IL CANTO DELLA MEMORIA E DELLA RESISTENZA: “MUSIC FOR THE DEAD AND RESURRECTED” DI VALZHYNA MORT

Nel panorama della poesia contemporanea, Music for the Dead and Resurrected (2020) di Valzhyna Mort rappresenta una delle voci più potenti e necessarie del nostro tempo. Originaria della Bielorussia, Mort scrive in inglese con una voce carica di memoria storica, trauma collettivo e una tensione lirica che cerca di fare ordine nel caos della violenza, della repressione e della perdita. In questa raccolta, l’autrice compone un vero e proprio requiem per i morti — vittime della guerra, del totalitarismo e dell’oblio — ma anche un inno per i risorti, coloro che cercano di tenere viva la lingua, la cultura e la verità in mezzo al silenzio imposto

Al centro di Music for the Dead and Resurrected c’è la memoria: quella personale e quella collettiva. La poesia, per Mort, non è solo espressione individuale, ma atto di testimonianza e resistenza. Cresciuta in un Paese dove la verità storica è spesso stata manipolata o cancellata, l’autrice si fa carico di parlare per chi non può più parlare. Questo si riflette già nel titolo: la musica è per i morti — cioè per chi è stato cancellato dalla storia — ma anche per i risorti, cioè per chi cerca di tornare alla luce attraverso la parola poetica.

Un altro elemento centrale è la riflessione sul linguaggio. Mort scrive in inglese, ma con l’anima di chi pensa in bielorusso, in russo, e porta su di sé il peso del bilinguismo forzato, della colonizzazione culturale. La lingua non è mai neutra nei suoi versi: è campo di battaglia. Nei suoi versi, il bielorusso emerge a tratti, come segno di resistenza, come forma di esistenza contro l’estinzione culturale.

I componimenti di Mort si distinguono per la loro costruzione meticolosa e per una musicalità complessa. Non c’è nulla di dolce o armonioso nel canto di questa raccolta: la musica evocata è dissonante, spezzata, fatta di pause, ripetizioni e silenzi. La forma segue la sostanza: i versi spesso si interrompono bruscamente, le immagini sono taglienti, i registri variano tra lirismo e crudo realismo.

In Music for the Dead and Resurrected, Valzhyna Mort ci mostra una poesia necessaria, politica nel senso più profondo e umano: quella che si fa carico della memoria collettiva, che resiste all’oblio e che offre una possibilità di resurrezione, almeno simbolica, a chi è stato cancellato. Con una voce insieme intima e corale, Mort canta per i suoi morti — e i nostri — invitandoci ad ascoltare e a ricordare.

Metti le tue ossa in trecce di tombe, boschi.
Metti le tue ossa in trecce di tombe, dirupi.
Metti le tue ossa in trecce di tombe, campi, paludi.
…
Intreccia con cura le tue ossa.
Intreccia con coraggio le tue ossa.
Pettina con le dita le tue ossa
in ordinate trecce
nei nostri boschi, dirupi, campi, paludi.

Da “Genesis”

Ho sempre preferito Caino.
La sua rabbia,
la sua solitudine,
la sua mancanza
dell’amore materno,
il suo sarcasmo cristiano: “Sono io
il custode di mio fratello?”
chiede l’assassino di suo fratello.
Non siamo forse davvero
i custodi dei nostri morti?

Da “Baba Bronya”

«Quando imploro un po’ di privacy, chiedi: “Ti ho già raccontato del giorno in cui i bolscevichi vennero a portar via il tetto della nostra fattoria?”»