Attualità /Paolo Rico /193
«Venezia bisogna rispettarla fin dov’è possibile; anzi, di più. “Noli me tangere”, dice Venezia» (Tiziano) |
Quasi 25milioni di passeggeri l’anno sui vaporetti di Venezia. Con la laguna, appestata da inquinamento fonico e putredine di acqua e di aria avvelenata. Quasi una dannata congiura contro ogni auspicata e perseguita azione di ecosostenibilità. Di qui, la recente proposta di un motore “soft” per la flottiglia di elezione della mobilità nella patria di Marco Polo. È stato messo a punto, infatti, dall’università della vicina Padova un interessante sistema di propulsione ad idrogetto fuoribordo. Quel che metterà il silenziatore ai vaporetti, come si è ironizzato nella vernice dell’innovativa tecnologia in occasione della sua illustrazione, promossa alla Ca’ Foscari. L’ideatore del progetto, l’accademico patavino ERNESTO BENINI, ha subito spiegato che: «quest’intervento nel contesto lagunare richiede una preliminare azione specifica di analisi dell’adattamento sui vettori e del suo impatto nel bacino veneziano».
Il sistema è stato ribattezzato IMPRONTA-0. Fonda il proprio principio di funzionamento su dinamica retroattiva diterminale tra un’iniziale spinta e una corrispondente oppositività. Perché la dinamica,, che muove l’imbarcazione, è il risultato della reazione alla forza, generata dall’espulsione di un getto d’acqua. Grazie alla presa aspirante, l’acqua si raccoglie all’interno del propulsore. Qui la girante trasferisce al fluido l’energia impressa dal motore. Infine, l’acqua a pressione elevata viene accelerata ed espulsa dall’ugello, determinando perciò la spinta. Quali i vantaggi dall’introduzione di Impronta-0? La silenziosità rispetto alle comuni eliche, ma pure la diminuzione delle fastidiose vibrazioni da fermo e in navigazione. Né va taciuto il proposito di accoppiare il nuovo propulsore a motoristica elettrica e/o ibrida, con l’ambizione di un esercizio della flottiglia, svolto su profili di igienicità, salvaguardia ambientale, con garanzie di basso impatto sistemico alla luce dell’accertata fragilità del tessuto infrastrutturale locale.
A Venezia si muovono 160 natanti a gestione collettiva: 62 sono i vaporetti del consorzio cittadino della mobilità. Tali natanti operano per lo più sui 5 km. della direttrice di spostamenti giornalieri. In una città, con 414 kmq di territorio, in cui sono censiti 254mila residenti: 76mila abitanti dell’isolotto di speciale attrattiva e i 178mila veneziani che insistono sulla terraferma. Ma non bisogna trascurare che Venezia ogni anno è preferita da almeno 28milioni di visitatori (80mila dei quali ogni giorno transitano solo per la stazione ferroviaria santa Lucia, in piazzale Roma). Da loro deriva un apporto finanziario medio di quasi unmiliardo e mezzo di euro. Ma anche 354mila tonnellate di rifiuti, smaltiti annualmente. Per quel che interessa qui, il consistente impatto forestiero a Venezia grave massimamente sulla circolazione lagunare, che si svolge – invero, dal 1861, quando il primo vaporetto solcò i quasi 4 km. del Canal Grande – le 178 idrovie urbane, nell’unica città senza traffico veicolare, contraddistinte da 439 ponti, 8 dei quali i più noti, come Rialto, lungo 48 metri, alto circa 8 su un pelo d’acqua, profonda da 5 a 12 metri. Congerie impressionanti di dati, che marca la variabile mobilità. Alla quale si attaglia la portata dell’idea del motore silenzioso nell’applicazione proposta per i vaporetti veneziani. Riassunta in 4 fondamentali: a) l’idrogetto è sistema di una pompa nautica complementare, volta a potenziare la sollecitazione; b) la pompa lavora in silenzio ; è sostenibile; è compatibile con ogni motore, ibrido ed elettrico compresi; c) il sistema garantisce fungibilità di manovra, per navigazioni agili, efficaci ed efficienti, in grado di superare le farraginose manovre dell’elica; d) la pompa ad idrogetto riduce rumore ed emissioni, capace di contenere lo stesso moto ondoso, per una conseguente e sollecitata navigazione più stabile e sicura.
Insomma, con una navigazione morbida come quella di un veliero, non sono trascurabili e attesissime risultano le prospettive del nuovo applicativo, facilmente installabile, hanno documentato i progettisti, insistendo sui vantaggi di qualità di aria e contesto, associabili all’agibilità dei mezzi. Soprattutto in fase di riavviamento dopo ogni sosta di transito, quando i passeggeri sono vieppiù sollecitati dalle vibrazioni motoristiche. Sono queste ultime responsabili, peraltro, di stimolazione accelerata delle acque. A tali fonti si fanno risalire i rischi di antigienicità e del moto ondoso, pregiudizievole – quest’ultimo – al corretto controllo delle altre imbarcazioni. Come pure non si devono omettere le condizioni peggiorative della tollerabilità acustica, che a Venezia raggiunge picchi dannosissimi: 31µg (microgrammi) di PM10/ogni metrocubo di aria inalata, quasi il triplo delle medie ammesse a livello Ue. Segno della valenza riconosciuta all’idea di una sana dinamica motoristica per i traghetti, al tramonto – o quasi – delle tipiche gondole veneziane ovvero di quei caratteristici natanti, che hanno sempre puntato l’indice sull’aggravamento dei tassi di rumorosità (65 decibel di giorno e 55 di notte), indotta da onde acustiche irregolari e non-periodiche, causa di ricezioni uditive sgradevoli, ma soprattutto imputate dei rovinosi attentati alla corretta gestione dei suoni contestuali.
«Venezia ha un suo ritmo. Da sempre», ripeteva lo scrittore e giornalista del Corriere della Sera, ENZO BIAGI (1920-2007). A significare che contro la fragilità della città bisognava ricorrere ad un’utile rete protettiva, in grado di esorcizzare le fosche previsioni, che nel 2150 prospettano un affondamento della città – 9 mt di altitudine – come effetto della subsidenza della laguna.
Perché «a volte a San Marco passano velieri», ha scritto l’aforista polacco MICZYSLAW KOZLOWSKI: «imbarcazioni, che nelle loro vele recano i venti di altri mondi»; ovvero di terre straniere, ma anche di confini sospesi nella fantasia di un’emergenza paesistica senza pari, patrimonio universale della cultura globale.







