Attualità&Amarcord /Marcello Martelli/212
.Quando pochi leggono e molti scrivono. Libri, soprattutto, che si moltiplicano a ritmo crescente. Come i premi letterari, che sono importanti, importantissimi, anche se la letteratura non conta più nulla. Anzi, si è persa con la critica e la sua funzione fondamentale ormai esautorate. Oggi il conformismo generale prende tutto per buono, e ogni premio serve per fare passerella e firmalibri. Ma la letteratura? E’ una riflessione amara e lucida sullo stato attuale della letteratura e del sistema che le ruota attorno: un mondo in cui si scrive tanto, si legge poco e si premia ancora meno ciò che davvero conta. “Quando pochi leggono e molti scrivono”: questa frase racchiude una delle contraddizioni più evidenti del nostro tempo. L’accesso alla scrittura — grazie ai social, ai blog, alle piattaforme di self-publishing — si è enormemente ampliato. Chiunque oggi può scrivere un libro e farlo circolare. Ma a questo boom non corrisponde un incremento della lettura. Al contrario, i dati mostrano un calo costante di lettori forti, soprattutto tra i giovani.
Paradosso contemporaneo: aumentano gli autori, ma diminuisce il pubblico. Più contenuti, meno attenzione. È la “sovrapproduzione culturale” che rischia di svuotare di senso l’atto creativo stesso. Ogni anno in Italia (e non solo) si pubblicano migliaia di titoli. La quantità ha sostituito la qualità come metro dominante. I grandi gruppi editoriali spingono per pubblicare sempre di più, spesso puntando su titoli “sicuri” (volti noti, influencer, storie già rodate), mentre le opere davvero innovative faticano a emergere. Risultato: la cultura editoriale diventa industriale, con logiche di mercato che prevalgono su quelle estetiche o critiche. Qui l’ironia è tagliente: i premi sono sempre più centrali nel marketing editoriale, ma la letteratura — nel suo senso più profondo — ha perso centralità. I premi non sempre premiano il valore letterario autentico, ma spesso rispondono a logiche commerciali o mediatiche.
Passerella e visibilità, appunto: un premio è un volano per vendere, non necessariamente un sigillo di qualità. La critica letteraria — quella vera, non la promozione mascherata — è sempre più marginale. I quotidiani e le riviste ne parlano meno, e nel dibattito pubblico la voce dei critici ha perso peso. Al suo posto troviamo recensioni brevi, spesso superficiali, e classifiche di vendita.
Senza critica, manca il filtro. Tutto diventa “bello”, “emozionante”, “imperdibile”. Ma chi aiuta il lettore a orientarsi davvero? Il conformismo generale prende tutto per buono.Il pubblico, disabituato alla lettura attenta e alla riflessione, accetta ciò che viene proposto senza spirito critico. Il gusto si uniforma, la diversità di stile e di visione diventa anomalia, e non ricchezza.
Conseguenza: l’appiattimento culturale. La letteratura perde la sua capacità di disturbare, di interrogare, di far pensare.
-
“Ogni premio serve per fare passerella e firmalibri. Ma la letteratura?”
È la domanda finale, quasi un grido. Dove finisce la letteratura, quella che sfida il tempo, quella che ci cambia? I premi diventano eventi mondani, i festival vetrine, gli autori personaggi. E la scrittura? Spesso rimane sullo sfondo.
La riflessione proposta denuncia un sistema in cui la quantità oscura la qualità, il marketing oscura la critica, e il successo di superficie sostituisce il valore profondo. Ma non tutto è perduto.
Oggi più che mai c’è bisogno di:
-
lettori consapevoli, capaci di scegliere e cercare voci fuori dal coro;
-
autori coraggiosi, disposti a non scrivere solo per compiacere il mercato;
-
critici e divulgatori che tornino a fare da ponte tra i libri e i lettori;
-
spazi indipendenti dove la letteratura torni a essere discussione, non solo prodotto.






