«In quel giorno la vigna sarà deliziosa: io ne ho cura notte e giorno»
adatt.: dal profeta ISAIA
«Alcune viti crescono nel terreno sbagliato; altre si ammalano prima della vendemmia e altre ancora sono rovinate da un cattivo viticoltore. Non tutta l’uva fa il vino buono». Condivisibilissima notazione del grande scrittore Wilbur SMITH (Africa, UK 1933-2021). Anche alla luce dell’andamento della produzione enologica. Però, è la professionalità di base che conta: nella valutazione della citazione letteraria come in realtà. Tanto che è sold out, non solo al Nord – dove numerosissimi sono i corsi di potatura in vigna – “imparare il mestiere”, come si dice. Opportuna e necessaria preparazione, rilanciata adesso da un innovativo metodo di cura integrale di tralci ed affini. Sono stati avviati in Friuli i primi stages e subito la risposta discente non è mancata. Del pari nel resto d’Italia, dove sono 13 le scuole di esperto potatore, attive in 6 diverse regioni: dal Piemonte alla Campania; dal Trentino al Lazio. I corsi si sono appena chiusi: a fine-gennaio, con la potatura invernale, appresa in vigna a principiare dal tardo autunno, quando sono state inaugurate le attività, sviluppate su un nastro di comunicazione teorica, continuamente verificata nell’addestramento pratico, irrobustito dalla guida di mani esperte.
La formula italiana è pronta per essere esportata. C’è, infatti, grande interesse intorno all’iniziativa di qualificazione manifatturiera in quelle realtà più dinamiche nel panorama enologico internazionale. Così, in California (USA), Australia, Germania, Portogallo e Spagna, al momento; mentre si annuncia ulteriore clientela da nazioni a consistente produzione enologica. Il metodo si articola su un poker di priorità quando si è alle prese con l’apparato vegetale da potare. Dal rispetto del flusso linfatico: del tralcio come dei pampini, alla tutela della ramificazione tramite controllati disciplinari di sviluppo del legno nel tempo. Nei corsi di nuovi potatori si imparano i segreti per incisioni e/o tagli, appena accennati e/o profondi: tutti consapevolmente mirati al rispetto dell’equilibrio nella crescita del tralcio. Si tratta essenzialmente di prevenire malanni al vigneto, migliorando la longevità delle piante e moltiplicandone auspicabilmente il raccolto. I corsisti possono giovarsi di schede on line, con autoverifica, prima di confrontarsi in webinar con gli esperti. Costoro si ritrovano anche nei vigneti a constatare il livello di perfezionamento disciplinare di ciascun allievo. L’obiettivo, come anticipato, è apprendere corrette procedure che rimuovano il rischio di mal dell’esca, cosiddetto, responsabile dello sfaldamento corticale e linfatico del legno della vite.
Non va trascurato il contesto formativo, considerato, infatti, come co-fattore della qualità di addestramento. Sia la logistica che l’interscambio docente-discente, personalizzato, ma, preferibilmente, in team di automotivazione, sostengono l’elevato standard di acquisizione del bagaglio professionale. D’altronde, sono circa 180 le aziende vinicole, finora interessate alle prospettive di professionalizzazione di questo metodo di potatura, e di tutto quel che ruota intorno alle occasioni di divulgazione del materiale, assegnato al discente. Si opera per un «vero e proprio allevamento della vite», spiegano i fondatori del progetto addestrativo, all’insegna del proverbio locale: «chi pota bene vendemmia meglio». Principio che può valere, infatti, in Italia, per i 550mila ettari di superficie occupata da tralci, che per poco più della metà vanno alla produzione di ottimi vini rossi e bianchi, invece, per la rimanente estensione coltivata. 350mila ettari riguardano “etichette”; 125mila Ha sono occupati da vigneti per il “bio”. A testimoniare l’eccellenza enoica nazionale, che colloca sul podio della resa il nostro Paese, preceduto da pochissime tacche premiali da Francia e Spagna. Pur se andamenti stagionali e performances di mercato autorizzano il mondo italiano del vino a godere di un costante vento favorevole alla navigazione: pure in mare aperto ovvero in momenti congiunturalmente avversi e in turbinose realtà. Perfino in questa nuova fase della varietà, detta dealcolata, il cui avvento ha non poco opacizzato, comprensibilmente, relazioni imprenditoriali di decenni e gestioni esecutive, tramandate nei secoli.
Un quadro, che conferma al primo posto, nel gradimento del consumatore, il Sangiovese. L’etichetta precede il Grillo, almeno finché la ricorrenza della micidiale “peronospera” non si abbatte, con furia killer, su estese superfici infette, compromettendo imprevedibilmente raccolti, condotti con perizia professionale e coltivatrice. E’ capitato anche nelle regioni votate al top, come Sicilia, Veneto e Puglia. Quasi a compensare tale condizionamento sale, comunque, la quota di cosiddetti vigneti d’altura, classificati di media elevazione quando estesi su poggi non superiori ai 300 metri e svettanti quando sopra i 700mt. Merito della tenacia dei vignaioli, ma anche di quel cambiamento climatico – almeno, così si reputa da taluni osservatori – foriero di un incremento medio delle temperature, in passato mai davvero propizio alla crescita delle uve nelle zone più fredde ed esposte all’inclemenza meteo severa.
Conferma di un’opportuna attività di potatore, finalmente all’altezza, grazie ai corsi, illustrati poc’anzi, di garantire un ordinata conservazione naturale dei tralci, perciò, più resistenti e in salute: tali da rispondere alle esigenze pianificatorie degli imprenditori del comparto, costretti alla sfida della competizione globale, ma determinati nel perseguire la qualità nazionale. Insiste – perfino in rima libera – l’affermato naturopata Luigi TOTARO: «Per elogiare la vite non ci son parole!/Impasta con gli “umori” del terreno/i profumi che gli giungono dal sole/per farne dell’uva gran ripieno». In questa metafisica dell’enoica sta tutta la filosofia del canone a sostegno di uva e vino. Ma senza mai tralasciare la possente priorità colturale del – per dir così – “bastone dei grappoli”: quel salubre legno, involucro di linfa genitrice del miglior raccolto e più copioso. Obiettivi dei corsi di potatura con criteri finalmente attenti alla preservazione del paesaggio e al pregio dei tralci.
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