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IL MONUMENTO A MARCO PANNELLA SENZA TESTA: PER DIMENTICARLO PIU’ IN FRETTA?

Attualità&Amarcord/ Marcello Martelli/Io penso/ 196

 A Roma in via della Panetteria, a poca distanza dal Quirinale, venduta la casa di Marco Pannella, dove il leader radicale è stato fino all’ultimo e vi ha ricevuto la carovana di amici ed avversari. Tutti interessati a confrontarsi con le idee e le “esternazioni pannelliane”.

Pochi giorni prima dell’addio, arrivò anche il sindaco di Teramo, per consegnargli le chiavi della città natale. Consapevole della fine ormai imminente, Marco ringraziò commosso, parlando il dialetto della terra prediletta, con pensieri nostalgici per la salsiccia cruda e altre prelibatezze locali mai dimenticate. Gli piaceva confermare la sua “teramanità”, trasmessagli dallo zio don Giacinto Pannella che, giovanissimo, lo aveva introdotto a Napoli nella casa di Benedetto Croce. Lì gli avevano insegnato il culto della libertà, per osare e non temere, “anche se era un colosso da 1,90 e aveva paura della propria forza”.

Ma poi Marco riuscì a riunire persino i Premi Nobel ed ebbe relazioni con capi di Stato come Ciampi, Napolitano e un rapporto tutto speciale con Papa Francesco. “Fu per certi versi bambino -racconta un suo fedelissimo- quando gli regalammo un personal computer e per settimane non ne parlò, ma poi un po’ imbarazzato espresse un dubbio: “Non ho ancora capito dove si mette il foglio di carta”. Pannella, leader intransigente e autorevole, con le sue battaglie civili riuscì a cambiare l’Italia e da leader “rimasto bambino” farebbe sicuramente miracoli in questo Paese di sordi, dando una prospettiva alla sua Regione.

Marco si sarebbe battuto con generosità, dando voce a chi non ne ha, come faceva ogni volta che la madre italo-francese lo spingeva per impedire ciò che in negativo stava per verificarsi. Come quando hanno svenduto la casa di Roma, mentre dalla stele dedicatagli dalla sua Teramo si è staccata da tempo la testa bronzea e non si decidono a riattaccarla, dopo tanto tempo. Tant’è che verrebbe voglia di restituire le chiavi alla sua città natale sbadata e assente. Marco Pannella è stato una figura unica, capace di sfidare il sistema con determinazione. La sua figura è indissolubilmente legata alla capacità di lottare per i diritti, la libertà e la giustizia sociale, ma anche per il suo carattere e la sua visione del mondo. La riflessione sullo stato della sua città natale, Teramo, e sullo stato del suo monumento, che ha perso la testa bronzea, è un’immagine simbolica. Rappresenta l’incuria e l’indifferenza verso chi ha dato tutto per un ideale e una comunità. È quasi come se la sua lotta per la libertà e la giustizia fosse divenuta un ricordo distante, un ideale che viene lentamente dimenticato, proprio come la testa della stele che gli è dedicata.

 La sua visione, la sua forza e la sua generosità sembrano oggi essere avvolte da un silenzio assordante. La vendita della sua casa e la mancanza di attenzione della città natale, che non riesce nemmeno a rimettere a posto un monumento a lui dedicato, sottolineano il paradosso di un Paese che sembra aver dimenticato l’importanza di chi ha combattuto per i suoi valori fondamentali.

Leader severo e intransigente, Marco Pannella sarebbe certamente deluso dalla visione di un’Italia che sembra aver perso la direzione che lui aveva sperato di tracciare.

La sua eredità, per fortuna, resta viva attraverso i suoi ideali e il suo impegno, anche se la realtà di oggi sembra non comprendere appieno il valore delle sue battaglie civili e politiche.

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