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.MOVIDA: SUPERALCOLICI IN CALO, VINO OK

Attualità /Paolo Rico/202

 «La chiamano ‘movida’, ma stanno tutti fermi con il bicchiere in mano». Non proprio così come nell’ilare frecciatina dell’istrione nazionale, il compianto GIGI PROIETTI (Roma, 1940 – 2020). Perché, se questo aforisma sarebbe piaciuto sicuramente all’aedo della “dolce vita”, lo sceneggiatore e romanziere ENNIO FLAIANO (Pescara 1910 – Roma 1972), in realtà la fenomenologia della gioventù-by-night alle statistiche consegna ben più articolate dinamiche e considerazioni.

    Intanto, nel segmento dei consumi. Immediatamente si rileva un calo dei superalcolici, una sostanziale tenuta delle preferenze per il vino, ma anche l’improvviso irrompere di una nuova clientela cosiddetta LNA che sta per no or Low Alcohol Beverages, di “dealcolati” quasi, ora in consistente formazione  nella cronopresenza tra il “popolo della notte”, considerato per fasce di età dei “millennials”, i più abituali frequentatori, infatti, delle serate a go-go.

Appuntamenti, per niente sgraditi anche ad adulti, secondo un recentissimo studio nazionale, che Fipe, l’organismo rappresentativo dei gestori di locali, ha commissionato al Censis. Perciò, si scopre che il 46,3% di chi avanti negli anni giudica «importante» la scelta di luoghi centrali delle città a concentrazione di servizi di divertimento collettivo. Pur se il parere contrario aumenta proprio al crescere dell’età, ma a far punto da una “certa età” ( che il Censis scopre assolutamente a digiuno della nozione e della realtà della movida). Un rito urbano, ormai, a cui partecipano in Italia più di 15mln e  mezzo di fedeli frequentatori, nel senso che vi si ritrovano almeno 2 volte a settimana, considerando che sono 22milioni i connazionali soliti allo struscio in centro. Uscire la sera diventa un «comportamento positivo», secondo i dati del Censis,  per passeggiare ed incontrare amici (69%); stuzzicare assieme (59%); ritrovarsi al pub, in discoteca o in enoteca (28%) e anche per fare shopping (2,7%). Però, c’è un “però” per la movida a causa di quei fatti di cronaca nera che la trasformano in “malamovida”, soprattutto se emerge che «oltre il 90% dei minori in età compresa tra i 12 e i 14 anni ha già approcciato alcolici mentre il 59% ha sperimentato l’alcol in presenza dei genitori». Responsabili educatori e famiglie?

    Va da sé che un’altra indagine socio-statistica di You Gove CP Italy osserva che «il settore degli aperitivi alcolici, dopo una fase espansiva, sembra essere pervenuto ad una stagione di normalizzazione per quel che attiene al consumo domestico con la specifica di un calo». Sono state sondate all’occorrenza oltre 15mila famiglie rappresentative delle 26 milioni conviventi nel nostro Paese. Lo studio osserva una stretta correlazione tra andamento negativo del ricorso all’alcol e maggior interesse da parte di singoli alle questioni di salute e benessere, sempre più centrali nelle precedenze elencate dai consumatori interpellati. Tutto, vagliato alla luce di una scoperta, testimoniata da You Gove CP Italy come conferma di un incremento dell’astemia tra i giovani di età compresa tra i 18 e i 24 anni, particolarmente sensibili al proprio stile di vita; al sentirsi bene, evitando proprio ogni occasione di criticità; abitudini errate; danni alla salute. Tanto che il Gruppo Italiano Vini (GIV) ha chiuso l’anno scorso con un consolidato di 428milioni di euro, in leggero calo rispetto ai 435milioni di euro del fatturato 2023. Senza trascurare comunque che il dato “meno” si associa, per contro, ad una forte espansione dei cosiddetti fine wines, l’etichetta, per intendersi.

    I vini di pregio rappresentano, pertanto, ¹̷₃ del portafoglio complessivo di nicchia. E in questo specifico spaccato si misura pure la forza dell’export, motore delle vendite, attestandosi, infatti, sul 78% del valore di tutto il settore in Italia. Gli States rappresentano lo sbocco principale delle vendite italiane di buon vino all’estero. Seguono UK e, in genere, il Nord Europa; mentre la domanda asiatica stimola al momento la volontà di sviluppare in prospettiva sul lungo termine la nostra capacità di commercio mondiale dei vini di pregio. Grazie al dinamismo delle 15 cantine storiche inserite in caratteristici vigneti ricavati in zone vitivinicole di eccellenza in Italia. Esito di raccolti di qualità; vinificazioni e affinamenti costantemente seguìti da personale attento, agronomi consumati, enologi aggiornati ed apprezzati direttori di cantina. Quel che non potrebbe essere avvenuto da qualche anno, ad esempio, in Francia: tanto da poter, perciò, comprendere il progressivo calo dei consumi di vino domestico  – particolarmente, negativo nel 2024 –  nel Paese dei cugini d’Oltralpe. D’altronde, tutte le fasce di età sembrano concorrere a questo costante segno “meno” nei consumi enologici.

    Resistono, invece, le bollicine, pur con un modesto ritocco negativo del -2%. Quasi ad enfatizzare la più consistente flessione dello champagne francese, con vendite in picchiata: – 26% rispetto al 2023 ovvero quasi 27milioni di bottiglie e 345mln di ricavi di euro, la perdita più grave da decenni. Invece, proprio in Francia crescono le preferenze per il nostro prosecco, specialità impostosi già su tantissimi altri importanti mercati esteri. Non si può tacere comunque l’avanzata dei vini alternativi, adottati anche negli appuntamenti della movida soprattutto se ritenuti «migliori», come riferisce un monitoraggio tra i consumatori, condotto da IWSR, che spiega come «il pubblico del vino alternativo è ora più concentrato sul binomio qualità-benessere».

    E sono le nuove generazioni di millennial a rafforzare la coorte dei consumatori più fidelizzati  con il paradigma noLDA. Alcuni marchi posizionati sul target “salute-gusto” hanno perfino sostituito quelli fattisi conoscere e pure temporaneamente apprezzare come etichette più ecosostenibili. Tanto che non si smette di ricordare dagli stake-holders che le prospettive del No Low Alcohol Beverages sono nettamente promettenti dovunque, perfino nei Paesi normalmente rigorosi con il beverage. Infatti, nessuna porzione di mercato del vino alternativo sembra sottrarre nicchie a birra, alcolici e bevande classiche, peraltro, consolidati nelle loro quote di fruibilità dal consumo di analcolici. Insomma, l’interesse collettivo verso il fenomeno e i consumi della movida appare strutturato e non scalfibile. Anzi, pur di non sacrificare l’”appuntamento serale” per eccellenza ci si apre addirittura alla sperimentazione nei consumi principe dell’evento nei centri storici. Quel che spiegherebbe il tramonto dei superalcolici o la loro stabilizzazione quantitativa per le nuove tendenze del beverage, considerate più garantite.

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