Home Cultura arti FEDERICO SOLMI A VENEZIA: IL REGNO IBRIDO TRA REALTÀ FISICA E VIRTUALE

FEDERICO SOLMI A VENEZIA: IL REGNO IBRIDO TRA REALTÀ FISICA E VIRTUALE

Ai Confini dell’Impero / 165

La 60ª edizione della Biennale di Venezia ha visto l’inaugurazione della mostra “Solmi – Ship of Fools” presso il seicentesco Palazzo Donà dalle Rose. L’esposizione è curata dall’artista italiano Federico Solmi che vive, da venticinque anni, negli Stati Uniti, già visiting alla Yale University School of Arts and Drama dal 2017 al 2022,  è stato premiato dalla Fondazione Guggenheim di New York con il John Simon Guggenheim Fellowship for Video and Audio nel 2009.

Pioniere della New Media Art, Solmi è stato uno dei primi artisti ad esplorare il confine tra fisico e digitale. Tornato in Italia presenta un progetto espositivo che abbraccia dieci anni di produzione artistica, caratterizzata da linguaggi eclettici e ibridi che spaziano dal gaming al video, dalla pittura alla ceramica. La mostra rappresenta un punto di sintesi della sua ricerca artistica, articolata in diversi nuclei di opere dove la produzione pittorica si fonde con le nuove tecnologie, nell’offrire una narrazione corale e sovversiva che recupera la dimensione sociale e democratica dell’arte.

Un’opera centrale della mostra è “The Alluring Empress, Empress Theodora“, frutto della collaborazione tra Solmi e Var Digital Art, il progetto no-profit di Var Group, ideato da Alessandro Tiezzi con la direzione artistica di Davide Sarchioni. Questo progetto mira a esplorare le contaminazioni tra i linguaggi dell’arte contemporanea e le tecnologie digitali.

Tra le opere esposte, “The Bacchanalian Ones” è particolarmente significativa. Questo ambiente opulento ed edonista, ispirato alla mitologia antica, permette al visitatore di immergersi in un’esperienza di realtà virtuale con visore VR e controller (Oculus Quest 2). I visitatori sono invitati a entrare nel Baccanale con il loro Avatar e a interagire con le maschere macabre e istrioniche di leader politici, religiosi e militari, nel partecipare attivamente alla reincarnazione lasciva di questi personaggi. Solmi sottolinea come quest’opera rappresenti un grande salto interattivo, in quanto permette al pubblico di controllare la narrazione e di vivere l’opera in modo personale ed immersivo.

Federico Solmi è stato tra i primi artisti a esplorare la dimensione del gaming, nel combinare animazione tradizionale, disegnata a mano, con modelli digitali e nell’utilizzazione di motori di game engine. La mostra a Venezia rappresenta il risultato di vent’anni di sperimentazioni in cui l’artista ha unito la ricerca pittorica e scultorea con le tecnologie digitali. Solmi evidenzia come il livello qualitativo delle tecnologie e la facilità nel manipolarle siano cambiate notevolmente nel tempo,nel permettere oggi risultati più sofisticati ed accessibili.

Un altro concetto caro all’artista è quello di “Metaverso”, utile alla creazione di ambientazioni immersive nel campo digitale ed in quello fisico. Questo approccio ci rimanda alla metafisica di De Chirico con il suo mondo, classico e contemporaneamente futurista, dove Solmi immagina un futuro ibrido nel quale la tecnologia e l’esperienza fisica coesistono in armonia.

In “Ship of Fools“, l’opera omonima della mostra, Solmi crea una tela monumentale, di tre metri per sei, ispirata a “La Zattera della Medusa” di Géricault. Questo lavoro è chiaramente un’allegoria della società contemporanea, con riferimenti alla “Repubblica” di Platone ed al libro“Ship of Fools” del 1494 di Sebastian Brant. L’opera ritrae, su un’imbarcazione alla deriva, personaggi storici e contemporanei come Elon Musk, Kim Kardashian, Papa Benedetto XVI, Napoleone, Oprah Winfrey, Cristoforo Colombo, l’Imperatrice Teodora, George Washington e Mark Zuckerberg.

Ciò che distingue quest’opera ed altre della serie come “Melancholia” e “Joie de Vivre” è la nuova tecnica pittorica utilizzata dall’artista, caratterizzata da uno stile asciutto e sintetico, con tonalità di bianco e nero e poche sfumature di colori fluo. Solmi ha voluto svelare ciò che accade dietro le immagini digitali, reinterpretando il digitale attraverso la pittura tradizionale, nel combinare l’antico ed il moderno in un’unica fusione linguistica.

Alleghiamo il link dell’intervista all’artista: https://youtu.be/FFLiovhda8k?si=vx4_WBmF3UVc-k6u

 

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