Home La Rivista Attualità e Amarcord LA SOLITUDINE DI MINO D’AMATO: SEGNO ANCORA VIVO DI TEMPI ARIDI

LA SOLITUDINE DI MINO D’AMATO: SEGNO ANCORA VIVO DI TEMPI ARIDI

Amarcord/ Marcello MartelliI/ o penso/ 175

 

Nel mio archivio trovo una foto un po’ sbiadita d’una serata al Lions Club, ospite d’onore Mino Damato, accolto con simpatia dal mitico presidente Berardo Taraschi e dalle autorità cittadine. Giornalista, scrittore, personaggio della tv e dello spettacolo, inviato di guerra e missionario della solidarietà in Romania.

Di Mino Damato è stato detto quasi tutto. Sempre trascurato forse il connotato che più lo distingueva. La sua coerenza nel confermarsi un giornalista libero, pronto ogni volta a pagarne il prezzo. Ebbi la fortuna di conoscerlo, entrambi alle prime armi, a “Il Tempo” di Roma, dove il fondatore-direttore Renato Angiolillo aveva arruolato le firme migliori di allora. Fra quei maestri dell’autorevole quotidiano romano di Piazza Colonna, noi apprendisti vivemmo giorni memorabili, consolidando la nostra amicizia, che divenne presto fraterna. Mino poi finì alla Rai, diventando una star televesiviva.

Lo rintracciai sotto i bombardamenti di Kabul per invitarlo a tenere una conferenza, ospite del Lions Club di Teramo e del suo presidente Berardo Taraschi. Mino non sapeva mai dirmi di no e una sera, -in tenuta da inviato di guerra – fra abiti scuri, signore in lungo e smoking indossati in suo onore- lo vidi apparire nel salone dello Sporting.

Pochi minuti e Mino, con la sua parola semplice e accattivante, incantò tutti. Come in tv e nella vita sapeva fare, trasmettendo a chi lo avvicinava e ascoltava il fascino di una persona straordinaria per cultura e sensibilità.

Nonostante i molteplici successi (ricordate? persino a “Domenica in”) e la popolarità conquistati, non esitò a lasciare la ribalta della tv per dedicarsi all’assistenza dei bambini malati di Aids. Adottò una piccola rumena affetta da quella sindrome e fino alla morte le restò accanto con tutto l’amore di un padre esemplare. In Romania, dedicata alla memoria della bambina che aveva perso, creò la Fondazione Bambini in Emergenza.

Mino non risparmiò neanche la politica e i suoi compromessi. Quando, primo degli eletti fra i consiglieri regionali, subito dopo lasciò polemicamente AN di Gianfranco Fini.

“La sua solitudine è stata –commentò, vicino alla bara, un amico che lo conosceva bene come me- un segno distintivo di questi tempi aridi”. Dopo anni dal suo addio, quel segno è ancora vivo come monito ed esempio per noi.

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