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LO “SGARBO” AL FONDATORE DEL PREMIO FLAIANO CHE CON LA CULTURA HA FATTO SCOPRIRE L’ABRUZZO

Attualità&Amarcord/ Marcello Martelli/Io penso/ 187

Il premio internazionale Ennio Flaiano taglia i ponti con Pescara per dissensi e incomprensioni sul contributo di sostegno del Comune. Una perdita per la Città dannunziana e, soprattutto, una decisione immeritata verso il personaggio che lo ha creato e valorizzato, attirando ogni volta in riva all’Adriatico abruzzese le “star” del cinema, della tv e della letteratura.

Quante volte è stato detto che la cultura sostiene la nascita e la crescita di iniziative imprenditoriali e no profit, valorizzando le risorse turistiche del territorio? Dino Tiboni (nella foto in evidenza ) lo aveva capito più di 50 anni fa e con il Flaiano ha dimostrato come fare, per portare la città di d’Annunzio e Flaiano sulla ribalta internazionale. Più che un semplice premio letterario, è stato un formidabile cantiere di idee e cultura, grazie alle iniziative del suo promotore, eccellente giornalista-manager che ha dominato la scena per mezzo secolo.

Un’avventura straordinaria, la sua, che ha mosso i primi passi su un terreno provinciale e regionale, per poi diventare negli anni nazionale e internazionale, superando steccati e distanze mai prima accaduto. In una regione distrutta dalla guerra e lontana dal mondo.

Tutto cominciò negli anni ’50, quando il giovane Edoardo fu chiamato alla guida della costruenda sede regionale della Rai in un territorio culturalmente arretrato e geograficamente isolato, senza università e un quotidiano regionale. La intelligente missione giornalistica, radiofonica e culturale di Tiboni coinvolse e stimolò le forze intellettuali e artistiche dell’intera regione.

Il primo direttore regionale della Rai, dinamico e creativo, diventò il centro catalizzatore che coagulò e coinvolse l’interesse e la partecipazione dei migliori, altrimenti tagliati fuori da importanti esperienze professionali e artistiche. Già nella redazione de “Il Tempo” di Roma, fui più volte chiamato a collaborare alle molteplici iniziative del futuro fondatore del “Premio Flaiano”. Particolarmente apprezzata l’inchiesta che condussi a puntate per la Rai sulla pesca in Adriatico. Altra gratificante collaborazione fu per me quella a uno dei cinque volumi sull’Abruzzo dal Medioevo al Novecento, e sulla rivista “Oggi e domani”. Prima mi aveva affidato la conduzione di “Parliamone insieme”, talk show radiofonico in onda ogni settimana con la partecipazione di personaggi importanti dell’epoca. Fra gli altri, il giudice Emilio Alessandrini, invitato in occasione della sua ultima estate di vacanza a Pescara prima dell’attentato.

Potrei aggiungere molto altro per dare merito all’opera forse irripetibile del fondatore del “Premio Flaiano”, e delle molteplici iniziative create prima e dopo. Tiboni aveva un solo timore: che con la sua scomparsa “finisse tutto alle ortiche”. Un presagio? Importante non dimenticare: più che mai si avverte la necessità di protagonisti con l’impronta e lo spessore del rimpianto fondatore del “Premio Flaiano”, che non merita questo “sgarbo” dalla città che più ha amato.

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