Victoria Guerrero Peirano è una poetessa, scrittrice e critica letteraria peruviana, nota per la sua voce poetica potente e provocatoria, attraverso la quale esplora temi sociali, politici e femministi. La sua opera è intrisa di un forte impegno civile e di un profondo senso di giustizia, caratteristiche che emergono in molti dei suoi testi.
La poesia di Guerrero Peirano si distingue per il suo linguaggio diretto e senza compromessi, che sfida le convenzioni e richiama l’attenzione su ingiustizie e disuguaglianze. Nei suoi versi, l’autrice affronta temi come la violenza contro le donne, le problematiche sociali del suo paese e la lotta per l’identità e la dignità, costruendo immagini che colpiscono il lettore per la loro sincerità e crudezza.
Uno dei tratti distintivi della sua poetica è l’intersezione tra personale e politico. Guerrero Peirano spesso si rivolge a figure femminili, passate o contemporanee, dove l’impegno politico e il desiderio di dar voce a chi non può parlare esplorano la complessità dell’essere donna in un contesto latinoamericano, evidenziando le difficoltà e le sfide che questo comporta, senza mai scadere nel vittimismo. La sua poesia non è solo uno strumento di espressione, ma anche un mezzo di lotta e resistenza, in cui le parole diventano armi contro l’oppressione.
Come saggista e critica, ha contribuito in modo significativo al panorama culturale e letterario dell’America Latina, con riflessioni profonde sulla letteratura e sul ruolo della poesia come veicolo di cambiamento. La sua capacità di unire poesia e impegno sociale l’ha resa una voce influente e rispettata, non solo in Perù ma in tutto il mondo ispanoamericano.
Nelle sue opere, come Ya nadie incendia el mundo e Berlin, Guerrero adopera un linguaggio tagliente e privo di retorica, in grado di esprimere sia vulnerabilità che forza. La sua scrittura è caratterizzata da un’urgenza emotiva che si intreccia con temi politici, unendo il personale con il sociale in versi spesso intensi e provocatori, una voce autentica capace di trascendere i confini geografici per parlare all’esperienza umana in tutta la sua complessità.
Nata aLima, Perù, 1971. Insegnante, poetessa e attivista. Dottorato di ricerca in Letteratura all’Università di Boston e Master in Studi di Genere. Ha recentemente pubblicato il saggio ibrido Y la muerte no tendrá dominio ( 2019). È autrice dei chapbook poetici Diary of a Proletarian Seamstress (2019) e In a World of Abdications (2016), e del chapbook bilingue And the Owners of the World No Longer Fear Us(Anna Rosenwong, trad., 2016), nonché della novella breve A Hit of the Dice (un romanzo sentimentale piccolo-borghese) ( 2014 e 2015). La sua opera poetica scritta tra il 2002 e il 2012 è apparsa con il titolo Documentode barbarie (2013), che ha vinto il Premio ProArt 2015. Dirige la casa editrice indipendente Intermezzo Tropical ed è ricercatrice del progetto Mapa de Escritoras Peruanas. Attualmente insegna alla Pontificia Universidad Católica del Perú.

La morte era una notizia quotidiana
1.
“Ora so come i volti svaniscono,
come il terrore si annidi sotto le palpebre”, scriveva Anna, Anna Akhmatova.
Vi rendete conto di questa sofferenza?
Mentre la leggo, rimango rigidamente a letto.
Lei, Anna, ha il figlio in Siberia. Ha mangiato le sue poesie. L’ha memorizzato.
Vorrei essere lì e offrirgli un mazzo di fiori.
memorizzare una sua poesia
alzarmi da questo letto e dirle “Anna, sono con te”.
2.
Una donna si avvicina ad Anna nella coda della prigione di Leningrado. Oggi San Pietroburgo.
“E tu, puoi descrivere questo?
E io risposi:
-“Posso”.
E lei lo fece. E ha scritto “Requiem”2
per lei, per la donna che glielo aveva chiesto e per tutti loro.
Poi andò a bere qualcosa nel “barbone del cane”, quel sotterraneo
quella cantina dove i poeti ridevano malinconicamente
nei tempi duri del regime sovietico
3.
Anna: “Come le mogli dei padroni di casa di Pietro il Grande, io starò sulla Piazza Rossa a ululare
sulla Piazza Rossa e ululerò sotto le torri del Cremlino”.
La donna: Quando mi alzerò da questo letto?
Quando
prenderò una matita e inizierò a scrivere?
Ne sarò capace?
In tempi difficili la poesia dirà qualcosa?
Lo farà?
E se dirà qualcosa, come lo dirà?
Avvelenato come sono ora?
Potrò ululare?
4.
La scrittura è cancellata
Con un colpo di spugna
Cancellare
Pensavo di poterla stringere a me
Che fosse una strana bellezza
Con una verità sempre scomoda
Ma non è così
Svanisce presto
Non fa male a nessuno
Oggi non ho bisogno di usare la mia memoria
Né di ingoiare poesie altrui per quelle di qualcun altro
Mi trascinano in minacciosi sotterranei
o di condurmi in esilio su un’isola di guano
Conservo tutto in dispositivi elettronici
Trame programmate nelle prime ore del mattino in chat impenitenti
E l’autocorrezione sempre pronta a rovinarmi
La mia rovina
5.
La guerra è finita – così dicono
Ai tempi della guerra
Camminavo lungo i viali e le piazze
Andavo alle recite
La guerra apparteneva ad altri
Non c’era luce
Non c’era acqua
La testa corrotta
La guerra era nei notiziari
Nei giornali e nelle immagini
Sanguinando
Dalla TV
La morte era una notizia quotidiana
Ma mai una novità
Prigioni piene
Madri ai piedi delle prigioni
Non ti hanno rapito
Non ti hanno violentato
Non ti hanno portato via il tuo bambino
Non hai sposato il tuo abusatore
(o forse sì? I tempi cambiano)
Ma perché oggi si vede
la guerra nei nostri cuori
come immagini che non si spengono?
6.
Nella sua mente c’è una guerra
La Siberia è un’enorme tela
Come in Cile c’era il deserto
Il mare in Argentina
I letti dei fiumi in Perù
Queste sono le tele della nostra adolescenza.
7.
Quando mi alzerò da questo letto
Quando questa donna non sarà più malata
Quando il terrore non si anniderà più
Quando saprò chi ci sta guardando
Noi ruggiremo come te
Anna
Con dolore e bellezza






