IL GUGGENHEIM MUSEUM DI BILBAO COME TELA VIVA PER I SOGNI DELL’IA DI REFIK ANADO

Nel cuore del Guggenheim Museum di Bilbao, la grandiosità degli spazi si presta a qualcosa di più di una semplice esposizione: diventa la scena di una metamorfosi architettonico-digitale.

L’edificio stesso, con i suoi volumi fluidi e la scala monumentale, sembra concepito per accogliere e amplificare i sogni algoritmici di Refik Anadol. Le sue installazioni di intelligenza artificiale, come afferma l’artista, portano l’esperienza “oltre lo schermo”, trasformando l’intero ambiente in un’opera immersiva. “La stanza diventa la tela”, dice Anadol – e in nessun altro luogo questa idea si manifesta con tanta potenza quanto nei sinuosi interni progettati da Frank Gehry.

L’installazione sviluppata da Anadol per il Guggenheim segue i contorni curvilinei dell’edificio in modo radicale e integrato: “Utilizza l’edificio come tela. Il tutto è attaccato all’edificio, dal soffitto al pavimento… seguendo la cornice, seguendo ogni curva”, spiega l’artista. L’opera si struttura in capitoli narrativi, in una sequenza tanto procedurale quanto poetica. Si parte con l’aggregazione di dati architettonici in uno “spazio di memoria”, si passa all’analisi e modellazione di pattern nei dati, per poi entrare nella fase di collaborazione tra uomo e macchina. Da qui emerge una nuova architettura, visionaria e fluida, che proietta l’opera di Gehry verso territori inediti. I capitoli finali portano lo spettatore in un’allucinazione guidata dall’IA: una serie di visioni astratte che infine ritornano all’architettura, ma trasfigurata, come un sogno che prende forma in tempo reale.

Questa attenzione alla relazione tra spazio, scala e contenuto è un tratto distintivo del lavoro di Anadol. Le sue installazioni degli ultimi anni – tra cui Unsupervised – Machine Hallucinations al Museum of Modern Art di New York (2022-2023), l’epica proiezione sulla sfera di Las Vegas (settembre 2023), lo spazio intimo della Serpentine North Gallery (febbraio-aprile 2024), e l’auditorium del World Economic Forum a Davos (2024 e 2025) – rivelano una sensibilità costante all’ambiente architettonico.

Questo approccio nasce da un profondo amore per l’architettura, che Anadol ha saputo tradurre in arte pubblica già con Living Architecture: Casa Batlló (2022), una celebrazione dell’opera di Gaudí reinterpretata attraverso l’IA. Per quell’opera, Anadol ha addestrato il suo algoritmo su milioni di immagini e documenti relativi alla storica casa catalana, generando una narrazione visiva che rispettava la materia originale, pur trasformandola in qualcosa di nuovo e vibrante.