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TRUFFATORI SERIALI CON DIRITTO D’IMPUNITA’

Attualità&Amarcord/ Marcello Martelli/Io penso/ 197

 Dopo la teramana in trasferta a Macerata, che si traveste da falso magistrato per fare un nuovo colpo in danno di un farmacista, la cronaca non finisce mai di stupire.

Ecco un altro lestofante che ha collezionato 50 reati, totalizzando una pena complessiva vicina ai 20 anni di reclusione. Ma non va in galera. Anzi, circola liberamente e continua a fare il suo mestiere di truffatore. Questo incredibile curriculum appartiene a un cinquantenne residente a Fucecchio, che non sconterà mai neanche un giorno in gattabuia.

L’uomo, affetto da una malattia, è esentato dalla carcerazione. Dovrebbe stare agli arresti domiciliari, ma circola liberamente e continua a delinquere, aggiungendo altri mesi e anni alla sua già lunga lista di condanne, che mai sconterà. Allora, a che servono le tante campagne anti-truffa, visto che si può essere truffatori seriali, anche non essendo in buona salute? Tanto poi c’è una Giustizia lenta e a maglie larghissime a lasciare impuniti gli specialisti di truffe e raggiri, soprattutto, in danno di persone indifese e anziane. Il campionario dei fatti ormai è molto ampio con truffatori condannati con sentenze esecutive. che però restano inapplicate, per il semplice fatto che i condannati sono al sicuro in quanto nullatenenti. Ma il risarcimento alle vittime non dovrebbe essere tradotto in una immediata pena detentiva?  Al condannato non serve essere seriamente malato, per farla franca, basta approfittare delle maglie ultralarghe della nostra Giustizia, per lasciare lettera morta sentenze penali e civili. Che sono pesanti e severe nella forma, ma si traducono in parole al vento che, paradossalmente servono soltanto per incentivare e incoraggiare i truffatori. Visto che, alla fine, a pagare sono solo le vittime e mai i malviventi che, indisturbati, lavorano al prossimo colpo. E’ un problema molto serio, che riguarda la mala-giustizia e l’efficacia del sistema legale nel contrastare i crimini. Così si sollevano molti interrogativi sulla incapacità della giustizia di intervenire in modo tempestivo ed efficace quando si tratta di truffe. Il fatto che una persona con un “curriculum” ricco di reati non sconti mai una pena detentiva, ma continui a delinquere, è  una grave criticità del sistema giudiziario.e delle “maglie larghe”i i furbetti approfittano  per sfuggire al risarcimento o alla prigione. Anche quando le condanne sono chiare e certe, capita che queste non vengano applicate o che i risarcimenti non siano immediatamente esigibili. Quasi sempre finisce che i truffatori non paghino  per le loro azioni, mentre le vittime si trovano a fare i conti con danni irreparabili. Le campagne anti-truffa, sebbene necessarie e utili, non risolvono la questione di fondo: la prevenzione e il contrasto alle truffe non sono solo una questione di sensibilizzazione, ma richiedono anche un sistema giuridico capace di agire tempestivamente e di imporre pene certe ed efficaci. Quando un sistema permette ai colpevoli di continuare a commettere crimini, anche se  per malattie o per  mancanza di risorse per risarcire le vittime, la fiducia nel sistema stesso viene meno. Sarebbe auspicabile che il sistema giudiziario rivedesse il suo approccio per garantire che le condanne vengano effettivamente scontate, che i risarcimenti vengano adeguatamente garantiti alle vittime, e che ci sia una reale deterrenza contro i crimini come le truffe, soprattutto quelle che colpiscono i più deboli.

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