Home La Rivista Attualità e Amarcord GRAN SASSO; TORNA LA SPERANZA !…MA  SERVE UN PIANO SERIO  PER RIPARTIRE

GRAN SASSO; TORNA LA SPERANZA !…MA  SERVE UN PIANO SERIO  PER RIPARTIRE

Attualità /Marcello Martelli/203

 

 A Prati di Tivo e Prato Selva, due mete turistiche del Gran Sasso, torna la speranza per ripartire, dopo troppi anni di attesa. Il Tribunale di Teramo ha sentenziato una svolta per la custodia e la gestione degl’impianti sportivi. Speriamo sia la volta buona, senza ulteriori rimballi delle competenze e delle responsabilità. Per rimettere in cammino la macchina del turismo, in crisi da troppo tempo; anzi, va indietro da oltre trent’anni, con le stazioni sciistiche chiuse e le attività commerciali che vivacchiano.

Il Gran Sasso teramano merita ben altro, dopo l’apertura del Traforo e dell’autostrada, che portano in Abruzzo un turismo che punta sulle spiagge della costa adriatica, ignorando la montagna che si spopola e muore.

La situazione delle località montane di Prati di Tivo e Prato Selva è emblematica di una più ampia crisi del turismo montano in Italia, in particolare nell’Appennino centrale. Dopo decenni di promesse mancate, rimpalli burocratici e occasioni perse, la recente sentenza del Tribunale di Teramo potrebbe finalmente segnare un punto di svolta per la gestione degli impianti sportivi — ma l’entusiasmo va temperato dal realismo.

Un abbandono istituzionale grave e prolungato: il fatto che serva una sentenza del tribunale per sbloccare una situazione che avrebbe dovuto essere risolta dalle istituzioni locali e regionali è già di per sé un fallimento. Gli impianti sciistici chiusi da anni e il conseguente declino delle attività economiche locali non sono frutto del caso, ma di scelte politiche miopi, di assenza di visione strategica e di incapacità gestionale cronica.

Dopo l’apertura del Traforo del Gran Sasso e il potenziamento dell’autostrada, si è lasciato credere che il turismo balneare bastasse a trainare l’intera economia turistica regionale. Una visione profondamente sbagliata. Le montagne teramane, con la loro bellezza, sono state completamente ignorate, contribuendo al loro spopolamento e all’abbandono delle attività primarie e secondarie.

Ma il Gran Sasso teramano non è solo una risorsa naturale: è un patrimonio culturale, ambientale ed economico. Le stazioni sciistiche — se ben gestite e integrate con un’offerta turistica moderna e sostenibile — possono diventare motore di sviluppo per l’intero territorio. Questo però richiede investimenti seri, programmazione a lungo termine, sinergia tra pubblico e privato, e soprattutto la fine delle guerre tra enti locali, che per troppo tempo hanno paralizzato tutto.Che fare adesso?

Sperare non basta più. Serve un piano operativo concreto, con tappe chiare e tempi certi. Non è più tempo di conferenze stampa e promesse elettorali. È tempo di riattivare gli impianti  con una gestione professionale; incentivare le attività ricettive e commerciali; promuovere il turismo attivo (escursionismo, sport invernali, esperienze culturali);valorizzare i borghi montani contro lo spopolamento.

Il Gran Sasso teramano merita ben altro di quello che ha avuto finora: merita rispetto, progettualità, ampia visione . Se la sentenza del tribunale sarà davvero l’inizio della rinascita, lo diranno i fatti. Ma questa occasione non può e non deve andare sprecata.

 L’Abruzzo non può continuare a voltare le spalle alle sue montagne sottovalutando una risorsa come iI turismo montano-

 

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