Domenica scorsa si è chiusa la fiera d’arte di ARCO a Madrid, la più grande esposizione spagnola ed una delle più significative del panorama europeo, tanto da poterla quasi definire la” Biennale “ spagnola. L’organizzazione della manifestazione sempre allestita nei suoi padiglioni da IFEMA, nella zona industriale di Madrid, ha visto un flusso enorme di visitatori che ha affollato i padiglioni rendendo in alcuni momenti difficoltoso muoversi trai vari stand. Da anni questa è la fiera col maggior numero di visitatori con addirittura gruppi con auricolare e guida, che hanno visitato la fiera come fosse un museo o una grande mostra collettiva.
Questo fatto ha comunque creato una sorta di malcontento fra gli operatori e c i galleristi, sia spagnoli che stranieri, che hanno lamentato la mancanza di tranquillità necessaria agli acquisti dei collezionisti. In realtà, ArcoMadrid non è solo il principale appuntamento annuale con il mercato dell’arte contemporanea in Spagna, la sua conversione nella vetrina delle tendenze internazionali, con uno spirito “curatoriale”, appunto da piccola biennale, attira oggi un pubblico sempre più eterogeneo, che ricerca le opere degli artisti storici e più famosi, come Mirò, Tapiés, Chillida , o delle star del momento, come Juan Muñoz, Olafur Eliasson, Tomás Saraceno o Ai Wei Wei, e che spesso si lascia incuriosire dai pezzi insoliti, ironici o provocatori. Un esempio la scultura di Picasso disteso di Eugenio Merino, a misura reale e con tanto di maglietta provenzale a righe, davanti alla galleria ADN di Barcellona; o la casetta prefabbricata per rifugiati, tappezzata da wall paper di Guernica, che l’artista Eugenio Ampudia ha montato nello stand di Max Estrella. Per questo tipo di pubblico è invece senza dubbio meno attraente l’arte concettuale, politica o che riflette i conflitti sociali del nostro tempo. Tra i 36 Paesi rappresentati, però, nessuno dall’Estremo Oriente, pochi del nord America e dall’Africa solo nella sezione dedicata al Mediterraneo.

La proposta artistica che ha visto come protagonista l’arte latino-americana, presente quasi esclusivamente nella sezione a inviti “Nunca Lo Mismo”, quest’anno è stata deludente, per via delle proposte presentate che, sostanzialmente, propongono uno scontato esistente di Argentina, Brasile e Messico. fatte salve quelle dell’Ecuador e del Guatemala.

L’allestimento degli stand è stato generalmente differente dal piattume dell’anno passato, con wall paper, pareti monocromatiche, per far risaltare le opere esposte e attirare gli sguardi del pubblico. Enrico Astuni, gallerista bolognese che torna a Madrid dopo qualche anno d’assenza, ha colorato di un elegante rosa intenso la parete esterna del suo stand per esporre le piccole e delicate opere dell’artista norvegese Oystein Aasan. Bello anche l’allestimento green, pieno di piante, dello stand di Matteo Consonni (Lisbona), dedicato all’arte politica dell’ecuadoriano Adrian Balseca.

La manifestazione si é caratterizzata, inoltre, per la notevole presenza di artiste donna e femministe dove la questione femminista ha tenuto banco negli gli stand di Arco. Sulle pareti di molte delle gallerie presenti compariva un adesivo circolare, rosa magenta, frutto della campagna di sensibilizzazione dell’Associazione donne nelle arti visive (MAV). Questa operazione nata per significare il senso dell’ azione di protesta contro la politica di acquisizione di beni artistici da parte del governo spagnolo, che finora si è limitato ad acquisire il solo sette per cento di arte femminile, predominano nei vari stand opere diartiste: June Crespo, Glenda León, Assunción Molinos Gordos e Teresa Solar (le nuove protagoniste dell’arte spagnola) insieme ad artiste internazionali quali Dominique Gonzalez Foester, Rebecca Horn, Sarah Lucas, Marinella Senatore. La presenza italiana in Arco è poi tutta femminile: le galleriste – Eastcontemporary, Una e Gilda Lavia , le artiste Nina Kintsurashvikli e Diana Sofia Lozano, Carla Grunauer ed Elvire Bonduelle .






