Attualità & Amarcord
(La Rivista della Domenica n. 172)
“TERAMO, SEQUESTRO DELFICO”: APPELLO DI PADRI E FIGLI CONTRO UN’EMERGENZA RITENUTA DEVASTANTE
Il colpo è stato inatteso e troppo forte. Lo hanno già detto e ripetuto in molti: il sequestro del Liceo Convitto Delfico ha avuto l’effetto d’una bomba devastante. Con danni incalcolabili e soluzioni imprevedibili. In un sol colpo rasi al suolo tutti i molteplici “parametri” che hanno fatto storia, formando generazioni di giovani per i quali, il Delfico, rappresentava il ponte sicuro verso il futuro. Chiudere quella casa con una via già tracciata, è come perdersi in una selva oscura senza uscita.
Così come ribadito da centinaia di cittadini, che hanno scritto una lettera-appello alle massime autorità<salvaredelficoryanTE@gmail.com>. Per sollecitare soluzioni urgenti e serie, anche per suggerire tempi e modalità d’intervento. Non solo per restituire a 1200 studenti la loro casa, soprattutto per risollevare un’intera comunità da un’emergenza che ha riportato indietro di qualche secolo la lancetta del progresso. Comunque finirà, tutto dipenderà dal processo che stiamo facendo al passato, al presente e al futuro della nostra città. Dove, avendo toccato il fondo, un esame di coscienza collettivo si impone.
Siamo tutti chiamati a ricostruire la “governance” d’una città-territorio in emergenza, dove l’obiettivo primario è fare spazio a meriti e competenze delle nuove leve. Panfilo Gentile, un grande italiano, diceva che “ai giovani bisogna dare una guerra o una rivoluzione”. Per il nostro futuro, ora la “rivoluzione” c’è” e basta offrire almeno una ragione a tutti coloro che desiderano restare fra le mura di questa città universitaria e turistica, dove c’è tutto da fare, cominciando dall’identikit di chi mettere in campo per non ripetere il “già visto”.
Inutile cercare i nuovi De Gasperi o personaggi del suo calibro che conoscevano, non solo attraverso i libri, il Paese che volevano governare. Puntiamo su persone che, con senso dello Stato, sanno gestire bene e correttamente le cose della pubblica amministrazione e delle istituzioni. Fra le mura d’Interamnia abbiamo avuto persone brave che hanno guidato il Palazzo mai a tempo pieno, svolgendo anche una regolare attività professionale.
Adesso il dilettantismo non è più ammesso e mal si concilia con il lavoro assorbente di una città capoluogo, che deve misurarsi con le sfide del futuro. Ciò che si riuscirà a fare si concretizzerà solo se si possa contare su una squadra efficiente, pronta a uscire dal recinto municipale, munita di strumenti e mezzi adeguati.
Consapevoli che il nuovo corso della politica e dello sviluppo cammina e avanza, partendo proprio dalle città, archiviati i residui del passato anche recente, tramontati i partiti e le ideologie, adesso aspettiamo gli uomini-alfa, che non trascurino il micro nella sua relazione con il macro, che sappiano operare per la valorizzazione e la tutela delle realtà locali. In nome di nuovismo e globalizzazione, neologismi che alimentano le speranze (e le delusioni) di questo nostro tempo.






