Attualità&Amarcord /Marcello Martelli/ 221
Quando l’Italia, troppo spesso, arranca sul fronte della pubblica amministrazione, la nascita della nuova Scuola Nazionale dell’Amministrazione a L’Aquila rappresenta un passo concreto di inversione di tendenza. Non solo per la portata simbolica di una rinascita che parte da una città ferita dal sisma del 2009, ma soprattutto per le ricadute strutturali che una formazione seria e moderna dei manager pubblici potrà generare in tutto il territorio, a partire dall’Abruzzo.
Una regione ricca di potenzialità: paesaggi unici, un patrimonio naturale e culturale invidiabile, una posizione strategica tra Adriatico e Tirreno, un tessuto imprenditoriale che, pur con difficoltà, ha saputo resistere. Tuttavia, ciò che è mancato – e manca – è una governance efficace e creativa, capace di coniugare visione strategica e capacità di attuazione.
Troppo spesso le amministrazioni locali abruzzesi hanno mostrato limiti nella gestione dei fondi europei, nella programmazione urbanistica, nella pianificazione infrastrutturale e nella digitalizzazione dei servizi. Non per mancanza di volontà, ma per carenza di competenze manageriali e strategiche all’interno degli enti. Inserire in ogni comune capoluogo, ma anche nei centri più piccoli, figure professionali competenti, formate secondo standard moderni e orientati ai risultati, significa mettere il turbo alla sonnolenta e obsoleta macchina amministrativa.
Il manager pubblico non è un burocrate in giacca e cravatta, ma un catalizzatore di progetti, un costruttore di reti tra pubblico e privato, un facilitatore di innovazione. Quando queste figure lavoreranno in tandem con i sindaci o con i presidenti di provincia, si creerà una sinergia virtuosa tra visione politica e capacità tecnica. È proprio questa accoppiata – leader politico e manager pubblico – che può trasformare le buone idee in azioni concrete per i territori.
La presenza della Scuola Nazionale dell’Amministrazione a L’Aquila (il costo previsto dal Pnrr è di 20 milioni), può rappresentare un’occasione unica per formare anche in Abruzzo una nuova classe dirigente locale. Alcuni dei vantaggi attesi sono:
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Efficienza amministrativa: riduzione dei tempi burocratici, maggiore trasparenza, migliori servizi al cittadino.
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Attrazione di investimenti: con amministrazioni capaci di dialogare con imprese e investitori, rendendo il territorio più attrattivo.
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Capacità di gestione dei fondi UE: una delle criticità storiche abruzzesi può finalmente essere superata grazie a personale in grado di progettare e rendicontare in modo efficace.
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Innovazione e digitalizzazione: un cambio di passo nella transizione digitale della PA, oggi ancora troppo lenta.
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Coesione territoriale: manager pubblici preparati possono contribuire a colmare il divario tra aree interne e zone costiere, attraverso politiche mirate e sostenibili.
L’Abruzzo ha oggi un’occasione storica: diventare un laboratorio nazionale di buon governo. Ma questo richiede una presa di responsabilità da parte della politica locale, che deve saper accogliere e valorizzare queste nuove competenze, senza vederle come una minaccia alla propria leadership.
È tempo che l’efficienza non sia più un’eccezione, ma la regola anche nei piccoli comuni, nei borghi, nelle aree montane. Perché lo sviluppo non si fa solo con le parole, ma con persone formate, strutture solide e una visione condivisa. La Scuola dell’Amministrazione a L’Aquila può essere l’inizio di una nuova stagione per l’Abruzzo. il potenziale per un’autentica svolta.






