ROBERTO BOLAÑO, LO SCRITTORE SELVAGGIO CHE REINVENTÒ IL ROMANZO

Roberto Bolaño è una figura cardine della letteratura latinoamericana contemporanea, capace di trasformare il romanzo e ridefinire i confini della narrativa. Nato a Santiago del Cile nel 1953, ma cittadino del mondo per vocazione, Bolaño ha vissuto una vita intensa, costellata di esperienze drammatiche, vagabondaggi, e un’immensa dedizione alla scrittura. Fondatore dell’infrarealismo e autore di capolavori come I detective selvaggi e 2666, il suo percorso letterario ha lasciato un segno indelebile nel panorama letterario internazionale.

Le radici dell’infrarealismo

Fu a Città del Messico, nelle strade e nelle biblioteche, che il giovane Bolaño scoprì la propria vocazione. Gli anni messicani furono un periodo formativo, durante i quali divorò libri di ogni genere e scrisse instancabilmente. Qui conobbe figure chiave come Mario Santiago Papasquiaro e Bruno Montané, con cui fondò l’infrarealismo, un movimento poetico d’avanguardia che si opponeva ai canoni letterari dominanti. Ribellandosi ai dettami di autori istituzionalizzati come Octavio Paz, gli infrarealisti inseguivano una poesia anarchica, libera, e sperimentale, animata da un’energia che riecheggiava lo spirito dei Beat americani.

Dall’America Latina all’Europa: il viaggio dell’esule

La breve parentesi cilena, segnata dal colpo di Stato di Augusto Pinochet e dall’arresto per le sue attività di resistenza, segnò profondamente il giovane Bolaño, spingendolo a ritornare in Messico e, successivamente, a trasferirsi in Europa. Approdato a Barcellona senza mezzi, visse una vita precaria fatta di lavori umili, ma mantenne una disciplina ferrea nella scrittura. Fu in Spagna che si dedicò sempre più alla narrativa, scegliendo di coniugare poesia e prosa in uno stile innovativo.

La narrativa come battaglia esistenziale

Gli anni Ottanta e Novanta rappresentano il periodo in cui Bolaño si impose come romanziere. I detective selvaggi(1998) gli valse il Premio Herralde e lo consacrò sulla scena internazionale. Il romanzo, epico e corale, racconta la ricerca di due giovani poeti, Arturo Belano e Ulises Lima, incarnazioni dello stesso Bolaño e del suo compagno Santiago Papasquiaro. Attraverso i personaggi, l’autore esplora i temi del viaggio, della perdita e della resistenza, tracciando un ritratto vivido della generazione post-boom.

Nel 2003, poco prima della sua morte, completò 2666, un’opera monumentale che riflette sul male, sull’arte e sull’insondabile complessità della condizione umana. Questo romanzo postumo è oggi considerato uno dei testi più importanti del XXI secolo.

 

Dipinti da Moreau – come avere il sole e il suo doppio in camera

l rintocco dei passi che può arrivare in ogni momento
Come una scultura di gesso un po’ sporca – gli occhi all’insù
Del santo in estasi di godimento mentre galoppa il suo cavallo
Verso il Drago

Non comporre discorsi ma poesie
Scrivi preghiere che poi sussurrerai –
Prima di scrivere queste poesie
Starai già pensando che non le scriverai

Le chiesi se era ancora lì.
Disse che sarebbe arrivata.
Nevica ancora, la avviso.
I suoi libri sparpagliati.
Senza alcuna utilità per far l’amore.
Sei mesi che una ragazza non saliva quassù.
Enfatica e categorica, lei dal telefono mi dice
Di una mosca che batte
dall’altro lato della finestra.
Come stesse sputacchiando sullo specchio, aggiungo io.
Che poeta che sono.
Senza preoccupazioni e felice

Non può succedere nulla di male – Victoria e io
Auguro ogni bene a chi ha ricevuto qualche talento oscuro
E manco un po’ di fortuna – gente così l’ho vista spesso
Risvegliarsi sul bagnasciuga e accendersi una sigaretta
Come fossero gli unici al mondo a voler
Qualcuno che li allisci con morbide carezze – Auguro ogni bene
A questi proletari nomadi
Che mettono il loro cuore davanti a tutto

Uniti in tutto o quasi ma soprattutto
Nel dolore nel silenzio delle
Vite disperse che poi il dolore va subito a occupare
Come la marea che scivola verso i nostri
Cuori leali verso i nostri sguardi poco leali
Verso le opinioni folli che lei e io prendiamo e che nessuno
Comprende più o meno come noi che non le capiamo
Il massacro che ci circonda e noi restiamo tenaci
A spartirci il nostro dolore e in realtà lo moltiplichiamo
Come se la città dove viviamo fosse
Una sala d’ospedale infinita

*la traduzione è di Andrea Bianchi”

La poesia entra nel sogno
come un palombaro in un lago.
La poesia, la più coraggiosa di tutti,
entra e cade
a piombo
in un lago infinito come il Loch Ness
o torbido e infausto come il lago Balaton.
Contemplatela dal fondo:
un palombaro
innocente
avvolto nelle piume
della volontà.
La poesia entra nel sogno
come un palombaro morto
nell’occhio di Dio.

I cani romantici (SUR, 2018), trad. it. I. Carmignani

Per i lettori che volessero approfondire la figura lasciamo un link di collegamento ad una lezione sul Poeta

https://www.youtube.com/watch?v=h-ZFrbKXPtM