Tanja Skarynkina (Smarhon’, 1969) è una delle voci più apprezzate della letteratura bielorussa contemporanea. Poetessa e prosatrice, attiva sia in bielorusso che in russo, la sua opera rappresenta un punto di incontro tra la memoria individuale e la riflessione collettiva sulla realtà attuale.
La sua poesia, caratterizzata da un linguaggio laconico e intenso, si distingue per la capacità di scavare nel passato dell’io ed, al contempo, esplorare con lucidità la dimensione collettiva del presente. Il suo sguardo poetico si muove tra gli estremi della disperazione e della speranza, nel sottolineare come le barriere imposte dal totalitarismo alla libertà e alla giustizia richiedano una costante resistenza per essere superate.
Skarynkina si pone come una sorta di sismografo che registra le vibrazioni della vita quotidiana, catturandone scosse e movimenti con un registro che unisce tenerezza non sentimentale, malinconia e ironia. Nella sua produzione in lingua russa emerge una scrittura raffinata e leggera, capace di trasformare il quotidiano in poesia. Nei suoi saggi, in prevalenza scritti in russo, l’io narrativo diventa un ascoltatore attento della polifonia delle voci familiari e sociali: zie, zii, cugini, nipoti, amiche e vicini di casa. Attraverso questo lavoro di documentazione, Skarynkina registra il linguaggio quotidiano della sua terra, un impasto di bielorusso, polacco, russo, bielorusso, yiddish che rispecchia la storia movimentata della città di Smarhon.
La città, situata vicino al confine con la Lituania, porta le tracce di una storia fatta di rotture e vuoti di memoria. Tuttavia, la continuità culturale trova rifugio nelle routine quotidiane, nei gesti e nelle parole che si tramandano. Skarynkina riesce, con il suo stile sobrio e affascinante, a dare voce e valore a questo discorso quotidiano, trasformandolo in un patrimonio letterario che sfida l’oblio. In questo modo, la sua opera diventa una delle espressioni più potenti della cultura bielorussa, una cultura tanto presente quanto spesso ignorata, che trova nella sua scrittura una forma di resistenza e testimonianza.
LA CITTÀ 
S’erge la città e su di essa
il fumo
non è un quadro né un sogno né un delirio
no
questa città non ha colpa di nulla
ma un inferno
hanno scatenato i diavoli
della morte
Perché per cosa nessuno lo sa
e la città arde
ma prima che risorga
i diavoli saranno disgustati
3 marzo 2022
CUBETTI DI LACRIME
Non piango
ma lacrime secche
cadono a cubetti sul cibo
seccano i libri
rendono le persone indistinte
gli uccelli spariscono in volo
la primavera non vuole
svelare il suo visino
aggiusta la fondina
1 marzo 2022
traduzione di Paolo Galvagni






