VALERIO MAGRELLI : LA POESIA COME STRUMENTO DI CONOSCENZA

Valerio Magrelli, è una delle voci più originali della poesia italiana contemporanea. La sua ricerca si colloca lungo una linea riflessiva e analitica, in cui il testo poetico diventa non tanto un luogo di sfogo emotivo quanto un dispositivo conoscitivo, capace di interrogare la realtà con rigore e precisione.
Nei suoi versi, il linguaggio assume un ruolo centrale: la parola si avvicina al lessico scientifico e filosofico, trasformandosi in strumento d’indagine. Non è raro incontrare nelle sue raccolte termini mutuati dalla medicina, dalla fisica o dalla logica, che vengono riutilizzati in chiave metaforica senza perdere il loro rigore concettuale. La poesia, in Magrelli, si muove quindi tra due poli: da un lato l’aderenza al dato empirico, dall’altro l’apertura all’astrazione.
Questa tensione produce uno stile limpido e insieme straniante. Le immagini non puntano a un effetto lirico tradizionale, ma a una sorta di “radiografia” dell’esperienza: la realtà viene scomposta e osservata nelle sue minime articolazioni, come sotto una lente d’ingrandimento. Ciò che emerge è una poesia della precisione e della distanza, ma anche della meraviglia, capace di mostrare come il mondo quotidiano, analizzato con sguardo quasi clinico, possa rivelare aspetti inattesi e profondamente umani.
Magrelli rappresenta dunque un esempio di come la poesia contemporanea possa assumere funzioni nuove: non solo cantare, evocare o emozionare, ma anche esplorare, indagare, mettere in questione. In questa prospettiva, il suo lavoro si inserisce in una tradizione che affianca il pensiero filosofico e scientifico, aprendo la scrittura poetica a una dimensione di ricerca e di conoscenza

NATALE, CREDO, SCADA IL BOLLINO BLU

Natale, credo, scada il bollino blu
 del motorino, il canone URAR TV,
poi l’ICI e in più il secondo
acconto IRPEF – o era INRI ?
La password,  il codice utente, PIN e PUK
sono le nostre dolcissime metastasi.
Ciò è bene, perché io amo i contributi,
l’anestesia, l’anagrafe telematica,
ma sento che qualcosa è andato perso
e insieme che il dolore mi è rimasto
mentre mi prende acuta nostalgia
per una forma di vita estinta: la mia.

“PICCOLE STANZE D’ALBERGO”

Piccole stanze d’albergo,
grandi macchine di solitudine.
Tagliato come un gambo dentro il vaso,
aspetto. Moquette. Avvolgibili.
Piccole macchine di grande solitudine,
là dove il celibato sposa l’alienazione
con me testimone alle nozze
fra la Mancanza e la Ripetizione.

ASSEDIO DEL VISIBILE – FORZA DELL’INVISIBILE

Invisibile e invincibile
è lo stampo che porto dentro me,
stampo del mondo impresso a me nel mondo
e che mi fa essere al mondo
soltanto nella forma dello stampo.
Dov’è la libertà, se la malinconia
raccoglie le sue nuvole senza nessun perché?
Sto qui e subisco il loro lento transito
solo aspettando
all’ombra di me stesso.