FERMARE IL MARE. LA POESIA DI YANG LIAN TRA MEMORIA E SOTTRAZIONE

C’è un’immagine potente che apre la lettura della poesia di Yang Lian: quella di un uomo appena sopravvissuto al naufragio, fermo sulla soglia dell’abisso, lo sguardo rivolto al mare ancora agitato. Un’immagine che rimanda a Dante nel momento in cui approda al Purgatorio, spossato ma salvo, pronto a risalire. Ma, a differenza del poeta fiorentino, Yang Lian non si incammina: decide di fermarsi, e soprattutto, di fermare il mare.

Non si tratta solo di un’iperbole. È il cuore della sua ricerca poetica: un gesto estremo, quasi impossibile, con cui cerca di opporsi all’instabilità della lingua e del tempo, alla dispersione dell’identità, alla violenza della storia. “Fermare il mare” non è una rinuncia al movimento, ma un atto di resistenza. È il tentativo di costruire una diga poetica contro l’oblio, di dare forma al caos. Il titolo stesso del suo poema – Fermare il mare – ne è il manifesto.

A questa operazione ne corrisponde un’altra, più silenziosa e forse più radicale: rendere assente il nome del poeta. Yang Lian non vuole imporsi come autore, ma si ritrae, decentrando la voce poetica fino a dissolverla. È un gesto di sottrazione, che sfida l’ego letterario e apre lo spazio al linguaggio stesso, alle sue lacerazioni, alle sue memorie. È il poeta che tace perché a parlare sia il mondo – o ciò che ne resta.

Queste due tensioni – fermare il mare, togliere il nome – definiscono la struttura profonda della sua opera. La poesia diventa così luogo di opposizione e di meditazione, di frattura e di ricomposizione. Non c’è mai consolazione nei suoi versi, ma piuttosto un confronto lucido con il dolore, l’esilio, l’incomunicabilità. La lingua, pur lavorata fino all’estremo, non è mai rifugio: è campo di battaglia.

Yang Lian è oggi uno dei massimi poeti cinesi viventi. Nato a Berna nel 1955, cresciuto a Pechino e costretto all’esilio dopo la Rivoluzione Culturale, ha fatto della scrittura il luogo della sua identità mobile e cosmopolita. Le sue opere sono tradotte in decine di lingue, e hanno ricevuto importanti riconoscimenti internazionali. In Italia ha ottenuto, tra gli altri, il Premio Flaiano (1999), il Nonino International Literature Prize (2012), l’International Capri Prize (2014) e il Premio Internazionale NordSud (2018).

Il coccodrillo ti morde con lo sguardo
palpebre come foderi di coltelli
nascondono denti insonni

sentieri nella carne
premono verso lo stagno
vieni divorato dalla tua stessa occhiata

(da Maschere e Coccodrilli)

Casa come ombra

quella è la tua casa casa come ombra
edificio che sul prato allarga il crepuscolo
i canti degli uccelli vengono abbattuti dal cielo
le lingue delicate delle foglie
discutono di nuovo della stanca tempesta
anche l’ombra è stanca ciechi messi in fila
senza saperlo cadono nel precipizio

quella è la tua casa casa senza te
tu sei dovuto come il debito di un incubo
un topo balza sul pavimento si ammala e scivola
topo come ombra
il volto sempre più scuro
bocca color di rosa apre a morsi la porta dell’elegia
quando il giorno muore tu vai ad abitare in una candela marcia

afona come quattro pareti che simulano la vita
la luce cavalca la più fragile delle pietre infiltrata sotto terra

si infiltra dentro te l’ombra come un padrone
entusiasta apre il balcone della notte ammira quel paesaggio
un altro gatto selvatico va a caccia della sua stessa paura
un’altra testa viene conclusa da chiodi conficcati nelle stelle
bianco argenteo come erbacce
le tenebre paralizzate che si ergono dritte
cancellano il tu di un anno che un giorno invecchierà
come la spaventosa luce lunare cancella questa terra vuota

Vicinato III

venir dimenticati è una fortuna dice lei
che quanti non conoscono la stanchezza imparino a ricordare!

ogni donna comincia toccandosi il corpo
dice lei ogni sapienza tenebrosa corrisponde a corruzione

il sangue accende l’ultima candela
e il cielo viola della notte comincia a tessere ferite

un verme scava un tunnel per nascondere la minuscola morte
morte che sverna intrappolata

la morta come un autore senza lettori
cammina al piano di sotto incinta di un bimbo segreto

angeli pipistrelli dalle mammelle raggrinzite raccolgono le ali
appesi a testa in giù sotto la nivea pelle

dice lei la mano assassina è stanca di venire prestata
la stanchezza è il solo letto che ci sia

i serpenti d’acqua del laghetto appaiono e scompaiono
lei in piedi sulla riva è luce lunare che non riguarda lei stessa

quando l’eclisse lunare tocca la carne trasuda palude nera
così una donna diventa un’altra

(traduzione di Claudia Pozzana testi tratti da “Anterem”, 94 2017)