Home La Rivista Attualità e Amarcord “ROSSO” DI… VINO: POLEMICHE SUL “NETTARE” ANALCOLICO

“ROSSO” DI… VINO: POLEMICHE SUL “NETTARE” ANALCOLICO

Attualità /Rico/176

 

«Vuoi annegare i tuoi dispiaceri nel vino? Attenzione, sanno nuotare!»

YVES MIRANDE (1876-1957) commediografo francese

 

 Astemio da 72 anni, appare, perciò, più che provocatorio occuparmi di vino… analcolico e alla vigilia della festa di san Martino, quando si dà tradizionalmente la stura al «novello». C’è di mezzo comunque l’ennesimo scontro tra ministero dell’Agricoltura ed Ue. Sott’accusa la direttiva comunitaria  – la 2021-2117 –   che dà disco verde alla novità merceologica  – come dire –  del vino-non-vino, con evidente analogia quasi onomatopeica al cosiddetto tessuto-non-tessuto, di cui è fatto, ad esempio, il surrogato dell’originaria benda di garza per l’igiene non solo di ferite. Il controverso indirizzo di Bruxelles è stato intanto, respinto fieramente da governo e Coldiretti, schierati da subito contro quello che ritengono l’ulteriore attacco Ue al variegato mondo dell’enogastronomia tipica italiana. Eppure il consumo di vino cosiddetto dealcolato è apparso un buon deterrente contro movida-violenta e le-stragi-del-sabato-sera, con i loro orribili esiti in sbronze e sballi, malauguratamente corresponsabili di feriti gravi e morti tra giovanissimi.

 Difatti, qualche etichetta di vino dealcolizzato è di nostri produttori nazionali, i quali, aggirando il divieto di fabbricarne in casa, si servono, però, di aziende estere collegate, al fine di rigirare il «rosso» di… vino  – ma anche il bianco, ovviamente, per soddisfare  – il termine è inadeguato –  le richieste qui da noi. Perché parlo di richieste solo parzialmente soddisfatte? ma perché il trend dei consumi di vino analcolico marca forte espansione in tutto il mondo; e l’Italia, quasi certamente, non si sottrae all’aumento della domanda. Tant’è che è stato calcolato in poco più di 1milione il potenziale plateau, interessato al vino analcolico. Certo, le stime sono delle 7 case italiane già presenti in questa nicchia del beverage. Settore, designato, a livello globale, ad un incremento annuo medio del 7%, come sottolineato dall’International Wines and Spirits Record, invero concentratosi nell’analisi delle dinamiche, in particolare, nord-americane ed australiane: quelle, forse preferenzialmente interessate alle birre analcoliche, anche in Italia normalmente prodotte per soddisfare  – qui il termine è corretto –  il nostro crescente interesse in proposito. E, se questa è la parabola mondiale, l’Italia, dichiarano le aziende, non  potrà sopportare un ruolo residuale nemmeno nel segmento del vino dealcolizzato: pur se soltanto perché sotto la pressione di lobbies e per l’iniziativa di un fortissimo movimento, già molto attivo: il No-Lo ovvero no-low alcohol.

Come si ottiene il vino  – si puo’ –  dire, astemio? Occorre che dalla fermentazione, parziale o completa, dell’uva e del mosto il tasso alcolometrico sia compreso tra il 9% e il 15% vol., escludendo particolari denominazioni. Pochi passaggi tecnologici e biocompatibili permettono con semplicità operativa (distillazione sottovuoto oppure osmosi inversa) di dealcolare vino; vino-spumante e vino frizzante gasificato. Garantite sono, ad ogni modo, dopo i processi di dealcolizzazione, le caratteristiche organolettiche del prodotto-non-prodotto-in-Italia. Dunque, vino-non-vino  – per rimanere al gioco delle avversative –  assolutamente analogo al nobile progenitore; perfino nel mixology, che, con il vino di questo tipo, o meglio con una bollicina, padroneggia del pari un valido strumento per creare originali cocktail a basso o nullo contenuto alcolico. Così giurano intenditori e operatori specializzati. Quindi, il nostro Paese dovrà allinearsi al resto del mondo… analcolico, ritengono alcuni importanti produttori, interessati a conquistare nuove fette di mercato tra gli astemi, pur se il vino dealcolato costa un pochino, ma soltanto 55 centisimi-1 euro in più rispetto all’antenato.

D’altronde, l’hôtellerie, particolarmente in Italia, è la più stimolata ad “aprire” ufficialmente il mercato del vino-non-vino, prediletto dalla propria clientela, che non ha evidentemente in uggia il costo superiore della preferenza enologica. Del pari, donne incinte ammonite dal ricorso all’alcol nella gestazione. Idem tanti giovani consumatori, convinti dall’analcolico, per opportunità nutrizionali e perfomances di sicurezza alla guida dopo la socialità notturna nei locali. Si può, perciò, giurare scientificamente sulle “virtu” dietetiche e pressochè salutiste del vino dealcolato?

I rischi sono legati agli additivi, spesso usati con generosità dai produttori di vino dealcolato allo scopo di bissare, nei consumatori, gusto e sensazioni, carpiti nel vino tradizionale. Zuccheri; aromi artificiali; stabilizzanti; coloranti e ulteriori sostanze: quel mix, estraneo al beverage più rispettoso della severa legislazione italiana, impone pertanto una preventiva lettura critica delle etichette di presentazione e confezionamento del vino-non-vino. «I vini di qualità», avverte la FONDAZIONE UMBERTO VERONESI di Milano, «dovrebbero essere fatti solamente con materie prime naturali, sfruttando l’ordinaria fermentazione alcolica, senza aggiunte: proprio quel che non è possibile per fabbricare il vino dealcolato». Più chiaro di così!

 Il timore è che una scarsa o errata conoscenza delle reali valenze del vino dealcolato contribuisca ad avvicinare al beverage una nuova domanda: preocemente e acriticamente, equivocando cioè, sulla generica e semplicistica tolleranza per gli analcolici in genere, scambiandola per una sorta di via-libera da parte degli adulti al complesso mondo dell’alcol-fattore-di-socialità o strumento di autonomia, di indipendenza, di conquista di libertà. Giustificato allora il mio “”rosso” di… vino””, che non vuole limitarsi a tipicizzare cromaticamente la bevanda degli dei; ma a rilevarne, tramite l’iconico colore delle spie luminose nei games, il pericolo implicito. Anche in quelle popolazioni, che, per ragioni religiose, bandiscono l’alcol  – mercato da grande business –  e vorrebbero sostituirlo con alcunché di analogo: appunto, il vino senza etanolo, in odore  – un po’ com’è per la birra analcolica –  di manufatto artigianale, quasi da santificare.

D’altronde, la storia del vino è patrimonio di civiltà. Ciò nonostante, va osservato con Charles BUKOWSKI (1920 – 1994), lo scrittore, poeta e sceneggiatore consumato da droghe, sregolatezze ed alcol: «Quando sei felice bevi per festeggiare. Quando sei triste bevi per dimenticare, e quando non hai nulla per esser triste o essere felice, bevi per far accadere qualcosa…».

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