sostenibile e telecontrollo automatizzato del traffico per strada e, soprattutto, nei parcheggi. Ma è importante anche la formazione dei cittadini.

  «Non esistono città intelligenti senza cittadini intelligenti»

Carlo Ratti, 1971, Torino, urbanista

 Sarà pure, da 90 anni almeno: «un popolo», l’italiano: «di (…) pensatori, scienziati (…)»; perfino: «di eroi, navigatori», soprattutto di: “automobilisti”. Ma questi: «trasmigratori, santi, poeti, artisti» sono sonoramente bocciati in trasformazione e rigenerazione urbana ovvero si beccano un orripilante “zero spaccato” in smart city perché il nostro Paese non compare affatto nella specifica graduatoria mondiale. Non c’è, infatti, nessuna località nazionale tra le 146 città analizzate dagli esperti dello Smart City Index, ordinato per conto dell’ Imd (International Institute for Management Development), che ha posto sul podio Zurigo, Oslo e Ginevra.

    L’impellenza, perciò, consiglia di recuperare frettolosamente il gap, particolarmente, nell’infrastrutturazione digitale. Ad evitare che uno sguardo di negligente gestione pubblica della nicchia “smart city” nuoccia soprattutto ad urgenti ed irrinunciabili ottimizzazioni in comparti, come: abbattimento di inquinanti; efficienza della mobilità sostenibile ed integrazione tra buone pratiche di governance, secondo i rilievi, con i quali l’Imd ha cassato l’Italia dalla citata classifica. In effetti, la censura più severa è stata riservata ai nostri gravi ritardi in parametri di modernizzazione, a principiare dal mancato ricorso a vantaggiose applicazioni sociali della matrice afferente all’Intelligenza Artificiale.

    In proposito non mancano indicazioni. Ad esempio, brand qualificati suggeriscono, per aggiornati scenari ambientali, precisi interventi per la qualità dell’aria, affidandosi ad una decina di tecnologie in grado di sorvegliare le emissioni del traffico motorizzato;  di equilibrare  predittivamente il volume della circolazione cittadina;  di automatizzare la raccolta differenziata dei rifiuti nei cassonetti; di vigilare sulla manutenzione degli edifici; di promuovere lo scambio locale di energie rinnovabili; di valorizzare la cosiddetta agricoltura verticale, supportandola con connettività a processi di AI.

E’ chiaro che: «la tecnologia non può rimanere una promessa», si sottolinea da parte di operatori competenti, i quali insistono nel richiamare come: «la modernità rappresenta una leva di impatto concreto sul deficit di specializzazione dei nostri contesti residenziali, allontanati dalle caratteristiche proprie delle smart cities».

    Ma le persone sono il primo mattone di strutture smart; di città efficientizzate e tecnologiche. A tal fine non deve mancare un’ampia e mirata informativa pubblica, che dimostri natura, forma, convenienze della città avanzata, facilitandone l’utilizzo in tutti gli aspetti socialmente significativi per cittadini, convinti di condividere e valorizzare contesti all’altezza della sfida dei tempi.

    Basta riflettere sulle origini delle smart cities. La prima a Rio de Janeiro nel 2009. Entra allora in vigore il primo programma di innovazione tecnologica per il contenimento degli sprechi domestici; per il miglioramento tecnico-operativo della raccolta del pattume metropolitano e, più estesamente, per l’enfatizzazione degli indicatori inscritti nel concetto di qualità-di-vita-urbana-sanificata.

Secondo principi di altre epoche, come osservano autorevoli studiosi, i quali retrodatano -taluno all’industrialismo dell’epoca baconiana; altri alle concettualizzazioni estetico-urbanistiche del Rinascimento –  alle dinamiche del razionalismo moderno l’attenzione intelligente agli scenari delle città e agli ambienti dei residenti, quasi anticipatori della più recente riflessione sulle azioni a favore della smart city. D’altronde, è attualissimo sulla cosiddetta architettura cognitiva, fondata su previsioni di servizi proattivi, richiesti dall’evoluzione dei tempi; soprattutto dai rapidi mutamenti delle esigenze dei cittadini. Tanto che si sottolinea come la «città intelligente non è quella che raccoglie più dati», giustificano gli urbanisti del settore, impegnati ad evidenziare come smart city richieda piuttosto: «tempestiva interpretazione dei dati raccolti altrettanto sollecitamente e scrutinati per assumere le migliori decisioni conseguenti».

    A tal fine si raccomanda il ricorso competente a deshboard e piattaforme digitali in grado di consentire ai cittadini di partecipare alla denuncia di eventi e al loro superamento tramite pubbliche informative su appositi display collettivi o personali. Proprio come sta avvenendo con le scelte del pianeta-SEO (Search Engine Optimization) ovvero quello spazio, dedicato ad impostare le migliori strategie per migliorare la visibilità di un sito. Si è capito che non c’è più spazio per la sola parola-chiave (keyword), ma è necessario lo strumento entificatore: ovvero uno strumento più articolato, cioè, con un numero di specificazioni utili ad orientare la ricerca digitale più interessata al risultato atteso. Operazione. che l’AI facilita e, grazie alle sue risorse mirate dirige con facilità alla costruzione di senso, conseguito con notevole profitto competitivo rispetto ad altre procedure algoritmiche. Insomma, quel che succede ogni giorno nelle città obbliga a gestioni integrate di strumenti non solo tecnologici, ma cognitivi, al fine di propiziarne la penetrabilità e di portare ad un guadagno comunitario in termini di istruzioni e scelte operative. Sufficiente pensare alle condizioni del traffico. Quel che sospinge complessivamente a programmi coordinati e condivisi di nuova cittadinanza futuribile.

di Paolo G. Rico (cliternum@yahoo.it)

 

 

 

 

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