Attualità /Marcello Martelli/204
Abruzzese il magistrato che dopo 18 anni ha riaperto l’indagine sul delitto di Garlasco, che ha già un condannato, l’ex fidanzato della vittima Chiara Poggi. In Abruzzo un altro magistrato, dopo 19 anni, ha riaperto di recente l’inchiesta sul duplice delitto di Nereto, in Valvibrata.
Due tragici fatti diversi, soprattutto per il trattamento mediatico ricevuto fin dal primo momento: tutti i media mobilitati massicciamente per il “delitto Poggi”, nessuna attenzione a livello nazionale per il massacro dei coniugi Masi, che tuttavia resta un “giallo” impenetrabile. Senza un colpevole e senza la risonanza mediatica che meriterebbe. Visto che per violenza e ferocia non ha niente da “invidiare” al delitto di Garlasco.
Anzi… Il duplice omicidio di Libero Masi ed Emanuela Chelli, avvenuto nella notte tra il 1° e il 2 giugno 2005 a Nereto, resta uno dei casi di cronaca nera più inquietanti e irrisolti d’Abruzzo. Nonostante l’evidente violenza del delitto — entrambi furono massacrati a colpi di machete — e le numerose ipotesi investigative, il caso è rimasto senza colpevoli.
Nel marzo 2024, a distanza di 19 anni, il procuratore Ettore Picardi ha deciso di riaprire le indagini, affidando il caso ai carabinieri. La decisione è stata motivata dalla necessità di approfondire ulteriormente le circostanze del delitto e valutare eventuali nuovi sviluppi.
Il procuratore Picardi ha già avuto esperienza in casi complessi, come quelli degli omicidi di Melania Rea e Rossella Goffo, che sono stati risolti e hanno ricevuto attenzione mediatica nazionale.
Il caso Masi si distingue per la sua drammaticità e per l’assenza di un movente chiaro. La verità resta sconosciuta visto che le indagini iniziali avevano escluso l’ipotesi di una rapina (l’avvocato, il pomeriggio dell’omicidio, aveva riscosso una somma di denaro) avevano portato all’archiviazione delle accuse dei sospettati, tra cui tre marsicani e due teramani. Inoltre, la figura di Massimo Bosco, un disoccupato che si era autoaccusato del delitto, ha complicato ulteriormente le indagini, portando alla sua condanna per calunnia.
Il caso torna quindi a suscitare interesse e preoccupazione. La riapertura delle indagini offre una nuova speranza per ottenere giustizia per le vittime e per le loro famiglie. Anche se il diverso trattamento dei media nazionali, resta e continua..






