Home La Rivista Attualità e Amarcord MARE-MONTAGNA: DOPO LE NOZZE ALLEANZA TUTTA DA COSTRUIRE

MARE-MONTAGNA: DOPO LE NOZZE ALLEANZA TUTTA DA COSTRUIRE

Amarcord/ Marcello MartelliI/Io penso/ 177

 

 E’ nata la “Riviera del Gigante”. Dopo tanto tempo perso e troppe risorse spese male, finalmente abbiamo capito che, per vendere il turismo delle Sette Sorelle dell’Adriatico, bisogna unirsi, darsi un nome (il cosiddetto brand) e marciare insieme, per vincere la competizione, mettendo sul piatto le eccellenze mare-montagna. Il turismo abruzzese, al passo con quello italiano, ha perso occasioni importanti. Abbiamo fatto di tutto e di più nel settore.

Nel nostro Paese non si abolisce niente, a cominciare dalle Province, ma nel 1993 con un referendum il 94,10% degli italiani ha votato per cancellare il ministero del Turismo e delle Spettacolo. Poi, è accaduto di tutto: siamo andati avanti con il marketing del “fai da te”: ogni Regione italiana ha fatto la propria politica turistica, con tutti gli errori e gli sprechi che abbiamo visto in questi anni.

Ora, per fortuna, si punta a girare pagina e anche questo brand “Riviera del Gigante “, mettendo insieme Adriatico-Gran Sasso, ne offre una conferma beneaugurante. Speriamo di poter vincere ogni reticenza e incertezza, visto che in Abruzzo, a casa nostra, dobbiamo decidere in fretta cosa vogliamo farne di questo nostro territorio con spiccata vocazione turistica.

Intanto, per recuperare il tempo perduto in questi ultimi 50 anni, ora che la cosiddetta “industria delle vacanze” sta cambiando e, in particolare, sta cambiando l’offerta turistica. L’attenzione della domanda si sta spostando dalle mete turistiche tradizionali a quelle ancora sconosciute e da scoprire. La chiave del nostro Abruzzo, che ha finalmente girato le spalle al mito delle “cattedrali nel deserto”, non può essere che quella di una nuova politica per il lancio e la valorizzazione di città e paesi d’arte. Di centri e itinerari con una ricca e variegata offerta enogastronomica, prodotti tipici e dell’artigianato. In Abruzzo dobbiamo darci un progetto per studiare le potenzialità esistenti e le offerte che possiamo proporre alla luce della domanda e dei cambiamenti in atto. Le potenzialità ci sono tutte, ma non basta. La concorrenza, sia interna che esterna, è fortissima.

L’Abruzzo deve definire gli interventi da promuovere per risolvere, in primis, tutti i problemi strutturali, con particolare attenzione alle questioni della stagionalità, della qualità di chi lavora nelle strutture turistiche, della tutela delle risorse naturali e paesaggistiche, come pure alla valorizzazione del patrimonio storico-culturale. La svolta in atto dovrebbe finalmente coinvolgere, con un profondo mutamento di prospettiva, anche le imprese di ristorazione, vale a dire i ristoranti, che per la prima volta dovranno proporsi come attori-produttori principali di ricchezza dell’economia turistica italiana e locale.

Il ministro del Turismo adesso c’è ed è già un riconoscimento per uno dei comparti più importanti dell’economia nazionale. Ma urge un profondo mutamento di prospettiva con un piano strategico, che finalmente includa la ristorazione come fiore all’occhiello della nostra offerta turistica. Anche per correggere gli errori del passato, quando le tante risorse spese per promuovere il Made in Italy e le nostre “eccellenze” enogastronomiche non trovavano poi, quasi mai, un raccordo fra domanda e offerta,

Non basta reclamizzare una specialità o un prodotto tipico, se poi non ci sono ristoranti e punti di ristoro qualificati e facilmente reperibili. Va posto rimedio ad un cortocircuito evidente, attribuendo alle imprese della ristorazione un ruolo primario all’interno del firmamento dell’economia turistica, con un contributo importante alle economie locali, considerato l’effetto moltiplicatore del turismo. Stimolare l’economia correlata attraverso l’artigianato, i prodotti tipici, i servizi di animazione e ricreazione, per non parlare dei posti di lavoro creati anche dall’indotto.

 

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