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L’ITALIA DEVE RISCOPRIRE IL COMANDANTE AMMAZZALORSO E IL SUO MESSAGGIO DI PACE CHE PIACEVA A PAPA FRANCESCO

Attualità /Marcello Martelli/201

 

“Nessuna memoria può essere vera se non è anche misericordiosa”.

Papa Francesco

 

 Aldo Cazzullo, noto giornalista e scrittore, intervistato da “Il Centro” ha ricordato la “Resistenza perfetta”, parlando della Brigata Maiella. Di più: ha citato la “banda Ammazzalorso” e il suo comandante che, gridando “perdonate ai fascisti”, 80 anni fa pose “il problema della riconciliazione nazionale, di ricostruire l’unità italiana”. Davvero un bel contributo alla verità storica, visto che la figura di Armando Ammazzalorso, leader della Resistenza di Bosco Martese, nel Teramano, viene sempre ignorata nelle commemorazioni ufficiali della Liberazione.

In un’Italia che ogni 25 aprile si interroga — a volte con stanchezza, a volte con retorica — su cosa sia stata davvero la Resistenza, c’è ancora un nome che non trova posto nelle cerimonie ufficiali, nei discorsi pubblici, nei libri di testo. Un nome che evoca coraggio, dignità e soprattutto riconciliazione: quello di Armando Ammazzalorso, comandante partigiano abruzzese, protagonista della battaglia di Bosco Martese, oggi pressoché ignorato dalla memoria ufficiale.

Eppure è proprio da lì, da quel bosco fitto ai piedi della Montagna dei Fiori, che il 25 settembre 1943 partì la prima resistenza armata d’Abruzzo contro i nazisti. Un gruppo improvvisato di uomini — civili, ex militari, giovani contadini — riuscì a respingere un reparto tedesco. Tra loro, Ammazzalorso guidava senza divisa, senza copertura politica, ma con uno straordinario senso di giustizia.

Dalla sua banda nascerà la Brigata Maiella, unica formazione partigiana decorata con la medaglia d’oro al valor militare. Eppure il suo nome non viene mai pronunciato nei discorsi ufficiali dell’ANPI locale, né ricordato tra le grandi figure della Liberazione. Perché? Forse da vero antifascista, rifiutò anche il comunismo? Forse perché scelse la via del perdono, invece che della vendetta. Un uomo che, in un’Italia lacerata, trovò il coraggio di dire: «Perdonate ai fascisti». Una frase che allora poteva sembrare quasi un tradimento, ma che oggi dovrebbe risuonare come un’anticipazione profetica di quel cammino di riconciliazione nazionale che molti anni dopo deve ancora concludersi.

Ammazzalorso morì povero e dimenticato, come tanti eroi minori della nostra storia. Ma proprio per questo il suo esempio è oggi più necessario che mai. In un tempo in cui la memoria rischia di diventare propaganda, e la Resistenza una bandiera da brandire più che da capire, riscoprire figure come la sua significa rendere più vera e più umana la narrazione della nostra libertà.

 La Resistenza è stata plurale. È stata comunista, cattolica, azionista, monarchica, militare e popolare. È tempo che lo diventi anche la sua memoria. Onorare Ammazzalorso, oggi, non è solo un atto di giustizia storica. È un atto di responsabilità civile. Perché, come ci ricorda Papa Francesco, “nessuna memoria può essere vera se non è anche misericordiosa”.

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