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NOTTI IN DISCOTECA DI RAGAZZE MINORENNI LASCIATE LIBERE DALLE MAMME FINO A TARDI

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 Giovane mamma mi racconta qualcosa di sconcertante che non avrei mai immaginato su come alcune sue amiche si comportano con le figlie minori che spesso portano in discoteche fuori città, per lasciarle libere fino a tardi. Senza preoccuparsi dei rischi e pericoli della movida.

 Altri tempi e altri genitori, i nostri…Stiamo assistendo a una escalation preoccupante con al centro gli adolescenti, che hanno urgentemente bisogno di attenzione da parte delle famiglie in particolare e della società in generale. Fanno riflettere l’eccessiva libertà e le cause delle violenze, come il fatto che molti minori girino con il coltello in tasca o con altre armi facilmente reperibili.

Da considerare inoltre l’impatto negativo dell’utilizzo sbagliato dei media e della tecnologia sulla vita dei ragazzi. Da non sottovalutare la diffusione della violenza sui social network e la pressione per adeguarsi a determinati standard di bellezza e comportamento online, che possono generare ansia e depressione. La presenza dei genitori è fondamentale nell’applicare le buone norme di educazione e del vivere quotidiano, ma non deve l’informazione alle famiglie sulle dinamiche della violenza e su come riconoscere i segnali di allarme, spunti di partenza per interventi concreti e capillari. L’educazione degli adolescenti è un grande problema, che richiede una risposta coordinata da parte delle istituzioni, della società e delle famiglie. Ma qual è l’origine di tutto questo? Cosa sta succedendo ai nostri ragazzi? Le cause sono molteplici e si intrecciano tra loro.

In primo luogo, c’è una crisi educativa diffusa: tanti adolescenti crescono in un vuoto di regole e affetto autentico. Troppi genitori – spesso confusi, a volte assenti – faticano a dire “no” e a proporre i giusti limiti che aiutano i figli a sentirsi protetti, non oppressi. C’è poi l’impatto massiccio dei media e dei social network, che distorcono la realtà e alimentano modelli violenti, competitivi, iper-performanti.

 Gli standard irraggiungibili di bellezza, la ricerca ossessiva della visibilità, il cyberbullismo: tutto questo logora l’autostima dei giovani, alimentando ansie, depressione, rabbia. Non è raro, ormai, trovare minori che girano con coltelli o oggetti pericolosi. Gesti che nascono spesso da insicurezza, bisogno di sentirsi forti o di difendersi.

Ma basta un attimo, una provocazione, una sfida sui social, per trasformare un momento di tensione in una tragedia. Si moltiplicano episodi in cui alcuni genitori – spesso mamme – portano le figlie minorenni in discoteca, magari lontano da casa, lasciandole poi libere fino all’alba. Un’idea di “libertà” che troppo spesso si trasforma in abbandono. Comunque la violenza tra adolescenti non può essere affrontata solo con misure punitive. Serve una risposta educativa, affettiva, comunitaria.

Nelle scuole, occorrono programmi di educazione emotiva e alla legalità, con psicologi, tutor, sportelli d’ascolto. A casa, va recuperato il valore della presenza, del dialogo quotidiano, della regola come forma di protezione. Le istituzioni devono sostenere le famiglie, rafforzare i servizi di counseling e formare alleati educativi sul territorio. “Non muri, ma ponti. Non punizioni, ma percorsi. Non paura, ma presenza.” La violenza giovanile è solo il sintomo di un disagio più profondo. I ragazzi non sono il problema. I ragazzi sono lo specchio della società che li ha cresciuti. È tempo di cambiare rotta. Insieme.

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