In un mercatino dell’usato un libro di poesie FATE MORGANE di Marilena Renda ed eccomi immerso in un immaginario del quale condivido la visione.
La poesia di Renda è caratterizzata da una forte presenza di “fate morgane”, miraggi che si manifestano come un viaggio affascinante tra l’illusione e la realtà in un percorso che si snoda attraverso la trasfigurazione dei luoghi in un mondo in fuga perenne e ricordi di una Sicilia contemporaneamente fruttifera e morente. Questi miraggi sono il riflesso di una realtà che sembra sfuggire alla comprensione umana, e che quindi necessita di essere trasfigurata in mythos, in una lontananza che attenui il dolore di un’origine per sempre perduta.
La lettura dei testi di Renda suscita un senso di disorientamento, come se ci trovassimo in tempi remotissimi e l’uomo non esistesse più. Questo effetto paradosso è il risultato della nominazione precisa di persone e luoghi, che tuttavia sembrano sfuggire alla realtà concreta. Eppure, da questi miraggi emerge una forza immaginifica che dà vita a vite concrete, come la nascente (la figlia) e la rinnovata (la madre)
La poesia di Renda è caratterizzata inoltre da una forte presenza di pietas civile, una preoccupazione per la condizione umana e la ricerca di senso in un mondo che sembra sfuggire continuamente nel preannunciare un ulteriore spostamento in direzione di questa pietas civile, come se il mondo stesse facendo le prove di un altro mondo.
da Fate Morgane (L’arcolaio 2020)
È vero, della natura non ti puoi fidare,
ma non dovresti nemmeno disturbare i vulcani.
Potrebbero, se vogliono, emettere
quella bava di fuoco per cui sono famosi
oppure non fuoco, ma metano e fango,
un muro alto venti metri, o anche quaranta
che nelle belle giornate può sollevarsi
e seppellire una famiglia di tre persone.
Ci sono luoghi che non sono come appaiono,
come isole che compaiono all’improvviso
e spariscono dopo una settimana,
terreno per fate morgane e inganni perfetti
*
A Siracusa Freud vede delle piccole statue
di madri e fanciulle, alcune con neonati,
colte nell’atto di sorridere, o camminare.
Qui ho visto il femminile, scrive a Jung,
ma non entra nei dettagli e non condivide
la scoperta nemmeno con Ferenczi,
che in viaggio si rivela esigente e molesto.
Tiene per sé la visione, scovata o no per caso,
vale un intero viaggio, ma non trova le parole,
forse l’ha desiderata troppo a lungo,
e forse è inutile addobbare la verità di dettagli.
Scrive alla moglie, impossibile l’anno prossimo,
troppo costoso venirci in tre, in cinque, in undici,
dovrei mettermi a fabbricare fibbie e fiammiferi,
tengo la Sicilia per me, nessuno me ne voglia.
*
Non avevo mai visto una casa,
quindi la trovai spaventosa.
Venivamo da una tana,
conoscevo solo tane.
Mia madre non aveva più lo sguardo del terremoto,
la gonna sgualcita e lo sguardo verso il basso
di quelli che provano a fare ordine nel terrore.
Le madri sono buone, buone come la terra
e la terra è buona anche quando non lo è affatto.
Il loro regno è potente e silenzioso
e nel sangue hanno la quiete della morte.
*
Alcuni islandesi dicono
che se ti perdi in aperta campagna, d’inverno,
lontano dagli uomini,
la terra ti nutrirà lo stesso
perché i suoi capezzoli sono ovunque
e mentre dormirai incosciente
seppellito in una madre tutta occhi
avrai in bocca un latte notturno
di cui il giorno dopo non ricorderai il sapore.
*
Raccontami di nuovo la storia del bambino
che al tramonto strapparono alla madre
per innestare il suo corpo nel carrubo,
perché dalla circolazione di linfe e succhi
gli uomini ricavassero nuovo nutrimento.
È il padre che deve cibarsi dei frutti di questa infiorescenza,
mangiare carne giovane mescolata a foglie,
in modo da tornare dalla morte al figlio che lo cerca.
Raccontami di nuovo di come il figlio si illuse
di riportare il padre sulla terra e ribaltare le leggi di natura,
di come la madre si trovò perduta, in mezzo alla terra,
perduta, e poi che trovò il figlio-pianta sul punto della morte,
gli si abbracciò dimenticandosi tutta l’altra vita.
Marilena Renda è nata a Erice nel 1976, ha vissuto a Roma e Palermo e. ora vive a Milano, dove insegna, scrive e traduce. È laureata in Lingue, ha conseguito un dottorato in Italianistica con una tesi su ebraismo e letteratura nel ‘900.
Le sue pubblicazioni: Bassani, Giorgio. Un ebreo italiano (Gaffi 2010), Ruggine (dot.com press 2012), Arrenditi Dorothy (L’orma 2015), La sottrazione (Transeuropa 2015), Regali ai fantasmi (Mesogea 2017). Con il poema Ruggine è stata finalista al premio Delfini 2009 e al premio Carducci 2013.






