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QUANDO LA VIOLENZA SFIDA LA DEMOCRAZIA E METTTE IN GINOCCHIO LO STATO

Attualità&Amarcord /Marcello Martelli/ 217

Sessanta agenti feriti, città nel caos, cittadini in ostaggio della paura.

È il momento di scelte chiare: la libertà va difesa, la violenza va isolata.

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 Disordini, violenze, devastazioni. In diverse città italiane si stanno registrando episodi gravi di tensione urbana, culminati in scontri con le forze dell’ordine, danni a infrastrutture pubbliche e attività commerciali vandalizzate.

Il bilancio è pesante: sessanta agenti feriti (anche da Pierpaolo Pasolini difesi come “figli del popolo”), numerosi arresti, centri urbani messi a soqquadro e migliaia di cittadini barricati in casa per timore di essere coinvolti nel caos.

Il diritto a manifestare è tutelato dalla Costituzione. Ma quando la protesta diventa assalto, quando la rivendicazione si trasforma in devastazione, allora la linea di demarcazione è superata. Non si tratta più di dissenso democratico: siamo di fronte a una vera e propria sfida allo Stato di diritto.I fatti: violenza organizzata, impunità diffusa.Le immagini delle ultime ore parlano chiaro. Volti coperti, lanci di pietre, molotov, auto in fiamme, barriere distrutte, poliziotti circondati e aggrediti.

Non è questo il volto della democrazia. E non si può più ignorare la realtà: gruppi organizzati, talvolta infiltrati nei cortei pacifici, stanno usando il malcontento sociale come scusa per attaccare le istituzioni. Eppure, in troppi si rifugiano dietro l’analisi sociologica, il garantismo ad oltranza, la paura di “criminalizzare il dissenso”. Ma difendere la legalità non è repressione. È tutela dei diritti. Di tutti: non solo di chi protesta, ma anche di chi lavora, studia, paga le tasse e desidera vivere in una città sicura.

Il cortocircuito è evidente. Mentre i delinquenti devastano, lo Stato spesso appare timido, trattenuto, impacciato. Le forze dell’ordine – in prima linea, ferite e isolate – pagano un prezzo altissimo in termini fisici e morali. Intanto, chi infrange la legge sa di poter contare su un sistema debole, lento e indulgente, chi protegge oggi i cittadini onesti?

Chi rispetta la legge deve convivere con la paura, mentre chi la viola troppo spesso gode dell’impunità? Di fronte a questo scenario, servono risposte concrete e immediate, non dichiarazioni d’intenti. Le autorità devono:

  • Potenziare le forze dell’ordine, fornendo strumenti adeguati, tutela legale e riconoscimento del loro ruolo.

  • Riformare il sistema penale, con pene certe per chi aggredisce, devasta, distrugge e minaccia la sicurezza collettiva.

  • Reintrodurre l’educazione civica in modo serio e strutturato: non si può costruire una società giusta senza educare al rispetto delle regole.

  • Investire nel recupero delle periferie e nel contrasto al degrado urbano, per prevenire radicalizzazioni e violenza.

La libertà dei giusti non può essere ostaggio dei violenti. Una democrazia forte non è quella che tollera tutto per paura di sembrare autoritaria. È quella che difende con fermezza la legalità, che protegge chi rispetta le regole e isola chi le infrange.Oggi, il rischio non è solo la perdita del controllo delle piazze, ma anche – e soprattutto – la perdita di fiducia dei cittadini nello Stato. E questo sarebbe un danno incalcolabile, ben più grave di qualsiasi devastazione urbana.

È tempo di voltare pagina. Non con vendette o repressioni indiscriminate, ma con fermezza, chiarezza e coraggio istituzionale. Perché senza sicurezza non c’è libertà, e senza ordine non c’è democrazia.

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