Home La Rivista Attualità e Amarcord CASTAGNE,BOOM MA LA CINA INSIDIA L’EXPORT. PRODUZIONE DIMEZZATA IN 15 ANNI

CASTAGNE,BOOM MA LA CINA INSIDIA L’EXPORT. PRODUZIONE DIMEZZATA IN 15 ANNI

Attualità  Paolo Rico /178

 

 

Son dura, tondetta, color caffè. Sto chiusa in un riccio, ma non per capriccio. Mi trovo in montagna, mi chiamo…? [castagna]!

(indovinello contadino)

 

 Reginetta della montagna, la castagna è ulteriore orgoglio dell’agro-silvo-pastorale tipico nazionale e, perciò, interessante specialità dell’enogastronomia italiana. Ad un mese dalla conclusione ufficiale del raccolto, prime stime riconoscono il successo delle 15 mila aziende del settore. Produzione boom quest’anno nei 39mila ettari circa della superficie interessata da castagneti.

Purtroppo, va registrato, però, l’esplosivo aumento del prezzo medio di mercato. Colpa, per lo più, di quel gap, provocato da un progressivo, costante magro raccolto, che, in un lustro, ha determinato il dimezzamento della produzione italiana di castagna. Criticità, che va risolta, insistono le rappresentanze di categoria quando sollecitano interventi strutturali per la promozione del comparto. Quali le misure consigliate? Certamente, la qualità manutentiva dei siti.

Come sta avvenendo, paradigmaticamente, nell’arcipelago toscano. Sulla base di un’azione, lanciata due anni fa dall’omonimo Parco azionale e che avrebbe dovuto, invero, concludersi proprio quest’anno. Ma non sembra aver rappresentato una minaccia al settore questo differimento degli interventi, concertati tra l’amministrazione locale, i produttori e le loro sigle di categoria, i cittadini e gli esperti. Come si sviluppa il programma migliorativo? Si tratta sostanzialmente di una bonifica integrale delle non tantissime piante fruttifere. Perché la loro salute  – si è constatato –  propizia  – al di là dell’esiguità (432 ettari) del sito occupato da castagni rispetto al complessivo contesto arboreo –  un convergente adattamento ottimale del resto dei boschi, per lo più di leccete, ombrellifere e flora mediterranea.

 Il programma  (costo di quasi 150mila euro finanziato da risorse Ue),  si articola nella lotta ai parassiti della pianta e nel preventivo taglio di quelle purtroppo irrecuperabili. E il contrasto all’opera letale del «cinipide galligeno» (dryocosmus kuriphilus), il killer dei castagni, è condotto con un antagonista vegetale : il torymus synensis. Questa specie di coleottero nasce, infatti, più di un mese prima del cinipide. Perciò, le sue uova vengono adagiate sulle foglie del castagno da risanare, che si presentano patologicamente rigonfie. Sono tali da fare quasi da “culla” ai futuri antagonisti: alle larve. Queste sono naturalmente incentivate a liberarsi del cinipide, giovando conclusivamente al recupero dell’albero malato. Tutto, preceduto da una sorta di “igienizzazione” del fusto, liberato dai rami putrescenti o deleteri alle dinamiche biologiche del castagno. Pertanto, la rigenerazione delle piantagioni stimola il ciclo di biocompatibilità dell’intera superficie, comunque boscata.

Operazione virtuosa di controllo e rilancio dei castagneti. Obiettivo di una politica, che, incrementando le rese, concorra a liberare il Paese dall’inevitabile import dai paesi rivieraschi del Mediterraneo. Nell’ottica di risparmiare almeno 100milioni l’anno, per sostenere piuttosto il nostro export, in realtà, cresciuto notevolmente e poi dimezzato, malauguratamente, a ragione dell’aggressiva concorrenza cinese e, in genere, dell’Estremo Oriente. Dove la molitura del prodotto rappresenta un notando fattore di eccellenza gastronomica.

Pensare che con la farina di castagne i nostri avi hanno combattuto ricorrenti carestie. Tanto che la presenza di castagni oggi in posti derelitti è tutt’altro che indice mortifero, perché è, au contraire, segnale di una preesistente comunità rurale, sfamata proprio dai frutti celati dal loro guscio pungentissimo. In Trentino, dove è assai debole questa relazione tra castagneti (scarsi) e farina del loro frutto, si constata un basso indice di estensione coltivata. La regione è, infatti, solo al quindicesimo posto della graduatoria nazionale, pur se le imprese si collocano in settima postazione per cura del castagno. Tanto da contribuire ad ottime perfomances nel raccolto del “marrone”. E’ una varietà molto gustosa, quest’ultimo, dalle dimensioni visibilmente più prestigiose rispetto alla castagna tradizionale; ma dal marrone non si può ottenere molitura. Anche perché le sue attrattive alimentari assicurano già un ampio mercato, ben remunerativo. Come lo stesso legname, molto resistente all’umidità per la gioia della manifattura marinara, che se ne serve nella produzione di pale di navigazione. Quel che ha sollecitato pure il legislatore a perfezionare la normativa di valorizzazione dei castagneti. Non si contano le proposte in Parlamento come in sede locale.

Conferma di un’opportuna attenzione al settore, la cui debolezza interpella ancora adeguate misure di salvaguardia, se il detto popolare riconosce che «la castagna è il gran della montagna». Non solo della montagna, ma dell’intera economia primaria.

I dati più recenti assicurano, infatti, che la produzione di castagne nel mondo  – ripeto: mondo –  è in consistente incremento, superando largamente il dato di 2milioni e passa di tonnellate di raccolto annuo ovvero il 12% in più del precedente decennio. Produzione, addirittura quintuplicata in 30 anni. E in questo scenario il contributo italiano  – si è accennato in precedenza, fin dal titolo del presente intervento –  è considerato fondamentale. Anche perché al consuntivo sembrano partecipare proporzionalmente in misura pressoché identica tutte le regioni, al di là del podio occupato da Campania, Piemonte e Calabria con intervalli rimarchevoli (fino al 10% tra l’una e l’altra, analogamente) in questo terzetto di testa. Come va enfatizzato l’abbattimento negli anni, che ha riguardato le cifre dell’export italiano, comunque sempre ai vertici o quasi delle graduatorie mondiali.

Un quadro nazionale, sostanzialmente, di pregnanza economica grazie alla conservazione di una complessiva articolazione favorevole di ciascuna delle aree di referenza della castanicoltura. È stato dipinto in letteratura, si potrebbe osservare, riandando ad una lirica, un vero canto polare: «Cena», consegnataci dal grande poeta lucano ROCCO SCOTELLARO (1923 – 1953): «Voglio aria la sera e consumazione /di vino e castagne in compagnia/perché ognuno cônta una storia/e insieme viene l’armonia» (vv 1-4). L’equilibrio, cioè, che si instaura tra riflessione strutturata sul settore e gaio sentimento dei tantissimi partecipanti alle svariate e colorate kermesse per la castagna, organizzate ovunque, in Italia, in questo periodo, tra borghi e cittadine più e meno grandi, comunque tutte del pari coinvolte nell’omaggio al frutto golosamente polposo.

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