GIOCONDA BELLI: UNA VITA TRA POESIA, RIVOLUZIONE E FEMMINISMO

Gioconda Belli, scrittrice e poetessa di fama internazionale, rappresenta un simbolo della lotta per la libertà e l’emancipazione femminile. La sua vita, raccontata con grande onestà e intensità nei suoi scritti, è un percorso straordinario che intreccia amore, politica e letteratura.

A soli diciotto anni, Gioconda si sposò con una cerimonia fastosa, un evento sociale di grande rilievo per l’alta borghesia di Managua, in Nicaragua. Poco dopo, divenne madre di Maryam, la sua prima figlia, ed iniziò a vivere una vita apparentemente tranquilla e conforme agli standard della sua classe sociale. Tuttavia, l’ombra della dittatura che insanguinava il suo paese alimentava in lei un crescente senso di disillusione.

La svolta avvenne grazie alla lettura di autrici femministe come Germaine Greer, Betty Friedan e Simone de Beauvoir. Questi testi ispirarono in Gioconda un nuovo modo di pensare, spingendola a mettere in discussione i ruoli tradizionali imposti alle donne. Nel 1970, l’incontro con un collega di lavoro, soprannominato “il Poeta,” fu cruciale: egli non solo divenne il suo amante, ma anche il tramite per entrare in contatto con un militante del Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (FSLN).

Iniziò così una doppia vita: in apparenza, Gioconda era ancora una perfetta signora borghese, mentre, nella realtà, si trasformava in una fiancheggiatrice del movimento rivoluzionario sandinista. L’impegno politico divenne sempre più intenso. Dopo la nascita della sua seconda figlia, Melissa, Gioconda si separò dal marito e si innamorò di Marcos (Eduardo Contreras Escobar), un dirigente del FSLN. Il dittatore Anastasio Somoza non tardò a reagire. Le sue attività politiche costrinsero Gioconda all’esilio in Costa Rica nel 1975. Lontana dal suo paese, continuò a sostenere la guerriglia, organizzando la rete dei rifugiati e raccogliendo fondi per il movimento. Nonostante le difficoltà, Gioconda non rinunciò alla sua passione per la scrittura: in quegli anni, pubblicò poesie che le valsero importanti riconoscimenti internazionali, consolidando il suo ruolo di intellettuale impegnata.

La sua esperienza personale è profondamente legata alla storia del Nicaragua e alla lotta contro l’oppressione. Ma è anche una testimonianza universale di resistenza, autonomia e riscoperta del proprio valore come donna. 

Gioconda Belli (Managua 1948) è di origine italiana. Il bisnonno, un agrimensore della provincia di Biella, lavorava nei cantieri del canale di Panama. Nel 1970 comincia a pubblicare le sue poesie ed entra nel Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale. Minacciata dagli sgherri di Somoza fugge in Costa Rica nel 1976, ma due anni dopo ritorna in Nicaragua per combattere. Con la vittoria del Fronte entra nel governo e vi resta fino al 1994, quando lascia la politica per divergenze col partito.

Il suo primo romanzo, La donna abitata (1989), a un tempo storico e autobiografico, conosce un successo planetario. Autrice di una ventina di libri – romanzi, poesia, racconti per bambini – riceve innumerevoli riconoscimenti in patria, nelle Americhe e in Europa. La Francia le ha conferito il titolo di Chevalier des Arts et des Lettres.

CONSIGLI PER LA DONNA FORTE

Se sei una donna forte
proteggiti dalle bestie che vorranno
pranzare col tuo cuore.
Esse usano tutti i travestimenti dei carnevali della terra:
si vestono come colpe, come opportunità, come prezzi che bisogna pagare.
Ti frugano nell’anima; forano con la trivella dei loro sguardi e pianti
nel più profondo del magma della tua essenza
non per illuminarsi col tuo fuoco
ma per spegnere la passione
l’erudizione delle tue fantasie.

Se sei una donna forte
devi sapere che l’aria che ti nutre
porta anche parassiti, calabroni,
piccoli insetti che cercheranno di alloggiare nel tuo sangue
e nutrirsi di tutto ciò che in te è solido e grande.

Non perdere la compassione, ma temi quanto contribuisca
a negarti la parola, a nascondere chi sei,
quanto ti costringa ad ammorbidirti
e ti prometta un regno terreno in cambio
del sorriso compiacente.

Se sei una donna forte
preparati alla battaglia:
impara a stare sola
a dormire nel buio più assoluto senza la paura
che qualcuno ti lanci corde quando ruggisce la tormenta
a nuotare controcorrente.

Allenati nell’arte della riflessione e dell’intelletto
Leggi, fai l’amore con te stessa, costruisci il tuo castello
circondalo di fossati profondi
ma fagli ampie porte e finestre.

È necessario che coltivi enormi amicizie
che quanti ti circondano e ti amano sappiano ciò che sei
che ti faccia un cerchio di roghi e accenda al centro della tua stanza
una stufa sempre ardente dove si mantenga il bollore dei tuoi sogni.

Se sei una donna forte
proteggiti con parole e alberi
e invoca la memoria di donne antiche.

Devi sapere che sei un campo magnetico
verso il quale viaggeranno ululando i chiodi arrugginiti
e l’ossido mortale di tutti i naufragi.
Proteggi, ma proteggi te stessa per prima.
Conserva le distanze.
Costruisciti. Prenditi cura di te.
Fai tesoro del tuo potere.

Difendilo.
Fallo per te.
Te lo chiedo a nome di tutte noi.

TI AMO

Potremmo avere una discussione sull’amore.
Io ti direi che amo la curiosa maniera
in cui il tuo corpo ed il mio corpo si conoscono,
esploratori
che rinnovano il più antico atto della conoscenza.
Direi che amo la tua pelle e che la mia pelle ti ama
che amo la nascosta torre
che improvvisamente si solleva provocatoria
e trema dentro me
cercando la donna che si annida
nel più profondo del mio interno di femmina.
Direi anche che amo i tuoi occhi
che sono puliti e che pure mi penetrano
con un’aura di tenerezza o di domande.
Direi che amo la tua voce
soprattutto quando dici poesie,
ma anche quando suoni serio,
tanto preoccupato di comprendere
questo mondo tanto vasto e tanto alieno.
Direi che amo incontrarti
e sentire dentro me
una farfalla prigioniera
vibrarmi nello stomaco
e molta voglia di ridere
della pura allegria che esisti e sei,
di sapere che ti piacciono le nuvole
e l’aria fredda dei boschi di Matagalpa.
Potremmo discutere se è serio
questo che ti dico.
Se è una scottatura lieve, di secondo,
terzo o primo grado.
Se si deve o meno metter nome alle cose.
Io solo una semplice frase affermo
Ti amo.

DIMMI

Dimmi che non mi renderai mai conformista,
né mi darai la felicità della rassegnazione,
ma la dolorosa felicità dei prescelti,
quelli capaci di intrappolare il mare e il cielo con gli occhi
e ospitare l’universo dentro il corpo.

Io ti vestirò di fango e ti nutrirò di terra
per farti conoscere il sapore di ventre del mondo.
Scriverò sul tuo corpo il testo delle mie poesie
affinché tu possa sentire il dolore della gestazione.

Verrai con me: faremo dell’ amore un rituale
e sarà un’esplosione ciascuno dei nostri gesti.
Non ci saranno mura a imprigionarci
né un tetto sopra le nostre teste.

Dimenticheremo la parola
e avremo il nostro proprio modo di capirci;
né i giorni, né le ore potranno catturarci
perché ci nasconderemo dal tempo tra la nebbia.

Cresceranno le città,
si estenderà l’umanità invadendo ogni cosa;
noi due saremo eterni,
perché ci sarà sempre nel mondo un luogo che ci protegga
e un pezzo di terra che ci nutra.