Home La Rivista Attualità e Amarcord TRASIMENO ALL’ASCIUTTO BERRÀ DALLA DIGA TIBERINA

TRASIMENO ALL’ASCIUTTO BERRÀ DALLA DIGA TIBERINA

Attualità /Paolo Rico /196

        Il più antico d’Italia, il lago Trasimeno (128 kmq; 20 km. ad ovest di Perugia)  – con un passato alle spalle di un milione di anni –  rischia adesso di essere derubricato a palude o acquitrino. L’inclemenza climatologica sembra assottigliarne, infatti, la lamina superficiale. Sì, lamina: ad indicare la sottile “sfoglia d’acqua” nel bacino indotta dalla scarsa profondità del Trasimeno: mediamente 2-4 metri, fino ad apprezzare i 6 dell’ipogeo subacqueo , rintracciabile quasi al centro dello stesso sito, cuore da un trentennio dell’omonimo Parco naturale della Regione Umbria. Quel che obbliga ad una concreta azione di tutela dell’ecosistema, costantemente violentato dall’ordinarietà irriguardosa dell’habitat, vieppiù brutalizzato dall’incancrenirsi delle stagionalità asciutte e stravolgenti. Tanto che non mancano da anni precisi segnali di depauperamento della famigerata lamina lacustre, talvolta attestata fino a 25-40 cm. al di sotto del livello minimo accettabile (-120 cm). Questo, pur in costanza di imprevisti rovesci insistenti e furiosi, quasi a dimostrare che piogge irruenti non consegnano più acqua permanente alla superficie del Trasimeno.

    Perciò, sembra finalmente decisa la strategia di riequilibrio della capacità idrica del lago: il trasferimento sorvegliato, cioè, di riserva idrica dalla diga artificiale di Montedoglio, il cui invaso è considerato l’unico lago della Toscana. Si tratta di uno sbarramento di taluni corsi d’acqua (il fiume Tevere e i torrenti Singemi e Tignana), atto a determinare uno specchio di 24 kmq, mediamente profondo 50 mt., compreso tra Sansepolcro, Anghiari, Pieve Santo Stefano,  Caprese Michelangelo ed altri borghi viciniori alle principali località citate. Quest’invaso  – salutato, in omaggio all’etimo, come monte d’oro  –   rappresenta la ricchezza irrigua della Valtiberina umbra e un’importante centrale di produzione idroelettrica  per buona parte della provincia aretina. La dotazione d’acqua dell’invaso è pari a 105milioni di mt³, peraltro, arricchita da numerosi microbacini artificiali ricavati poco sotto il salto della diga principale. Appena la scorsa settimana è stato definito ufficialmente il collaudo tecnico-funzionale di Montedoglio, protrattosi tra stop&go quasi 36 anni. A datare, ovviamente, dal parziale cedimento, che si verificò in tre conci della parete di sfioro della diga.

    Eseguita la rifunzionalizzazione, l’accertamento ministeriale sancisce, perciò, il riavvio dell’infrastruttura, che regalerà acqua al Trasimeno. Operazione, anch’essa garantita da sopralluoghi, svolti per definire tempistiche di trasferimento del liquido; accertare la sostenibilità acquisitiva da parte del Trasimeno; la compatibilità chimico-fisica e ittiogenica della qualità delle due riserve d’acqua. Comprensibilmente, l’agenda attuativa del complesso programma idraulico non è proprio a tappe ravvicinate. Solo tra 5-6 mesi il ministero sarà in grado di ufficializzare il citato collaudo. Poi, occorrerà coordinare il finanziamento dell’intervento, praticamente propiziato da consistenti residui degli stanziamenti impegnati per l’emergenza-siccità. Infine, si metterà nero su bianco tutta la fase operativa di cantieristica, per tagliare il traguardo risolutore della “sete” del Trasimeno.

    Quel lago, cioè, del Pleistocene inferiore, perfino teatro della seconda guerra punica (217 a.Cr.), con Annibale, effimero vincitore su Roma, oggi, però, primaria meta del turismo anche estero, grazie alla diversificazione dell’offerta proposta ai vacanzieri. Dalla balneabilità alla pesca; dall’escursionismo alla remise–en–forme; dall’artigianato tipico all’interesse storico-culturale, con svariate altre opzioni di soggiorno e di attrattiva. Perfino nella navigabilità, ciondolando tra le tre isolette dello stesso lago, quarto per estensione in Italia. Primo, purtroppo, nell’affollato carnet di criticità da affrontare tempestivamente. Ad esempio: dragaggi; bonifica delle sponde; controllo della rete di scolmo; riqualificazione ambientale generale; valorizzazione delle suscettività endemiche anche con prospettive di rinnovamento generazionale nell’occupazione sul posto.

    Invero, ci sono stati vertici politico-amministrativi; appuntamenti di confronto specialistico; consulti di ampio coinvolgimento intercategoriale e intra residenziali. Evidentemente, tutto da perfezionare per diventare provvedimenti operativi, con garantite coperture economiche e chiari propositi esecutivi. C’è ottimismo, però, al riguardo, sostiene il commissario dell’Ente Trasimeno, Nicola Dell’Acqua. Nomen omen, visto che si sta parlando proprio di “acqua”, su cui, invero, si può pure scivolare e farsi male, nella peggiore delle evenienze, chiaramente da evitare. Come sembra si stia facendo per avvicinare la pianificata operazione di idro-trasfusione, per così dire, capace di assicurare il futuro del Trasimeno in un quadro di preoccupante contrastatività climatologica, appaiata agli errori dell’uomo. Nel caso: l’incremento dei prelievi idropinici privati. Un aumento, colpevole  – pur se autorizzato –  di ulteriore depressione della media falda acquifera del lago stesso e nel territorio.

    L’intervento Trasimeno-Montedoglio dovrà convogliare acqua  – 10-15mln lt/anno dei circa 105mln lt disponibili nell’invaso –  nelle aste fluviali naturalmente allungate nella vallata Alto-Tiberina. Gli studi previsionali di conformità sembrano autorizzare. Appena perfezionate le intese, si potrebbe dar corso all’iniziativa, illustrata ed auspicata sul posto; divulgata da media persino stranieri; sostenuta dall’opinione pubblica; dibattuta dai circoli green.

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